Martina non si alzò. La vidi soltanto stringere le dita intorno al bordo del tavolo, così forte che le nocche diventarono bianche. Carlo, invece, rimase immobile accanto alla sua sedia. L’uomo che cinque minuti prima aveva deciso il mio futuro davanti a trenta persone sembrava improvvisamente incapace di trovare una frase abbastanza sicura da pronunciare.
Alessandro Rinaldi fece scorrere lo sguardo lungo il tavolo.
«Possiamo cominciare da una cosa semplice», disse. «Sofia, a che ora ha consegnato il rapporto originale?»
La domanda mi colse impreparata.
«Venerdì alle diciotto e dodici.»
«Ne è sicura?»
«Sì. L’ho caricato sul server e ho mandato una mail a Carlo subito dopo.»
Alessandro annuì, quindi girò verso tutti una delle pagine della cartella. Era una stampa della cronologia del sistema.
«Il documento originale è stato caricato alle 18:12. Nessuna anomalia. I numeri coincidono con i dati contabili ufficiali.»
Carlo si schiarì la voce.
«Allora potrebbe esserci stato un errore durante—»
«Non ho finito.»
Il tono di Alessandro non era aggressivo. Era peggio. Era calmo.
Indicò una seconda riga.
«Sabato mattina, alle 9:43, qualcuno ha aperto il file con un account interno. Alle 9:51 sono state modificate sette voci. Tutte modifiche sufficienti a far apparire il rapporto preparato da Sofia gravemente inattendibile.»
Sentii il cuore accelerare.
Guardai Martina.
Lei finalmente parlò.
«Gli account aziendali possono essere compromessi.»
Alessandro sollevò gli occhi.
«È possibile.»
Per un attimo Martina sembrò rilassarsi.
«Infatti», continuò lui, «per questo non mi sono limitato al nome dell’utente.»
Prese un altro foglio.
«Ho fatto verificare il dispositivo utilizzato.»
La stanza sembrò restringersi.
«Il file è stato modificato da un computer dell’ufficio amministrativo. Postazione 17.»
Conoscevo quella postazione.
Tutti la conoscevano.
Era quella di Martina.
Un brusio attraversò la sala. Martina scattò in piedi.
«Questo non prova niente! Chiunque può sedersi alla mia scrivania.»
«Corretto.»
Alessandro richiuse lentamente la cartella.
Quella risposta sorprese persino me.
Martina lo fissò.
«Quindi non può accusarmi.»
«Non l’ho fatto.»
«Ma sta insinuando—»
«Sto ricostruendo dei fatti.»
Carlo intervenne rapidamente.
«Alessandro, forse sarebbe meglio continuare questa conversazione in privato. Non vedo perché coinvolgere l’intero reparto.»
Mi voltai verso di lui.
Cinque minuti prima non aveva avuto alcun problema a licenziarmi davanti all’intero reparto.
Alessandro sembrò pensare esattamente la stessa cosa.
«Sofia è stata accusata pubblicamente. Mi sembra ragionevole chiarire pubblicamente almeno ciò che riguarda la sua posizione.»
Poi guardò me.
«Lei non è licenziata.»
Quelle quattro parole mi provocarono una sensazione strana. Non sollievo. Non ancora. Sentivo soprattutto rabbia.
«Non basta.»
Carlo mi fissò.
«Come, scusa?»
Posai i documenti che tenevo ancora tra le mani.
«Non basta dire che non sono licenziata. Sono stata accusata di aver falsificato un rapporto davanti a trenta colleghi. Voglio sapere chi l’ha fatto e perché.»
Alessandro mi osservò per qualche secondo.
«Anch’io.»
Fu allora che Martina afferrò la propria borsa.
«Non intendo restare qui mentre vengo trattata come una criminale.»
Fece due passi verso la porta.
«Martina.»
La voce di Alessandro la fermò.
«Prima di uscire, dovrebbe sapere che abbiamo controllato anche gli accessi all’edificio.»
Lei rimase di spalle.
«Sabato mattina il suo badge è entrato alle 9:31.»
Silenzio.
«Ed è uscito alle 10:07.»
