Divertimento

Il Mio Capo Mi Licenziò Davanti A Tutti Per Un Rapporto Falsificato, Ma Quando La Porta Si Aprì Tutto Cambiò

Rilessi quella frase almeno tre volte. Carlo non è quello che prende le decisioni. Cercate sopra di lui. Fino a pochi minuti prima, Carlo era stato il centro di tutto: il capo che mi aveva umiliata davanti ai colleghi, l’uomo che aveva rifiutato persino di controllare la cronologia del file, quello verso cui Martina aveva rivolto quello sguardo pieno di paura. Adesso, però, qualcuno stava suggerendo che persino lui fosse soltanto un ingranaggio.

«Sopra di lui chi?» domandai.

Alessandro non rispose subito. Raccolse i documenti e li rimise nella cartella nera con una precisione quasi irritante. «È quello che dobbiamo scoprire. Quando abbiamo iniziato la verifica per l’acquisizione, alcuni conti non tornavano. Piccole discrepanze, almeno all’inizio. Poi abbiamo trovato Lombarda Servizi.»

«E avete comprato comunque l’azienda?»

«Proprio per questo.»

Lo fissai incredula.

Alessandro si appoggiò al tavolo. «La società che rappresento stava negoziando l’acquisizione da mesi. Due settimane fa qualcuno ha cercato di accelerare improvvisamente la vendita. Troppo improvvisamente. Abbiamo capito che c’era qualcosa che qualcuno voleva far sparire prima del passaggio di proprietà.»

«E la mail anonima?»

«È arrivata mentre stavamo controllando.»

Mi alzai lentamente. «Perché c’era il mio nome?»

Quella era la domanda che mi faceva davvero paura. Alessandro mi osservò per qualche secondo. «Non lo so. Ma chi ha scritto conosceva lei, Carlo e Martina. Conosceva anche documenti che noi non avevamo ancora ricevuto.»

Prima che potessi replicare, qualcuno bussò. La porta si aprì e comparve un uomo del reparto informatico, Luca Bernardi. Lo conoscevo da anni: discreto, quasi invisibile, il tipo di persona che sistemava un computer e spariva senza partecipare alle conversazioni.

«Dottor Rinaldi, c’è un problema.»

Alessandro si raddrizzò.

«Quale?»

Luca guardò me, poi la cartella.

«Qualcuno ha tentato di cancellare una directory dal server.»

Sentii un brivido.

«Quando?»

«Sette minuti fa.»

Alessandro prese immediatamente il telefono. «Account?»

«Venturi.»

Carlo.

«Bloccatelo.»

Luca esitò.

«L’ho già fatto. Ma c’è una cosa strana. Il tentativo non è partito dal computer di Carlo.»

Alessandro si fermò.

«Da dove?»

«Dall’archivio del quarto piano.»

Conoscevo quell’archivio. Era una stanza quasi inutilizzata, piena di vecchi contratti e documenti cartacei. Nessuno aveva motivo di andarci durante una normale giornata di lavoro.

«Telecamere?» chiese Alessandro.

«Nel corridoio sì.»

Uscimmo tutti e tre.

Il quarto piano era insolitamente silenzioso. Quando arrivammo davanti all’archivio, la porta era socchiusa. Alessandro mi fece cenno di restare indietro e la spinse.

Dentro non c’era nessuno.

Un vecchio computer nell’angolo era acceso.

Luca si sedette davanti allo schermo e cominciò a controllare. «È questo.»

«Che cosa stavano cancellando?» chiesi.

Luca digitò rapidamente.

Poi il suo viso cambiò.

«Fatture.»

Alessandro si avvicinò.

«Di Lombarda Servizi?»

«Non soltanto.»

Sul monitor comparve un elenco di cartelle. Alcuni nomi non significavano niente per me, finché non ne vidi uno che riconobbi immediatamente.

PROGETTO AURORA.

Mi avvicinai.

«Aspetta.»

Luca si fermò.

«Quella cartella…»

Alessandro mi guardò.

«La conosce?»

Annuii lentamente. «Aurora era il nome interno di un progetto che seguivo tre anni fa. Dovevamo aprire una nuova divisione logistica. Il progetto venne cancellato dopo sei mesi.»

