Nathan non toccò la cartella. Rimase in piedi davanti a Richard Cole, immobile, mentre fuori dalle grandi finestre il lago di Zurigo sembrava stranamente calmo. Aveva trascorso tutta la vita portando il cognome Harrison come un'armatura. Ogni successo era stato confrontato con Victor, ogni errore giudicato secondo i suoi standard. Adesso un uomo che conosceva la sua famiglia da prima che lui nascesse gli stava dicendo che quella storia era costruita sopra una menzogna.
«Ripetilo.»
Cole sostenne il suo sguardo.
«Victor non era tuo padre biologico.»
Nathan afferrò finalmente la cartella nera e la aprì. Dentro c'erano lettere, analisi mediche e fotografie. La prima immagine mostrava sua madre Eleanor molto giovane accanto a un uomo che Nathan non aveva mai visto. Sul retro era scritto un nome: Daniel Mercer, 1990.
«Chi è?»
«Era un ricercatore medico. Eleanor lo conobbe prima di sposare Victor.»
Nathan sfogliò rapidamente le pagine.
«Stai dicendo che mia madre aveva una relazione?»
«Sto dicendo che la situazione era più complicata.»
Cole indicò una lettera. Eleanor scriveva a Daniel che Victor aveva scoperto tutto e pretendeva che non si vedessero più. In un'altra, datata pochi mesi dopo, parlava della gravidanza.
Nathan sentì crescere una rabbia sorda.
«Victor lo sapeva?»
«Fin dall'inizio.»
«E mi ha cresciuto comunque.»
«Ti ha cresciuto come suo erede. Non necessariamente come suo figlio.»
Quelle parole fecero più male del previsto.
Luca, rimasto in silenzio, prese alcuni documenti.
«C'è un test?»
Cole annuì.
«Victor lo fece quando Nathan aveva sei anni.»
Gli consegnò un referto. Esclusione di paternità superiore al 99,9%.
Nathan si lasciò cadere sulla poltrona.
All'improvviso ricordò qualcosa. A sei anni Victor aveva cominciato a mandarlo in collegio per lunghi periodi. Sua madre aveva protestato. Lui aveva sempre creduto che fosse semplicemente il modo Harrison di educare un erede.
«E la malattia genetica? Bellini ha detto che proveniva dagli Harrison.»
Cole chiuse gli occhi.
«Bellini conosceva soltanto quello che Victor gli aveva fatto credere.»
Nathan alzò bruscamente lo sguardo.
«Quindi Noah potrebbe non avere nulla?»
«Non lo so. Ma Victor utilizzò quella storia per ottenere campioni biologici dei gemelli senza destare sospetti.»
Luca si irrigidì.
«Allora cosa cercava davvero?»
Cole guardò Nathan.
«Una compatibilità.»
Il silenzio diventò pesante.
«Compatibilità con chi?»
Cole stava per rispondere quando un'auto comparve sul vialetto.
Claire.
Cole impallidì.
«Nascondete la valigia.»
Nathan non si mosse.
«No.»
«Nathan, lei non sa che sei qui.»
«Meglio.»
Pochi secondi dopo Claire entrò. Si fermò sulla soglia quando vide Nathan. Per la prima volta in tutta la vita lui vide quella donna perdere completamente il controllo del proprio volto.
«Nathan.»
«Claire.»
Lei guardò Cole, poi la cartella nera.
«Hai promesso di distruggerla.»
«Ho promesso molte cose a Victor», rispose Cole. «Ne rimpiango quasi tutte.»
Claire chiuse lentamente la porta.
«Non capisci cosa stai facendo.»
Nathan si alzò.
«Allora spiegamelo.»
«Non qui.»
«Qui va benissimo.»
Claire lo guardò come quando era bambino e lei aspettava fuori dallo studio di Victor mentre suo padre lo rimproverava. Quello sguardo quasi materno adesso gli provocava disgusto.
«Hai intercettato le lettere di Emma.»
Claire non negò.
«Sì.»
«Hai impedito che mi dicesse dei miei figli.»
«Sì.»
Nathan serrò i pugni.
«Perché?»
«Perché Victor me lo ordinò.»
«Non basta.»
Claire abbassò lo sguardo.
