Divertimento

Mia Suocera Mi Strappò Il Velo Davanti All’Altare E Gridò: «Questo Matrimonio Non Si Farà.» Poi Mio Marito Rivelò Il Segreto Che Nascondeva Da Trent’Anni

«È l’uomo che Alessandro stava cercando quando è scomparso.»

Guardai la fotografia tra le mie dita. Andrea Moretti sembrava avere poco più di trent’anni quando era stata scattata. Capelli scuri, camicia chiara, un sorriso appena accennato. Lucia gli stava accanto, ma non sorrideva. Dietro di loro si vedeva l’ingresso di un edificio e, nell’angolo inferiore della fotografia, una data: settembre 1994.

Pochi mesi prima della mia nascita.

«Perché Alessandro cercava Andrea?» domandai.

Carlo non rispose.

«Papà.»

Pronunciare quella parola mi fece male. Non perché avessi smesso di considerarlo mio padre, ma perché ormai non sapevo più quale parte dell’uomo davanti a me fosse stata reale e quale costruita su trent’anni di silenzi.

«Andrea lavorava per Vittorio», disse finalmente. «Era il suo consulente legale.»

Matteo aggrottò la fronte. «Non ho mai sentito quel nome.»

«Tuo nonno si assicurò che nessuno lo sentisse più.»

Lucia raccolse nervosamente i documenti caduti. «Carlo, basta.»

Le strappai quasi la cartellina dalle mani.

«No. Basta lo dico io.»

Dentro trovai lettere, ricevute, vecchie fotografie. Non comprendevo ancora il loro significato, ma capii che Lucia non aveva conservato soltanto ricordi. Aveva costruito un archivio.

«Da quanto tempo indaghi su Alessandro?»

«Dal 2008.»

«Diciotto anni.»

Lucia abbassò gli occhi.

«E non hai trovato niente?»

«Ho trovato troppo.»

Quella risposta mi gelò.

Matteo prese la fotografia di Andrea. «Cosa significa la corrispondenza del laboratorio?»

«Non lo so.»

«Mamma.»

«Non lo so davvero.»

Questa volta le credetti, almeno in parte. Ma c’era ancora paura nel suo sguardo.

Mia madre, rimasta quasi immobile fino a quel momento, si avvicinò.

«Io voglio sapere una cosa sola.»

Guardò Lucia.

«Alessandro sapeva che ero incinta?»

Lucia chiuse gli occhi.

«Sì.»

Anna barcollò.

Carlo cercò di sostenerla, ma lei gli respinse la mano.

«Mi avevi detto che era scomparso prima che potessi comunicarglielo.»

«Anna, ascoltami.»

«Tu sapevi che lui sapeva.»

Carlo non riuscì a negarlo.

Mia madre gli diede uno schiaffo.

Il rumore attraversò la sala.

«Mi hai lasciato piangere un uomo che credevo morto. Mi hai lasciato crescere nostra figlia credendo che non avesse mai saputo della sua esistenza.»

Carlo rimase immobile.

«Perché?»

«Perché Alessandro voleva portarti via.»

«Era il padre di mia figlia!»

«Non ne avevamo la certezza.»

«E quindi hai deciso tu?»

Vidi Carlo spezzarsi. Non cercò più di difendersi.

«Avevo paura di perdervi entrambe.»

Quelle parole non lo assolsero. Ma per la prima volta vidi la ragione umana dietro la menzogna: paura, gelosia, amore trasformato in possesso.

«Che cosa fece Alessandro?» chiesi.

Carlo guardò me.

«Venne da me quando Anna era al settimo mese. Disse che aveva scoperto qualcosa sulla propria nascita e che doveva trovare Andrea. Mi chiese di proteggere tua madre finché non fosse tornato.»

Mia madre impallidì.

«Proteggermi da chi?»

Carlo guardò Lucia.

«Da Vittorio.»

Matteo serrò la mascella. «Perché mio nonno avrebbe dovuto minacciare Anna?»

«Non Anna. Il bambino.»

Istintivamente portai una mano al petto.

Io.

«Perché?»

Carlo scosse la testa. «Alessandro non me lo spiegò. Disse soltanto che se quello che aveva scoperto era vero, la nascita di Giulia avrebbe cambiato qualcosa nella famiglia Rinaldi.»

«L’eredità?» domandò Matteo.

Lucia alzò improvvisamente gli occhi.

Aveva colpito nel segno.

Matteo la vide.

«Era per i soldi?»

«Non soltanto.»

Lucia prese dalla cartellina un foglio piegato quattro volte.

«Questo arrivò sei mesi dopo la morte di mio padre.»

«Quindi dopo il 2008?»

«Nel 2010.»

Me lo porse.

Era una fotocopia di una pagina testamentaria.

Lessi lentamente.

Vittorio Rinaldi aveva creato molti anni prima un fondo familiare legato alle quote dell’azienda. Ma una clausola stabiliva che una parte delle quote sarebbe passata ai discendenti biologici di una persona indicata soltanto con le iniziali A.M.

«Andrea Moretti?» chiesi.

«Lo pensai anch’io.»

Matteo prese il foglio. «Perché mio nonno avrebbe lasciato quote della nostra azienda ai discendenti del suo avvocato?»

Lucia scosse la testa. «È quello che Alessandro cercava di capire.»

Mi tornò in mente la telefonata del laboratorio.

Una corrispondenza inattesa.

Andrea Moretti.

«E se Alessandro fosse figlio di Andrea?»

Nessuno rispose.

«Avrebbe senso», continuai. «Avete appena detto che Alessandro non era figlio biologico di Vittorio. Se Andrea fosse suo padre...»