«Perché?»

«Carlo disse che gli investitori si erano ritirati.»

Luca aprì la directory.

Dentro c’erano centinaia di documenti.

Contratti.

Fatture.

Bonifici.

Il progetto non era mai stato cancellato.

Almeno non finanziariamente.

Per quasi tre anni qualcuno aveva continuato a registrare spese sotto quel nome.

Alessandro fece un rapido calcolo.

«Tre milioni e quattrocentomila euro.»

Sentii la gola diventare secca.

«È impossibile.»

«No», disse Luca. «È registrato qui.»

Aprii uno dei documenti.

Era una fattura risalente a otto mesi prima.

In fondo compariva una firma digitale.

Carlo Venturi.

«Ecco», dissi. «Allora è lui.»

Ma Alessandro non sembrava convinto.

«Troppo semplice.»

Aveva ragione.

Se Carlo avesse orchestrato tutto, perché lasciare la propria firma?

Luca aprì le proprietà del documento.

«La firma è autentica.»

«Quindi Carlo autorizzava i pagamenti», dissi.

«Oppure qualcuno utilizzava autorizzazioni già predisposte», rispose Alessandro.

In quel momento sentimmo dei passi nel corridoio.

Mi voltai.

Martina era sulla porta.

Quando vide lo schermo, impallidì.

«Che cosa ci fate qui?»

Alessandro incrociò le braccia.

«Potrei farle la stessa domanda.»

Martina non rispose.

Poi guardò me.

«Sofia, devo parlarti.»

«Puoi parlare davanti a loro.»

«No.»

«Dopo quello che hai fatto al mio rapporto non sei nella posizione di stabilire condizioni.»

Il suo viso si irrigidì.

«Non volevo farti licenziare.»

Rimasi immobile.

«Hai modificato tu i numeri?»

Martina abbassò gli occhi.

Quello fu sufficiente.

Sentii una rabbia fredda salirmi dentro.

«Perché?»

«Carlo mi ha detto di farlo.»

Alessandro intervenne. «Per quale motivo?»

Martina scosse la testa.

«Non posso.»

«Può e lo farà.»

«Voi non capite.»

La sua voce si spezzò.

Non sembrava più la donna sicura che aveva sorriso mentre venivo licenziata. Sembrava terrorizzata.

«Carlo non voleva davvero che Sofia venisse licenziata.»

Quella frase mi colpì più della confessione.

«Mi ha appena licenziata davanti a trenta persone.»

«Doveva farlo.»

«Doveva?»

Martina si avvicinò e abbassò la voce.

«Doveva farti uscire dall’azienda prima che arrivassero i nuovi proprietari.»

Alessandro la fissò.

«Perché?»

Martina mi guardò direttamente.

«Perché qualcuno gli aveva ordinato di assicurarsi che Sofia non avesse più accesso ai server da questa mattina.»

«Chi?»

Lei aprì la bocca.

Il telefono di Alessandro vibrò.

Contemporaneamente, anche quello di Martina emise un suono.

Poi il mio.

Tre telefoni.

Tre messaggi arrivati quasi nello stesso istante.

Presi il mio.

Numero sconosciuto.

C’era una fotografia.

Io, Alessandro e Luca dentro l’archivio.

Scattata pochi secondi prima.

Sotto, una frase:

State guardando i soldi. Dovreste guardare chi possiede Lombarda Servizi.

Alessandro sollevò lentamente gli occhi verso il corridoio vuoto.

Luca corse alla porta.

Nessuno.

Martina invece non si mosse.

«È lui», sussurrò.

Mi voltai di scatto.

«Chi?»

Martina mi guardò, e nei suoi occhi vidi qualcosa che non avevo mai visto in cinque anni.

Puro terrore.

«L’uomo che Carlo incontra ogni mese.»

«Come si chiama?»

Martina esitò.

Poi pronunciò un nome.

«Riccardo Rinaldi.»

Il silenzio cadde nella stanza.

Io non capii immediatamente.

Alessandro sì.

Il suo volto perse colore.

«Ripetilo.»

«Riccardo Rinaldi.»

Guardai Alessandro.

«Chi è?»

Per diversi secondi non rispose.

Poi chiuse lentamente il computer.

«Mio padre.»

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