«Con Sofia Conti.»
Per un istante credetti di aver capito male.
Poi Riccardo si precipitò verso la porta.
L’ispettore gli sbarrò il passaggio con un braccio.
«Lei resta qui.»
«È mio figlio.»
«Ed è anche coinvolto in un’indagine aperta. Non peggiori la situazione.»
Riccardo serrò la mascella.
Per la prima volta da quando lo conoscevo, obbedì senza discutere.
Io invece indicai il letto.
«Muovetemi.»
L’infermiera mi guardò sconvolta.
«Amelia, ha subito un’emorragia gravissima poche ore fa.»
«Mio figlio è nello stesso edificio con due donne che hanno preparato documenti falsi per portarmelo via.»
Mi aggrappai alla sponda.
«Muovetemi.»
Elisa entrò proprio in quel momento.
«Non serve.»
Il mio cuore si fermò.
«Cosa significa?»
«Il bambino è al sicuro.»
Mi lasciai ricadere sul cuscino.
«Dove?»
«Abbiamo trasferito la culla nell’area intensiva neonatale appena abbiamo ricevuto l’allarme. Marta e Sofia sono state trovate nel corridoio esterno.»
«Come ha fatto Sofia a uscire dalla sorveglianza?»
L’ispettore parlò nella radio.
La risposta arrivò quasi subito.
«Non era formalmente in arresto. Era stata trattenuta per essere interrogata. Ha approfittato di uno spostamento tra gli uffici.»
L’ispettore imprecò sottovoce.
«Fermatele entrambe.»
La radio gracchiò di nuovo.
«Le abbiamo bloccate.»
Chiusi gli occhi.
Quella frase avrebbe dovuto farmi sentire al sicuro.
Invece pensai a un’altra cosa.
«Perché erano insieme?»
Nessuno rispose.
Guardai Paola.
«Sofia sapeva del piano per portare via il bambino?»
Paola scosse la testa.
«Non lo so.»
«Ma Marta sì.»
«Sì.»
Riccardo si voltò verso di lei.
«Mia madre ha cercato di fare con Amelia esattamente ciò che aveva fatto con mio padre.»
Paola abbassò gli occhi.
«Sì.»
«E tu hai aspettato ventisei anni per parlare.»
«Sì.»
Non c’era difesa nella sua voce.
Soltanto vergogna.
Pochi minuti dopo, l’ispettore ricevette un’altra chiamata.
Ascoltò.
Poi guardò tutti noi.
«Sofia vuole parlare.»
Riccardo fece un passo avanti.
«Adesso?»
«Dice che parlerà solo se la signora Bianchi non sarà presente.»
«Allora fatela parlare,» dissi.
L’ispettore esitò.
«Dottoressa Ferri, non è necessario che lei assista.»
«È necessario per me.»
«Potrebbe sentirsi peggio.»
«Sono quasi morta perché tutti hanno deciso cosa fosse meglio per me senza ascoltarmi.»
La stanza tacque.
«Non succederà di nuovo.»
L’ispettore annuì lentamente.
Circa venti minuti dopo, sistemarono un tablet sul tavolino davanti al mio letto.
La connessione si aprì.
Sofia apparve sullo schermo.
Aveva il trucco colato.
I capelli disordinati.
Nessuna lacrima preparata.
Nessun tono fragile.
Sembrava soltanto terrorizzata.
Quando vide me, impallidì.
«Non sapevo che sarebbe finita così.»
Sentii un gelo attraversarmi.
«Questa è la tua prima frase?»
Sofia abbassò lo sguardo.
«Io pensavo che Marta volesse solo farla allontanare da Riccardo.»
Riccardo si irrigidì.
«Mi chiami ancora per nome?»
Sofia non rispose.
L’ispettore intervenne.
«Racconti dall’inizio.»
Lei respirò profondamente.
«Marta mi contattò circa sette mesi fa.»
Più tempo di quanto pensassi.
«Come?»
«Mi invitò a pranzo.»
Riccardo aggrottò la fronte.
«Tu conoscevi mia madre?»
«L’avevo incontrata due volte durante eventi dell’ospedale.»
Sofia si asciugò il viso.
«Mi disse che Amelia ostacolava la tua carriera. Che ti controllava. Che prima o poi avrebbe distrutto anche me se continuavo a lavorare con te.»
La guardai senza parlare.
«E tu le hai creduto?»
«All’inizio no.»
«Poi ti ha pagata.»
Sofia chiuse gli occhi.
«Sì.»
«Quarantamila euro.»
«Non tutti per la stessa cosa.»
L’ispettore si sporse in avanti.
«Spieghi.»
«All’inizio dovevo soltanto riferirle quando litigavate.»
Riccardo scosse lentamente la testa.
Sofia continuò.
«Poi mi chiese di provocare Amelia. Piccole cose. Farle perdere la pazienza. Far sembrare che fosse gelosa.»
Mi tornò in mente il vassoio.
Le unghie nel mio braccio.
Le lacrime finte.
«E i messaggi falsi?»
«Marta mi disse cosa scrivere.»
«Dal mio telefono.»
«Sì.»
Mi si contrasse lo stomaco.
«Come hai ottenuto il codice?»
Sofia guardò Riccardo.
