Nathan riascoltò la registrazione una seconda volta, poi una terza. Non aveva più alcun dubbio. La voce apparteneva a Claire Whitmore. Per ventidue anni quella donna aveva accompagnato suo padre in ogni riunione importante, conosciuto ogni segreto della famiglia Harrison e avuto accesso a documenti che perfino Nathan non poteva consultare senza autorizzazione. Dopo la morte di Victor, era stata Claire a consegnargli gli effetti personali del padre. Era stata lei a stringergli la mano davanti alla bara dicendogli che Victor, nonostante la sua durezza, aveva sempre agito per proteggere il futuro del figlio. Adesso quelle parole assumevano un significato completamente diverso.
«Emma, torna a casa.»
«Non darmi ordini.»
«Claire sa che sei qui?»
«Non credo.»
«Non possiamo permetterci di scoprirlo nel modo sbagliato.»
Emma rimase in silenzio.
«Mandami la posizione», disse Nathan. «Vengo io.»
Quaranta minuti dopo si incontrarono in un piccolo bar a due isolati dall'edificio della Northbridge. Nathan arrivò senza autista, indossando un cappotto scuro e un berretto che lo rendeva meno riconoscibile. Emma era seduta vicino alla finestra con una tazza di caffè ormai freddo davanti. Quando Nathan le mostrò la registrazione, lei non parlò fino alla fine.
«Quindi tuo padre sapeva dei bambini.»
«Sì.»
«Prima che nascessero.»
«Sì.»
Emma abbassò lo sguardo. Nathan vide le sue dita stringersi attorno alla tazza.
«Per quattro anni ho pensato che fossi tu.»
La sua voce si spezzò appena.
«Quando Noah era in terapia intensiva, continuavo a controllare il telefono. Ogni volta che qualcuno entrava nella stanza pensavo che finalmente fossi arrivato.»
Nathan non riuscì a guardarla.
«Non sapevo nulla.»
«Adesso lo so. Ma questo non restituisce quei giorni a nessuno dei due.»
Nathan annuì lentamente. Non cercò di avvicinarsi. Aveva compreso che alcune ferite non potevano essere riparate con una spiegazione.
«C'è un'altra cosa», disse. «Mio padre parlava del progetto Atlas.»
Emma sollevò gli occhi.
Nathan le spiegò ciò che ricordava. Quattro anni prima Harrison Development era sull'orlo di una crisi. Victor aveva nascosto perdite enormi provocate da investimenti sbagliati. Atlas, un gigantesco progetto immobiliare internazionale, aveva salvato la società. Una clausola fondamentale prevedeva però che Nathan assumesse personalmente la guida del gruppo per almeno cinque anni.
«Tuo padre pensava che avresti rinunciato per me?»
«Non per te soltanto. Per una famiglia.»
Emma lasciò uscire un sorriso amaro.
«Evidentemente conosceva bene suo figlio.»
Nathan non rispose.
Dall'altra parte della strada, la porta dell'edificio si aprì.
Claire uscì.
Emma si irrigidì.
Claire attraversò il marciapiede con una cartella sottile sotto il braccio. Nathan la osservò entrare in un'auto grigia. Prima che partisse, fotografò la targa.
«Posso controllarla senza usare il sistema aziendale», disse.
«Come?»
«Ho ancora un amico che non deve niente agli Harrison.»
Quell'amico era Luca Moretti, un avvocato che Nathan conosceva dai tempi dell'università e che aveva sempre rifiutato qualsiasi incarico per Harrison Development proprio per mantenere la propria indipendenza. Un'ora dopo, Nathan ed Emma erano nel suo studio.
Luca ascoltò senza interromperli. Poi controllò la società Northbridge attraverso registri pubblici e banche dati legali.
«Interessante.»
«Cosa?» chiese Nathan.
Luca girò lo schermo.
Northbridge Advisory era controllata da una fiduciaria svizzera. Seguendo una catena di partecipazioni societarie, arrivarono a una fondazione privata registrata anni prima da Victor Harrison.
«Claire può amministrarla?» domandò Emma.
«Sì. Ma non è la beneficiaria.»
Nathan si avvicinò.
«Chi lo è?»
Luca aprì il documento.
Il beneficiario indicato era Nathan Harrison.
Nathan rimase incredulo.
«Quindi il denaro che viene usato per nascondermi la verità appartiene tecnicamente a me.»
