Divertimento

Il Mio Ex Ha Interrotto Il Mio Matrimonio Urlando «Fermate Tutto!» Poi Ha Mostrato Al Mio Futuro Marito Una Foto Di Cinque Anni Prima

Rilessi quella frase almeno tre volte.

Sofia potrebbe conoscere l’identità del vero responsabile senza sapere di conoscerla.

Le parole erano semplici, quasi burocratiche, e proprio per questo mi fecero ancora più paura. Cinque anni prima qualcuno aveva scritto il mio nome in un documento riservato della famiglia Moretti. Qualcuno aveva deciso che potevo sapere qualcosa senza esserne consapevole. E Lorenzo lo sapeva.

Alzai lentamente gli occhi.

«Chi ha scritto questo rapporto?»

Andrea guardò Lorenzo. Lorenzo, invece, fissava il documento nelle mie mani.

«Mio padre.»

«Tuo padre sapeva chi ero?»

«Sì.»

Sentii Valentina inspirare bruscamente accanto a me.

«E tu hai pensato che fosse normale chiedermi di sposarti senza raccontarmelo?»

«No.»

«Allora cosa hai pensato?»

Lorenzo fece un passo verso di me, ma sollevai una mano.

«Non avvicinarti.»

Si fermò.

Per la prima volta vidi qualcosa spezzarsi nella sua espressione.

«Sofia, quello che provo per te non faceva parte di nessun piano.»

«Ma conoscermi sì.»

Non rispose.

Fu sufficiente.

Mi voltai verso gli invitati. Decine di persone erano immobili davanti a noi, intrappolate in qualcosa che non avrebbero mai dovuto vedere. Mia madre aveva gli occhi lucidi. Il celebrante teneva ancora il libro aperto davanti all’altare.

Guardai il vestito bianco che avevo scelto otto mesi prima, le composizioni di peonie, le candele, le sedie decorate. Fino a dieci minuti prima erano il simbolo della vita che stavo per iniziare. Adesso sembravano la scenografia di una menzogna.

«Il matrimonio è sospeso.»

Mia madre si alzò.

«Sofia…»

«Non posso sposare un uomo che non so nemmeno quando abbia cominciato a mentirmi.»

Lorenzo impallidì.

«Non sto dicendo che sia finita.»

Lo guardai.

«Sto dicendo che fino a quando non saprò la verità, non diventerò tua moglie.»

Poi raccolsi la gonna e uscii dalla sala.

Valentina mi raggiunse nel corridoio della villa.

«Vengo con te.»

«No. Porta mamma fuori da qui. E chiedi agli invitati di andare via.»

«Non puoi restare sola con loro.»

«Non voglio restare sola.»

Mi voltai verso Andrea e Lorenzo, che ci avevano seguito.

«Voglio che entrambi veniate nello studio. Adesso.»

Lo studio della villa era al piano superiore. Chiusi la porta e posai il documento sulla scrivania.

«Cominciamo dall'inizio.»

Andrea rimase vicino alla finestra. Lorenzo davanti alla libreria. Non si guardavano.

«Cinque anni fa», disse Andrea, «mi accorsi che alcune fatture della società per cui lavoravo erano false. Piccoli importi all'inizio, poi trasferimenti molto più grandi. Il denaro passava attraverso società che esistevano soltanto sulla carta.»

«Quanto denaro?»

«Quasi quattro milioni di euro.»

Mi appoggiai alla scrivania.

«E cosa c'entravo io?»

Andrea abbassò lo sguardo.

«Una delle società aveva un indirizzo che conoscevi.»

«Quale?»

Silenzio.

«Andrea.»

«Via della Rosa 17, Firenze.»

Il cuore mi diede un colpo.

Conoscevo quell'indirizzo.

«Era lo studio di mio padre.»

Mio padre, Carlo Bianchi, era morto sette anni prima per un infarto. Commercialista. Un uomo metodico, silenzioso, incapace perfino di attraversare con il semaforo rosso.

«State dicendo che mio padre rubava soldi?»

«No», disse immediatamente Lorenzo.

«Allora perché il suo studio compare nei documenti?»

Andrea aprì il telefono e cercò qualcosa.

«Tuo padre aveva seguito la contabilità di una delle società coinvolte.»

«È impossibile. Era già morto quando tu hai iniziato a lavorare per i Moretti.»

«La società esisteva da prima.»

Mi mostrò una scansione.

Riconobbi la firma di mio padre.

Sentii un nodo salirmi alla gola.

«Questa firma potrebbe essere stata falsificata.»

