Marco continuò a fissare Serena senza rispondere. Fuori dalle finestre del salotto, il lago sembrava una superficie nera attraversata dalle luci lontane delle case sulla riva. Dal piano inferiore arrivava appena il rumore degli invitati, voci soffocate e qualche passo nel corridoio. La festa era ancora lì, sospesa, ma per noi il matrimonio sembrava appartenere a un'altra giornata, a un'altra famiglia.
«Papà.» Giulia fece un passo verso Marco. «Ti ho fatto una domanda.»
Lui passò una mano sul viso.
«Il 17 marzo 1999 Paolo ebbe un incidente.»
Serena abbassò gli occhi.
«Che tipo di incidente?» domandò Andrea.
«Un incidente d'auto. Stavamo tornando da Bellagio. Io guidavo.»
Giulia lo fissò. «Eravate insieme?»
«Io, Serena e Paolo.»
Marco si sedette lentamente. Sembrava invecchiato di dieci anni in pochi minuti.
«Avevamo litigato quella sera. Paolo voleva andarsene da Como. Disse che non avrebbe più sopportato di vivere così.»
«Così come?» chiesi.
Marco guardò Serena. «Innamorato della donna del suo migliore amico.»
Nessuno parlò.
Giulia si voltò verso sua madre.
Serena non negò.
Marco continuò. «Sapevo che Paolo era innamorato di lei. Quello che non sapevo era se Serena lo ricambiasse. Quella sera li affrontai. Poi salimmo in macchina. Pioveva. Guidavo troppo velocemente. Paolo continuava a urlarmi di fermarmi.»
La voce gli si spezzò.
«Persi il controllo.»
Giulia portò una mano alla bocca.
«Paolo rimase gravemente ferito. Passò settimane in ospedale. Quando uscì, sparì. Serena mi disse che aveva scelto di tagliare ogni rapporto con noi.»
«E tu le hai creduto?» domandai.
Marco annuì.
Serena finalmente parlò. «Perché era vero.»
«No», dissi.
Tutti si voltarono verso di me.
Avevo tenuto per settimane una parte di quella conversazione con Paolo dentro di me. Non perché volessi proteggere Serena. Volevo essere sicura che fosse vera.
«Quando ho incontrato Paolo a Milano, mi ha raccontato una versione diversa.»
Serena avanzò verso di me. «Non sai niente di quello che è successo.»
«So che non è sparito per sua scelta.»
Marco sollevò lo sguardo.
«Che cosa significa?»
Presi il telefono e cercai un file. Durante il nostro incontro Paolo mi aveva consegnato fotografie e copie di alcuni documenti. Avevo passato giorni a verificare date e nomi prima di decidere che non potevo affrontare Marco senza prove.
Mostrai loro la scansione di una lettera.
«Questa fu spedita da Paolo a Serena nell'aprile del 1999.»
Marco lesse velocemente. Poi guardò Serena.
«Gli hai risposto.»
Serena rimase immobile.
Giulia prese il telefono.
Nella risposta, Serena chiedeva a Paolo di non cercarla più. Gli scriveva che Marco non avrebbe mai saputo ciò che era successo tra loro e che la bambina che aspettava avrebbe avuto una famiglia.
Giulia smise di leggere.
«La bambina.»
Serena chiuse gli occhi.
«Eri incinta di me.»
Non era una domanda.
«Sì.»
Giulia appoggiò il telefono sul tavolo.
«Allora dimmelo adesso. Paolo era tuo amante?»
Serena rimase in silenzio così a lungo che la risposta divenne evidente prima ancora che parlasse.
«Una volta.»
Marco si alzò di scatto.
«Una volta?»
«Eravamo confusi. Tu lavoravi continuamente. Io e Paolo—»
«Non dare la colpa al mio lavoro.»
«Non lo sto facendo!»
«Ventisette anni, Serena. Per ventisette anni ho creduto che fosse stato soltanto innamorato di te.»
Giulia si mise tra loro.
«Basta!»
Entrambi tacquero.
Lei guardò Serena.
