Per qualche secondo rimasi immobile con la busta tra le mani. Sentivo il fruscio degli alberi oltre le grandi finestre della villa, il respiro trattenuto degli invitati, persino il lieve tremore del foglio sotto le mie dita. Nessuno parlava. Il sacerdote aveva abbassato lo sguardo, come se persino lui avesse capito che quella cerimonia non poteva andare avanti finché non avessi scoperto cosa Lorenzo stava cercando disperatamente di nascondermi.
«Camilla.» La sua voce arrivò bassa, quasi supplichevole. «Dammi quella lettera.»
Lo guardai.
Non riconoscevo l'uomo davanti a me. Pochi minuti prima aveva sorriso mentre mi prendeva la mano davanti all'altare. Aveva gli occhi lucidi per l'emozione, o almeno così avevo creduto. Adesso invece aveva il volto teso, le labbra rigide e una paura così evidente da farmi sentire freddo nonostante fosse una luminosa giornata di giugno.
«Perché?» domandai.
Lorenzo fece un passo verso di me.
Anna si mise immediatamente tra noi.
«Non provare a toccarla.»
«Mamma, basta.»
«No. Basta l'hai detto tu tre giorni fa, quando hai preso questa lettera e mi hai chiesto di dimenticare di averla vista.»
Un mormorio attraversò gli invitati.
Mi voltai verso Anna.
«Tu l'hai letta?»
Lei esitò.
Quell'esitazione mi fece ancora più paura.
«Solo una parte.»
Abbassai gli occhi sulla busta e la aprii.
Il rumore della carta strappata sembrò assurdamente forte.
Dentro c'erano tre fogli e una fotografia.
La fotografia cadde per prima.
Si posò sul pavimento bianco della terrazza, vicino alla punta della mia scarpa.
Mi chinai lentamente e la raccolsi.
Ritraeva Lorenzo.
Era più giovane, forse di cinque o sei anni, ma non c'era alcun dubbio. Accanto a lui c'era una donna dai capelli scuri che non avevo mai visto. Lorenzo le teneva un braccio intorno alla vita. Lei sorrideva verso l'obiettivo.
Ma non fu quello a farmi mancare il respiro.
Fu ciò che Lorenzo teneva nell'altra mano.
Un certificato.
Sulla fotografia si riusciva a leggere soltanto una parte della scritta.
COMUNE DI SIENA.
E sotto, due nomi.
LORENZO BARDI.
ELISA MORETTI.
«Chi è Elisa?»
Lorenzo chiuse gli occhi.
Anna non disse nulla.
«Chi è Elisa?» ripetei.
«Camilla, ascoltami.»
«Rispondi.»
Lui passò una mano tra i capelli.
«È complicato.»
Risi.
Non perché ci fosse qualcosa di divertente, ma perché improvvisamente quella frase mi sembrò la cosa più assurda che potesse dire un uomo davanti alla donna che stava per sposare.
«Siamo davanti all'altare, Lorenzo. Credo che il momento delle cose complicate sia arrivato.»
Aprii il primo foglio.
Non era una lettera romantica.
Era una comunicazione di uno studio legale di Siena.
Lessi le prime righe.
Poi dovetti ricomininciare da capo perché il mio cervello si rifiutava di dare un senso alle parole.
Gentile Signora Ferri,
la contattiamo in relazione alla posizione personale del Signor Lorenzo Bardi e a documentazione civile precedentemente depositata presso il Comune di Siena.
Sentii qualcosa stringermi lo stomaco.
Continuai.
Il documento parlava di una richiesta di verifica dello stato civile di Lorenzo, presentata settimane prima da una donna di nome Elisa Moretti.
Poi arrivai alla frase che mi fece sollevare immediatamente lo sguardo.
Alla data della presente comunicazione risulta ancora pendente una procedura relativa allo scioglimento del precedente vincolo matrimoniale.
Il foglio tremò.
«Precedente vincolo matrimoniale?»
Nessuno rispose.
Guardai Lorenzo.
«Tu sei stato sposato?»
«Sì.»
La parola cadde tra noi come una pietra.
Mia madre, seduta in seconda fila, portò una mano alla bocca.
Mio padre si alzò.
«Camilla.»
Alzai una mano verso di lui senza voltarmi.
Non volevo che nessuno mi toccasse.
Non ancora.
«Quando?» domandai.
Lorenzo abbassò lo sguardo.
«Avevo ventiquattro anni.»
«E perché non me l'hai mai detto?»
«Perché è durato poco. Meno di un anno. Eravamo giovani, abbiamo fatto un errore.»
«Un matrimonio non è un dettaglio che dimentichi di raccontare alla donna che frequenti da quattro anni.»
«Lo so.»
«No, non lo sai.»
Mi accorsi di stare stringendo la fotografia così forte da averne piegato un angolo.
