Nathan rimase a fissare quelle tre parole finché le lettere non sembrarono perdere significato. PARKER MATTER — CONTINUATION. Il pagamento era stato effettuato quattordici giorni prima, molto tempo dopo la morte di Victor Harrison. Per anni Nathan aveva creduto che suo padre avesse lasciato dietro di sé soltanto aziende, proprietà e una quantità infinita di decisioni difficili da contestare. Ora, seduto nel piccolo appartamento di Emma, cominciava a chiedersi quante di quelle decisioni fossero state prese anche sulla sua vita.
«Quanto?» domandò infine.
«Ventimila euro.»
«A chi?»
Emma gli indicò il nome della società fiduciaria: Northbridge Advisory S.r.l. Nathan lo lesse due volte. Non gli diceva nulla, e questo lo preoccupò ancora di più. Conosceva quasi tutte le società che avevano avuto rapporti significativi con l’impero Harrison.
«Hai cercato informazioni?»
«Naturalmente. Sede legale in un ufficio condiviso vicino a Porta Nuova. Nessun dipendente dichiarato. Amministratore cambiato tre volte in due anni.»
Nathan prese il telefono, ma ricordò l’avvertimento di Emma e lo rimise lentamente sul tavolo.
«Hai ragione. Non posso usare i miei uomini.»
Emma sembrò sorpresa.
«È la prima volta che ti sento ammettere così velocemente che qualcun altro potrebbe avere ragione.»
Per un istante, nonostante tutto, Nathan riconobbe la donna che aveva sposato. Quella capace di sfidarlo quando tutti gli altri annuivano. Il ricordo gli provocò un dolore quasi fisico.
«Sono cambiate molte cose.»
«Non abbastanza da impedirti di investigare sulla mia vita senza chiedermi il permesso.»
Nathan abbassò lo sguardo.
«Hai ragione anche su questo.»
Emma rimase spiazzata dal fatto che non cercasse di difendersi.
«La donazione alla scuola», continuò lui, «è stata una pessima idea.»
«Cinque milioni di euro non sono una pessima idea, Nathan. Sono il tuo modo di risolvere qualsiasi cosa senza doverla guardare negli occhi.»
La frase lo colpì.
«Quando ti ho vista in quella pasticceria…»
Emma si irrigidì.
«Eri lì?»
Nathan capì di aver rivelato qualcosa che lei ignorava.
«Venerdì.»
Emma fece un passo indietro.
«Hai visto Ethan e Noah.»
«Sì.»
«E invece di venire da me hai fatto controllare i miei conti, i miei debiti e il mio lavoro.»
«Avevo paura che fossero miei.»
Emma lo fissò a lungo.
«Avevi paura che fossero tuoi, o paura di scoprire cosa avevi perso?»
Nathan non trovò una risposta.
Dalla camera arrivò un colpo di tosse. Emma si voltò istintivamente. Nathan notò immediatamente la preoccupazione sul suo volto.
«Noah?»
Lei esitò.
«Ha spesso problemi respiratori. Nulla che tu debba…»
«Non dire che non mi riguarda.»
La voce di Nathan uscì più dura del previsto. Emma si voltò di scatto.
«Per quattro anni mi ha riguardato da sola.»
Nathan incassò quelle parole senza reagire. Poi indicò la transazione.
«Scopriamo prima chi sta continuando questa storia. Dopo parleremo di tutto il resto.»
La mattina seguente Nathan entrò nella sede della Harrison Development alle sette e dodici. Non chiamò assistenti. Non avvisò nessuno. Scese direttamente nell’archivio amministrativo privato, un piano a cui soltanto quattro dirigenti avevano accesso. Cercò Northbridge Advisory nel sistema contabile. Nessun risultato. Provò con il numero della transazione mostrata da Emma. Ancora nulla.
Poi ebbe un’intuizione.
Entrò nell’archivio personale di Victor Harrison.
Il sistema richiese una seconda password.
Nathan digitò la data di fondazione della società.
Accesso negato.
Provò il compleanno di sua madre.
Accesso negato.
Infine digitò una data che suo padre non aveva mai dimenticato: il giorno in cui Nathan aveva firmato il suo primo contratto milionario.
La cartella si aprì.
C’erano centinaia di documenti. Nathan cercò “Parker”.
Nove risultati.
Il primo risaliva a pochi giorni dopo il divorzio. Era una nota firmata personalmente da Victor.
“Qualsiasi comunicazione proveniente da E. Parker deve essere inoltrata all’ufficio legale privato prima di raggiungere N.H.”
Nathan serrò la mascella.
Aprì il secondo documento.
Una fattura di una società investigativa.
Il terzo conteneva fotografie di Emma fuori da una clinica ostetrica. Il quarto era un rapporto medico ottenuto illegalmente. Victor sapeva della gravidanza. Sapeva dei gemelli. Sapeva tutto.
Nathan dovette appoggiare una mano alla scrivania.
Poi aprì il quinto file.
Quello cambiò completamente la storia.
Era una registrazione audio.
Premette play.
La voce di suo padre riempì la stanza.
«Se Nathan scopre che i bambini sono suoi, tornerà da lei. Non possiamo permetterlo prima della firma del progetto Atlas.»
Una seconda voce rispose.
Una voce femminile.
«E dopo la firma?»
Victor rimase in silenzio qualche secondo.
«Dopo sarà troppo tardi.»
Nathan bloccò la registrazione. Il progetto Atlas. Ricordava perfettamente quel nome. Era stato l’accordo che quattro anni prima aveva salvato la Harrison Development da una crisi finanziaria tenuta nascosta persino a lui. La firma era avvenuta appena tre settimane dopo la nascita dei gemelli.
Nathan riprese l’audio.
«Emma continuerà a cercarlo», disse la donna.
«Allora assicurati che creda che Nathan sappia tutto e abbia scelto di ignorarla.»
Nathan sentì lo stomaco chiudersi.
«E Nathan?»
«Deve credere che Emma abbia chiuso ogni rapporto con lui.»
La registrazione terminò.
Nathan rimase seduto nel silenzio dell’archivio.
Non era stato soltanto separato dai propri figli. Qualcuno aveva costruito due menzogne parallele, una per lui e una per Emma, facendo in modo che entrambi odiassero l’altro abbastanza da non cercarsi più.
Il telefono vibrò.
Era Emma.
Nathan rispose immediatamente.
«Ho trovato qualcosa.»
«Anch’io.»
La sua voce era agitata.
«Che cosa?»
«Sono andata all’indirizzo della Northbridge.»
Nathan si alzò di scatto.
«Ti avevo detto che avremmo fatto attenzione.»
«Non sono entrata. Ho aspettato dall’altra parte della strada.»
«Emma…»
«Nathan, ascoltami. Alle nove e venti è arrivata una donna. È rimasta dentro undici minuti.»
«La conosci?»
Seguì un silenzio.
«Sì.»
Nathan sentì il cuore accelerare.
«Chi è?»
Quando Emma pronunciò quel nome, Nathan guardò istintivamente il computer sul quale era ancora aperta la registrazione di Victor.
«Claire Whitmore.»
Nathan non disse nulla.
Non ce n’era bisogno.
Claire Whitmore non era una dipendente qualsiasi della Harrison Development.
Era stata l’assistente personale di Victor per ventidue anni. La donna che aveva organizzato il funerale di suo padre. La persona che, dopo la morte di Victor, Nathan aveva nominato responsabile della fondazione di famiglia.
E soprattutto era la stessa donna la cui voce Nathan aveva appena sentito nella registrazione.







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