«Sembrerebbe.»
«Posso bloccarlo?»
«Probabilmente. Ma non lo farei ancora.»
Nathan lo fissò.
Luca indicò una serie di pagamenti.
«Perché se blocchi tutto, chiunque riceva questi soldi capirà che hai scoperto qualcosa. Meglio vedere dove vanno.»
Seguendo le transazioni trovarono pagamenti a investigatori, società di sicurezza e consulenti. Poi comparve un nome che Emma riconobbe.
«Aspetta.»
Indicò lo schermo.
Bellini Medical Consulting.
«Che cos'è?» chiese Nathan.
Emma impallidì.
«Il dottor Bellini era il medico che mi seguiva durante la gravidanza.»
Nathan sentì la rabbia salire.
Luca aprì i dettagli. Bellini aveva ricevuto pagamenti mensili per quasi un anno. Poi erano cessati subito dopo la nascita dei gemelli.
«Per cosa veniva pagato?» chiese Nathan.
«Non è specificato.»
Emma si alzò.
«Voglio parlargli.»
«Emma…»
«No. Questo riguarda la mia gravidanza.»
Quella stessa sera trovarono Bellini in una clinica privata fuori Milano. Quando vide Emma, il medico perse colore.
«Signora Parker.»
«Si ricorda di me.»
«Naturalmente.»
Nathan rimase qualche passo indietro.
«Vogliamo sapere perché Victor Harrison la pagava.»
Bellini guardò Nathan e la paura sul suo volto diventò evidente.
«Non posso discutere informazioni riservate.»
Emma appoggiò sul tavolo la stampa delle transazioni.
«Allora discutiamo di queste.»
Bellini fissò il documento per alcuni secondi. Poi chiuse la porta dello studio.
«Non avrei mai dovuto accettare.»
Nathan fece un passo avanti.
«Accettare cosa?»
«Mi dissero che il signor Harrison voleva proteggere la privacy della famiglia. Che nessuno doveva sapere della gravidanza finché non fosse stato confermato…»
Si interruppe.
«Confermato cosa?» chiese Emma.
Bellini abbassò lo sguardo.
«La paternità.»
Emma sbiancò.
«Non ho mai autorizzato un test.»
«Lo so.»
Il silenzio diventò soffocante.
«Come avete ottenuto il DNA di Nathan?» domandò Emma.
Bellini guardò Nathan.
«Non abbiamo usato quello del signor Nathan.»
Nathan sentì un brivido.
«Allora di chi?»
«Di Victor Harrison.»
Emma portò una mano alla bocca.
«E il risultato?»
Bellini esitò così a lungo che Nathan perse la pazienza.
«Dottore.»
«Compatibilità familiare confermata.»
Nathan chiuse gli occhi per un istante. Non era ancora un test diretto, ma il significato era evidente.
Bellini aprì un cassetto.
«C'è qualcosa che non ho mai consegnato a Victor.»
Tirò fuori una vecchia busta sigillata.
«Perché?»
«Perché dopo il parto capii che non si trattava più di privacy. Mi chiesero di modificare alcune informazioni nella cartella clinica dei bambini.»
Emma si irrigidì.
«Quali informazioni?»
Bellini non rispose. Consegnò invece la busta a Emma.
Dentro c'erano due pagine. La prima riportava i dati di Ethan. La seconda quelli di Noah.
Nathan lesse velocemente, senza comprendere inizialmente cosa stesse cercando. Poi Emma indicò una riga.
Gruppo sanguigno.
Nathan conosceva il proprio. Conosceva anche quello di Victor.
Ma accanto al nome di Noah c'era una nota scritta a mano.
Bellini parlò quasi sottovoce.
«Victor non cercava soltanto di dimostrare che i bambini appartenevano alla famiglia Harrison.»
Nathan alzò lentamente lo sguardo.
«Che cosa stava cercando?»
Bellini impallidì.
«Voleva sapere quale dei due gemelli aveva ereditato una particolare anomalia genetica degli Harrison.»
Emma strinse la cartella contro il petto.
«Quale anomalia?»
Bellini guardò Nathan.
«Quella che ha ucciso sua madre.»
Nathan sentì il pavimento mancargli sotto i piedi.
Sua madre era morta quando lui aveva diciassette anni.
E Victor gli aveva sempre detto che era stato un incidente.







No comments yet