«No», disse Carlo.

«Perché no?»

«Perché Andrea aveva soltanto ventun anni quando Alessandro nacque.»

«È possibile.»

«Non è questo.»

Carlo si passò una mano sul volto.

«Andrea non era un estraneo per Vittorio.»

Lucia lo fissò.

«Carlo, come fai a sapere tutte queste cose?»

Quella domanda lo bloccò.

Mi accorsi che anche Lucia aveva finalmente cominciato a dubitare di lui.

«Tu hai sempre detto di conoscere Andrea soltanto attraverso Alessandro», continuò lei.

Carlo rimase in silenzio.

«Carlo?»

Lui guardò verso gli invitati.

Sembrava improvvisamente ricordarsi che ottanta persone stavano assistendo alla distruzione di quattro vite.

Poi guardò il sacerdote.

«Dobbiamo continuare questa conversazione in privato.»

«No», dissi. «Prima mi dici chi era Andrea.»

Carlo aprì la bocca.

Il telefono di Matteo vibrò di nuovo.

Questa volta era un messaggio.

Lo lesse.

Poi me lo mostrò.

Laboratorio Genetica Toscana: il soggetto Andrea Moretti ha autorizzato la condivisione della corrispondenza genealogica. Contattateci con urgenza.

Sentii lo stomaco chiudersi.

«Ha autorizzato?»

Matteo annuì lentamente.

«Significa che Andrea è vivo.»

Lucia afferrò il telefono.

«Impossibile.»

«Perché?»

«Perché avrebbe quasi ottant’anni.»

«Questo non significa che sia morto.»

Matteo richiamò immediatamente il laboratorio e attivò il vivavoce.

Una donna rispose.

«Signor Rinaldi, abbiamo ricevuto l’autorizzazione del signor Moretti. Possiamo comunicarle il grado di compatibilità.»

«Dica.»

Ci guardammo tutti.

«Il campione attribuito a Giulia Bianchi presenta una relazione biologica diretta con il signor Andrea Moretti.»

Il cuore cominciò a martellarmi.

«Diretta cosa significa?»

«Il signor Moretti non è suo padre.»

Una parte di me provò sollievo.

Poi la donna continuò.

«I risultati sono compatibili con una relazione nonno-nipote.»

Guardai la fotografia.

Andrea poteva essere mio nonno.

Quindi uno dei suoi figli poteva essere mio padre.

Alessandro.

«Allora Alessandro era figlio di Andrea», sussurrai.

«È altamente compatibile con i dati disponibili», rispose la donna. «Ma c’è un elemento che dovete conoscere.»

«Quale?»

«Il signor Moretti ha chiesto che Giulia riceva un documento prima di effettuare qualsiasi ulteriore test.»

«Che documento?»

Ci fu una breve pausa.

«Una dichiarazione registrata da Alessandro.»

Mia madre soffocò un singhiozzo.

«Quando?»

«Non posso comunicarvelo. Il signor Moretti vi aspetta personalmente.»

«Dove?» chiesi.

La donna ci fornì un indirizzo sulle colline sopra Fiesole.

Lucia si lasciò cadere su una sedia.

Conosceva quel posto.

Lo vidi immediatamente.

«Ci sei già stata.»

Lei non rispose.

«Lucia.»

«Quella casa apparteneva alla mia famiglia.»

Matteo la fissò. «Quale casa?»

«La villa dove Alessandro trascorse l’ultima notte prima di sparire.»

Carlo diventò pallido.

Troppo pallido.

Lo guardai.

«Tu eri lì.»

Non rispose.

«Eri lì quella notte, vero?»

Carlo sollevò lentamente gli occhi.

«Sì.»

Mia madre fece un passo indietro.

«Mi avevi detto che l’ultima volta che avevi visto Alessandro era stata una settimana prima.»

Carlo abbassò lo sguardo.

«Ho mentito.»

«Che cosa è successo quella notte?»

«Litigammo.»

«Per cosa?»

Carlo guardò me.

«Per te.»

Il mio respiro si fermò.

«Alessandro voleva tornare da Anna. Voleva riconoscerti appena fossi nata. Io gli dissi che non glielo avrei permesso.»

Mia madre lo fissava con gli occhi pieni di lacrime.

«E poi?»

Carlo serrò la mascella.

«Poi arrivò Andrea.»

Lucia si alzò di scatto.

«Andrea era lì?»

Carlo annuì.

«E Vittorio?»

«Anche lui.»

La paura sul volto di Lucia diventò qualcosa di diverso.

Comprensione.

«Dio mio.»

«Che cosa?» domandò Matteo.

Lucia guardò la vecchia fotografia, poi Carlo.

«Adesso capisco perché Alessandro è scomparso.»

«Perché?»

Lucia si voltò verso di me.

«Perché quella notte scoprì chi era veramente suo padre.»

«Andrea.»

Lucia scosse lentamente la testa.

«No.»

Sentii un brivido attraversarmi.

«Ma il test dice che Andrea è mio nonno.»

«Lo è.»

«Allora se Alessandro è mio padre...»

«Andrea dovrebbe essere suo padre», concluse Lucia. «Ma non lo era.»

Nessuno parlò.

«Come può essere entrambe le cose?»

Lucia mi guardò con gli occhi pieni di paura.

«Perché stiamo facendo la domanda sbagliata.»

«Qual è quella giusta?»

Lucia indicò il messaggio del laboratorio.

«Non dobbiamo chiederci chi fosse il padre di Alessandro.»

Fece una pausa.

«Dobbiamo scoprire chi era sua madre.»

Carlo chiuse gli occhi.

E in quel preciso momento capii che lui conosceva già la risposta.

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