Lui impallidì.
«No.»
«Riccardo me lo aveva dato mesi fa.»
Lo fissai.
«Perché?»
«Una volta il tuo telefono si era scaricato durante un turno,» disse lui. «Ti avevo lasciato il mio. Tu avevi dato a me il codice per recuperare una chiamata dal tuo.»
Ricordai.
Una banalità.
Una cosa da marito e moglie.
Una fiducia quotidiana trasformata in un’arma.
«Hai dato il mio codice a Sofia?»
Riccardo sembrò voler scomparire.
«Lei disse che doveva recuperare un numero durante una riunione.»
«E glielo hai dato.»
«Sì.»
Distolsi lo sguardo.
Ogni nuova verità rendeva il nostro matrimonio più irriconoscibile.
L’ispettore riportò Sofia alla questione principale.
«Chi ha modificato le misure fetali?»
Sofia rimase immobile.
Poi disse:
«Io.»
Riccardo chiuse gli occhi.
«Con quale accesso?»
«Il mio.»
«Perché?»
«Marta disse che se Amelia avesse avuto un cesareo programmato, non avremmo avuto abbastanza tempo per creare la crisi.»
Quelle parole gelarono tutti.
«Quale crisi?» chiesi.
Sofia cominciò a tremare.
«La crisi emotiva.»
«Parla chiaramente.»
«Il piano era far sembrare che lei perdesse il controllo durante il parto.»
Sentii la bocca diventare secca.
«Il vassoio.»
Sofia annuì.
«Doveva essere la prova che era aggressiva.»
«E l’epidurale?»
Lei non rispose subito.
L’ispettore ripeté la domanda.
«Ha manomesso la registrazione?»
«Sì.»
«Perché?»
«Doveva risultare che Amelia continuasse a chiedere più farmaci del necessario. Marta voleva usarlo per sostenere che fosse instabile e incapace di prendere decisioni.»
Stringevo il lenzuolo tra le dita.
«Ma Riccardo l’ha sospesa.»
Sofia guardò mio marito.
«Quello non era previsto.»
Riccardo la fissò.
«Cosa significa?»
«Marta pensava che avresti continuato il parto normalmente, ma non pensava che avresti ordinato di sospendere l’epidurale.»
La stanza diventò completamente silenziosa.
Finalmente arrivò la verità che nessuna manipolazione poteva togliere.
Quella decisione era stata soltanto sua.
Riccardo abbassò lentamente la testa.
Io lo guardai.
«Quindi tua madre ti ha preparato il bersaglio.»
La mia voce era calma.
«Ma sei stato tu a premere il grilletto.»
Riccardo non si difese.
«Sì.»
Sofia iniziò a piangere.
«Quando la situazione è peggiorata, volevo fermarmi.»
«E invece hai preso il mio telefono.»
«Avevo paura che trovassero tutto.»
«Per questo sei scappata.»
«Sì.»
L’ispettore la fissò.
«E perché oggi era con Marta vicino alla neonatologia?»
Sofia smise improvvisamente di piangere.
Il cambiamento fu così netto che lo notammo tutti.
«Perché mi aveva mandato un messaggio.»
«Con quale telefono?»
«Un numero che non conoscevo.»
«Cosa diceva?»
Sofia deglutì.
«Che se volevo evitare di prendermi tutta la colpa, dovevo raggiungerla.»
«Per fare cosa?»
Sofia abbassò lo sguardo.
«Recuperare una cosa.»
Il mio cuore accelerò.
«Che cosa?»
«Una cartella.»
Paola si irrigidì.
«Quale cartella?»
Sofia la guardò attraverso lo schermo.
«Quella che Marta pensava avessi portato tu.»
Paola impallidì.
L’ispettore si voltò verso di lei.
«La cartellina con i documenti di ventisei anni fa?»
Paola annuì lentamente.
Sofia scosse la testa.
«Non solo quelli.»
La stanza si gelò.
«Che altro c’era?» chiesi.
Sofia esitò.
Poi parlò.
«Una registrazione.»
Paola chiuse gli occhi.
Riccardo la fissò.
«Quale registrazione?»
Lei rimase in silenzio.
«Paola.»
La sua voce si spezzò.
«Quale registrazione?»
Paola aprì lentamente la borsa.
Tirò fuori una piccola chiavetta USB.
«Questa.»
L’ispettore la prese.
«Cosa contiene?»
Paola guardò Riccardo.
«Una conversazione tra me e tua madre.»
«Quando?»
«Ventisei anni fa.»
Riccardo sembrò smettere di respirare.
«Riguardo mio padre?»
«Sì.»
Paola iniziò a piangere.
«Il giorno prima che morisse.»
Nessuno parlò.
L’ispettore inserì la chiavetta in un computer protetto.
Comparve un unico file audio.
Premette play.
All’inizio sentimmo soltanto fruscio.
Poi la voce giovane di Paola.
«Marta, devi fermarti. Carlo ha scoperto i documenti.»
Seguì una pausa.
Poi la voce di mia suocera.
Più giovane.
Ma inconfondibile.
«Allora assicurati che non arrivi mai davanti a un giudice.»
Riccardo diventò bianco.
Il file continuò.
E la frase successiva cambiò completamente la natura dell’indagine.
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