Daniele Rinaldi si alzò così bruscamente che la sedia rotolò all'indietro e andò a sbattere contro la parete di vetro alle sue spalle.
Nessuno rise. Nessuno si mosse.
Per alcuni secondi, l'unico suono nella sala del consiglio fu il respiro lieve di Rosa contro la mia spalla e il lontano brusio del traffico di Milano, molti piani più in basso. La città continuava a vivere come se non fosse accaduto nulla di importante, come se un matrimonio non si stesse spezzando davanti a tutti, in una stanza piena di legno lucido, abiti costosi e documenti legali preparati con cura.
Le labbra di Daniele si schiusero, ma non uscì alcuna parola.
Il suo avvocato, un uomo dai lineamenti affilati di nome Vittorio Sala, fu il primo a riprendersi. «Signora Rinaldi, questa è una riunione privata.»
«Anche la mia gravidanza lo era», dissi piano. «A quanto pare abbastanza privata da non essere mai arrivata alle orecchie di mio marito.»
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Divertimento






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