«All'inizio credevo davvero che fosse per Atlas. La società rischiava il collasso. Migliaia di persone avrebbero perso il lavoro se tu fossi andato via.»
«E dopo? Atlas venne firmato. Perché continuaste?»
Claire guardò la valigia.
«Perché a quel punto Victor aveva scoperto qualcosa sui gemelli.»
Nathan sentì il cuore accelerare.
«La compatibilità.»
Claire guardò Cole con rabbia.
«Gliel'hai detto.»
«Non ancora abbastanza.»
Nathan si avvicinò.
«Compatibilità con chi?»
Claire rimase in silenzio.
«Con Daniel Mercer?» domandò Nathan.
Il volto di Claire cambiò.
Fu una reazione minuscola, ma sufficiente.
«È vivo?»
Claire non rispose.
Nathan prese il telefono.
«Posso scoprirlo.»
«No.»
Per la prima volta Claire alzò la voce.
«Non cercarlo.»
Nathan si fermò.
«Perché?»
Claire respirò profondamente.
«Perché Daniel Mercer non è semplicemente l'uomo che ha avuto una relazione con tua madre.»
Cole si voltò verso di lei.
«Claire.»
«È troppo tardi, Richard.»
Nathan sentiva ormai soltanto il proprio battito.
«Dov'è?»
Claire si sedette lentamente.
«In una struttura privata vicino a Losanna.»
«Perché?»
«Ha una malattia degenerativa rara. Victor lo sapeva da anni.»
Nathan guardò la cartella medica.
«E i gemelli?»
Claire chiuse gli occhi.
«Quando Emma rimase incinta, Victor ordinò controlli perché temeva che tu avessi ereditato la stessa mutazione di Daniel e potessi trasmetterla ai bambini.»
La rabbia di Nathan lasciò improvvisamente spazio alla paura.
«Quindi tutta la storia della malattia di mia madre…»
«Era una copertura.»
«Noah è malato?»
«Non lo sappiamo.»
Nathan prese immediatamente il telefono per chiamare Emma, ma Claire aggiunse:
«C'è qualcosa che devi sapere prima.»
Nathan si fermò.
Claire indicò il fascicolo.
«Victor non pagava Northbridge soltanto per controllare Emma.»
Cole si alzò.
«Basta.»
«No, Richard. Ha diritto di sapere.»
Claire guardò Nathan.
«Due anni fa qualcuno cominciò a cercare Ethan e Noah.»
«Chi?»
«Non lo sappiamo. Per questo ho continuato i pagamenti dopo la morte di Victor. Parte del denaro serviva a sorvegliare Emma.»
Nathan ricordò la fotografia ricevuta sul telefono.
«Quindi eri tu a seguirci?»
Claire scosse la testa.
«No.»
La stanza sembrò diventare improvvisamente più fredda.
«Allora chi ha scattato quella foto?»
«È esattamente ciò che sto cercando di capire.»
Il telefono di Nathan squillò.
Emma.
Rispose immediatamente.
«Emma?»
Dall'altra parte non sentì la sua voce. Soltanto un rumore confuso, poi Noah che piangeva.
«Nathan.»
Finalmente Emma parlò, ma era terrorizzata.
«C'è stato qualcuno davanti alla scuola dei bambini.»
Nathan si alzò di scatto.
«Dove siete?»
«A casa. Stiamo bene. Ma ha lasciato qualcosa nella cassetta della posta.»
«Non toccarlo.»
«L'ho già aperto.»
Nathan chiuse gli occhi.
«Cos'è?»
Emma rimase in silenzio per qualche secondo.
«Una fotografia.»
«Di cosa?»
«Di te.»
Nathan non capì.
«Emma…»
«Tu avrai forse sei anni. Sei accanto a Victor e a un altro bambino.»
Nathan guardò Claire.
«Quale bambino?»
La risposta di Emma arrivò lentamente.
«Sul retro c'è scritto: “Nathan e Alexander, estate 1996”.»
Nathan sentì il sangue gelarsi.
«Emma, io non ho mai avuto un fratello.»
Dall'altra parte della stanza, Richard Cole abbassò lentamente la testa.
Claire invece non sembrava sorpresa.
Nathan la fissò.
«Chi è Alexander?»
Claire rimase in silenzio.
Fu Cole a rispondere.
«Il figlio biologico di Victor Harrison.»







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