Guardai di nuovo la lettera.
C'era ancora qualcosa che non tornava.
Una procedura pendente.
«Avete divorziato oppure no?»
Lorenzo non rispose.
Fu Anna a parlare.
«Lui credeva di sì.»
Mi voltai verso di lei.
«Credeva?»
Anna respirò profondamente.
«La separazione è stata avviata. Ma Elisa è partita poco dopo. Ci furono problemi con alcuni documenti.»
Lorenzo la interruppe.
«Mamma.»
«Se continui a raccontarle metà della verità, lo farò io.»
Lui la guardò con una rabbia che non gli avevo mai visto.
«Non sai tutto.»
Anna lo fissò.
«So abbastanza.»
Ripresi a leggere.
Secondo lo studio legale, alcune pratiche risalenti a sei anni prima non risultavano completate correttamente. Elisa aveva quindi richiesto una verifica formale prima del mio matrimonio con Lorenzo.
Significava che esisteva almeno la possibilità che l'uomo davanti a me fosse ancora legalmente sposato.
Mi sentii improvvisamente stupida.
Ripensai alle ultime settimane. Alle telefonate che Lorenzo interrompeva appena entravo in una stanza. Ai suoi viaggi improvvisi a Siena che aveva sempre giustificato con riunioni di lavoro. Alle tre notti del mese precedente in cui era tornato tardi dicendo che un cliente aveva avuto problemi con un contratto.
«Da quanto lo sai?»
«Tre settimane.»
Non tre giorni.
Tre settimane.
Guardai Anna.
Lei sembrò sorpresa.
«Mi avevi detto che lo avevi scoperto quando è arrivata la lettera.»
Lorenzo rimase immobile.
Un altro pezzo del pavimento sotto i miei piedi sembrò scomparire.
«Tre settimane fa cosa hai scoperto esattamente?»
Lui non rispose.
«Lorenzo.»
«Che Elisa aveva riaperto la pratica.»
«E sei andato a Siena?»
Silenzio.
«Quante volte?»
«Due.»
Pensai alle sue assenze.
Erano state più di due.
«Stai mentendo anche adesso.»
«No.»
«Sei stato a Siena almeno quattro volte.»
Lorenzo impallidì.
Fu una reazione minuscola.
Ma la vidi.
Anna la vide.
E probabilmente metà degli invitati la vide.
Aprii il secondo foglio.
Quello non proveniva dallo studio legale.
Era scritto a mano.
La grafia era sottile, leggermente inclinata.
In alto c'era una sola frase.
Camilla, non so cosa Lorenzo ti abbia raccontato di me, ma prima di sposarlo devi conoscere anche l'altra parte della storia.
Il mio cuore accelerò.
Sotto c'erano altre righe, ma Lorenzo fece improvvisamente un passo avanti.
«Quella non leggerla qui.»
«Perché?»
Questa volta nei suoi occhi non vidi soltanto paura.
Vidi vergogna.
«Perché Elisa non ti ha scritto soltanto del matrimonio.»
Abbassai lentamente gli occhi sulla pagina.
Lessi altre tre righe.
Poi mi fermai.
Elisa raccontava che lei e Lorenzo si erano rivisti negli ultimi mesi.
Non per caso.
Non soltanto per sistemare il divorzio.
Si erano incontrati perché esisteva qualcosa che Lorenzo non aveva mai raccontato né a me né, apparentemente, nemmeno a sua madre.
Sollevai gli occhi.
«Anna.»
Lei sembrava confusa.
«Cosa?»
Le mostrai la pagina.
«Tu questa parte l'hai letta?»
Scosse lentamente la testa.
«No.»
Guardai Lorenzo.
Per la prima volta da quando lo conoscevo lo vidi completamente senza difese.
Continuai a leggere.
Una riga.
Poi quella successiva.
Alla terza sentii il sangue abbandonarmi il viso.
Elisa aveva scritto:
Non ti sto chiedendo di credere a me. Voglio soltanto che tu chieda a Lorenzo perché, negli ultimi sei anni, ha continuato a versare ogni mese denaro su un conto intestato a nostro figlio.
Alzai lentamente lo sguardo verso l'uomo che stavo per sposare.
Anna fece un passo indietro.
«Nostro... figlio?»
Lorenzo non rispose.
Fu allora che capii una cosa ancora peggiore.
Anna non conosceva quel segreto.
E se perfino sua madre, la donna che aveva interrotto il nostro matrimonio pur di costringerlo a dire la verità, non sapeva dell'esistenza di quel bambino, allora la lettera che tenevo tra le mani non stava semplicemente distruggendo ciò che sapevo del passato di Lorenzo.
Stava rivelando che, per anni, Lorenzo aveva vissuto una seconda vita senza che nessuno di noi se ne accorgesse.







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