«Voglio sapere una sola cosa. Quando sei rimasta incinta, sapevi chi fosse mio padre?»
Serena cominciò a piangere.
«Credevo fosse Marco.»
«Credevi?»
Quella parola spezzò qualcosa.
Giulia si appoggiò al tavolo mentre Andrea le prendeva delicatamente la mano.
«Quindi potrebbe essere Paolo.»
«Non lo so.»
Marco si voltò verso la finestra.
Vederlo così mi fece male. Per nove anni avevo conosciuto un uomo sicuro del proprio posto nel mondo. Adesso una sola frase aveva messo in discussione ventisette anni della sua vita.
Mi avvicinai.
«Marco.»
Lui scosse la testa. «Non adesso, Laura.»
Mi fermai.
Giulia osservò la madre. «È per questo che Paolo è tornato?»
Serena esitò.
«In parte.»
«E il prestito?»
«Era reale.»
«Ma non era tutta la storia.»
Serena abbassò lo sguardo.
«No.»
Giulia lasciò andare la mano di Andrea. «Allora qual era il resto?»
Serena si sedette. Quando parlò di nuovo, la sua voce era quasi un sussurro.
«Paolo è tornato tre anni fa. Mi disse che voleva conoscerti.»
Marco si voltò.
«Tre anni?»
«Gli ho chiesto di lasciarti stare. Avevi la tua vita. Marco era tuo padre in ogni modo che contasse.»
«E Paolo cosa fece?»
«Accettò. Almeno credevo.»
Qualcosa non tornava.
«Perché allora il prestito?» domandai.
Serena mi guardò.
«Non era soltanto un prestito.»
La stanza tornò immobile.
«Gli servivano soldi per salvare la sua attività, sì. Ma io gli diedi la garanzia perché in cambio mi promise che avrebbe smesso di cercare Giulia.»
Marco la fissò incredulo. «Hai comprato il suo silenzio.»
«Ho protetto nostra figlia.»
«No», disse Giulia. «Hai protetto il tuo segreto.»
Serena scoppiò a piangere.
Giulia si voltò verso di me.
«Quando hai incontrato Paolo, ti ha detto se era mio padre?»
«Mi ha detto che non lo sapeva.»
«E non ha mai fatto un test?»
Scossi la testa.
«Disse che Serena si era sempre rifiutata.»
Giulia guardò sua madre.
Questa volta non c'era rabbia nel suo volto. Solo una stanchezza terribile.
«Allora lo faremo.»
Serena sollevò bruscamente la testa. «Cosa?»
«Un test del DNA.»
Marco chiuse gli occhi.
Giulia gli si avvicinò.
«Qualunque cosa dica quel test, tu sei mio padre.»
Marco la guardò.
Lei lo abbracciò.
Per qualche secondo nessuno parlò. Marco le strinse la nuca come aveva probabilmente fatto quando era bambina e vidi le sue spalle tremare. Persino Serena distolse lo sguardo.
Pensai che almeno una verità fosse finalmente emersa.
Mi sbagliavo.
Il telefono di Giulia vibrò sul tavolo.
Numero sconosciuto.
Lei guardò lo schermo.
Era arrivato un messaggio.
“Prima di fare qualsiasi test, chiedi a Laura perché Paolo l'ha incontrata davvero. Non erano i debiti di Serena il motivo.”
Giulia sollevò lentamente gli occhi verso di me.
«Laura?»
Sentii il sangue gelarmi.
Un secondo messaggio apparve.
Questa volta conteneva una fotografia scattata sei settimane prima davanti al ristorante di Milano. Paolo mi stava consegnando una cartellina blu.
Sotto c'erano soltanto cinque parole.
“Chiedile cosa c'è dentro.”
Marco guardò me.
Poi la mia borsa.
Non dissi nulla.
Perché quella cartellina era ancora lì dentro.
E conteneva qualcosa che Paolo mi aveva proibito di mostrare a Giulia finché non fossi stata assolutamente certa che fosse autentico: un documento sul quale non compariva il nome di Marco.
Ma nemmeno quello di Paolo.







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