Martina si voltò lentamente.
Era pallida.
«Sono venuta a recuperare delle cose.»
«Alle nove e mezza di sabato?»
«Sì.»
«E qualcuno ha modificato il rapporto dalla sua postazione dodici minuti dopo.»
Martina guardò Carlo.
Fu un movimento minuscolo.
Forse nessun altro lo notò.
Io sì.
E anche Alessandro.
Carlo abbassò immediatamente gli occhi.
Qualcosa dentro di me cambiò.
Fino a quel momento avevo pensato che Martina avesse modificato il rapporto per danneggiarmi. Forse per ottenere il mio ruolo. Da mesi circolavano voci su una possibile promozione e sapevo che entrambe eravamo considerate candidate.
Ma quello sguardo rivolto a Carlo raccontava qualcosa di diverso.
Alessandro sembrò deliberatamente cambiare direzione.
«Per oggi la riunione termina qui. Nessuno cancellerà file, mail o messaggi aziendali. Il reparto informatico conserverà ogni registro. Chiunque tenti di alterare qualcosa verrà sospeso immediatamente.»
Le persone cominciarono a uscire in silenzio.
Quando passò accanto a me, Martina non mi guardò.
Carlo invece rimase.
«Alessandro, dobbiamo parlare.»
«Tra poco.»
«È urgente.»
«Lo so.»
Carlo serrò la mascella e uscì.
Restammo soltanto io e Alessandro.
Mi aspettavo che mi spiegasse perché il nuovo proprietario di un’azienda fosse entrato personalmente in una riunione con la cronologia del mio rapporto già stampata.
Invece mi fece una domanda.
«Da quanto tempo lavora con Carlo?»
«Sette anni.»
«E Martina?»
«Quasi cinque.»
Alessandro annuì.
«Negli ultimi mesi ha notato qualcosa di strano nei bilanci?»
La domanda mi fece dimenticare per un momento ciò che era appena successo.
«Che cosa intende?»
Aprì nuovamente la cartella.
Questa volta estrasse una pagina che non avevo mai visto.
C’erano trasferimenti bancari. Decine.
Tutti diretti verso una società chiamata Lombarda Servizi S.r.l.
«Conosce questa società?»
Scossi la testa.
«Dovrei?»
«Secondo la contabilità aziendale, negli ultimi diciotto mesi le abbiamo versato quasi due milioni di euro.»
Sentii lo stomaco contrarsi.
«Per quali servizi?»
Alessandro mi fissò.
«È precisamente ciò che sto cercando di capire.»
Indicai una serie di codici accanto ai pagamenti.
Li riconobbi.
«Questi numeri non comparivano nei registri che mi hanno dato per preparare il rapporto.»
«Lo so.»
Sollevai lentamente lo sguardo.
«Come fa a saperlo?»
Alessandro esitò per la prima volta.
Poi estrasse dalla cartella una copia di una mail.
Il mittente era un indirizzo anonimo.
Era stata inviata tre settimane prima.
Allegati: registri contabili, fatture e una serie di documenti interni.
In fondo alla pagina c’era una sola frase:
Controllate Sofia prima che Carlo scopra che cosa ha trovato.
Mi mancò il respiro.
«Io non ho trovato niente.»
«Forse», disse Alessandro.
Poi girò la pagina.
Sotto quella frase ce n’era un’altra che non avevo ancora visto.
E soprattutto, non fidatevi di Martina. Sta eseguendo gli ordini di qualcuno.
Alessandro chiuse la porta della sala riunioni.
«Il problema, Sofia, è che questa mail è arrivata venti giorni prima che lei consegnasse il rapporto.»
Lo fissai.
«Allora qualcuno sapeva che avrebbero cercato di incastrarmi.»
«Esatto.»
«Chi l’ha mandata?»
Alessandro rimase in silenzio.
Poi appoggiò davanti a me l'ultima pagina.
«Non lo sappiamo. Ma stamattina lo stesso indirizzo ha scritto di nuovo.»
Lessi il messaggio.
Questa volta c’erano soltanto nove parole.
Carlo non è quello che prende le decisioni. Cercate sopra di lui.







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