«È quello che pensavo anch'io.»

Mi voltai verso Lorenzo.

«E tuo padre?»

«Credeva che Carlo avesse scoperto qualcosa prima di morire.»

Quelle parole cambiarono l'aria nella stanza.

«Che cosa?»

«Non lo sappiamo.»

Andrea scosse la testa.

«Tu non lo sai. Tuo padre forse lo sapeva.»

Lorenzo si irrigidì.

«Che significa?»

Andrea tirò fuori una chiavetta USB.

«Tre settimane fa ho ricevuto questa per posta.»

La posò sulla scrivania.

«Nessun mittente. Dentro c'erano i documenti che avete visto e una registrazione.»

«Di chi?»

Andrea mi guardò.

«Del padre di Lorenzo.»

Lorenzo afferrò la chiavetta.

«Mio padre è morto tre anni fa.»

«La registrazione risale a cinque anni fa.»

Nello studio c'era un computer. Inserimmo la chiavetta.

Comparvero quattro cartelle.

CONTI.

BIANCHI.

MORETTI.

E una quarta protetta da password.

Andrea aprì il file audio.

All'inizio sentimmo soltanto rumore. Poi una voce maschile.

Lorenzo diventò immobile.

«È lui.»

La voce di suo padre era debole ma riconoscibile.

«Se state ascoltando questa registrazione significa che non sono riuscito a sistemare le cose. Andrea ha trovato i trasferimenti. Carlo Bianchi li aveva scoperti prima di lui.»

Mi portai una mano alla bocca.

La registrazione continuò.

«Carlo non era coinvolto. Stava raccogliendo prove.»

Mi cedettero quasi le gambe.

Per sette anni avevo creduto che mio padre fosse morto lasciandosi alle spalle una vita ordinaria. Invece aveva scoperto qualcosa abbastanza importante da finire in una registrazione segreta.

Poi la voce disse:

«Prima di morire Carlo mi consegnò qualcosa. Non denaro. Una prova. Mi chiese di conservarla per Sofia.»

Mi avvicinai al computer.

«Per me?»

La registrazione si interruppe per alcuni secondi, poi riprese.

«Lorenzo sa dove l'ho nascosta.»

Mi voltai di scatto.

Andrea fece lo stesso.

Lorenzo era diventato bianco.

«Tu sapevi?» sussurrai.

«No.»

«Tuo padre dice il tuo nome.»

«Non capisco.»

Andrea lo fissò.

«Continua ad ascoltare.»

La voce riprese.

«Gli ho lasciato l'indicazione senza spiegargli cosa contenesse. Se arriverà il momento, dovrà scegliere se proteggere il nome dei Moretti oppure consegnare a Sofia ciò che suo padre voleva che avesse.»

Poi il file terminò.

Guardai Lorenzo.

«Quale indicazione?»

Per diversi secondi rimase in silenzio. Poi portò lentamente una mano al collo e tirò fuori da sotto la camicia una sottile catenina.

Appesa c'era una piccola chiave.

La conoscevo.

Lorenzo la portava da quando ci eravamo incontrati. Gli avevo chiesto decine di volte cosa aprisse e lui aveva sempre risposto che era soltanto un ricordo di suo padre.

La staccò dalla catenina.

«Mio padre me la diede una settimana prima di morire.»

«Cosa apre?»

«Una cassetta di sicurezza nella vecchia casa di famiglia.»

Andrea si avvicinò.

«Allora andiamo.»

Ma Lorenzo non si mosse.

Guardava ancora il computer.

«C'è qualcosa che non torna.»

Indicò la quarta cartella protetta.

Sotto il nome del file compariva la data dell'ultima modifica.

La lessi.

Tre giorni fa.

Andrea impallidì.

«Non può essere.»

«Perché?»

Lorenzo indicò la chiavetta.

«Hai detto di averla ricevuta tre settimane fa.»

Andrea annuì.

«È così.»

«Allora qualcuno ha modificato quella cartella dopo che la chiavetta era già nelle tue mani.»

Sentii un brivido attraversarmi.

«Come sarebbe possibile?»

Lorenzo scollegò immediatamente il computer dalla rete.

Andrea prese la chiavetta, la girò e osservò qualcosa che prima nessuno di noi aveva notato.

Sul lato inferiore c'era una piccolissima incisione.

Tre lettere.

V.B.

Il respiro mi si fermò.

Valentina Bianchi.

Mia sorella.

In quel preciso momento bussarono alla porta.

«Sofia?»

Era Valentina.

Poi pronunciò una frase che mi fece gelare.

«Devo dirti una cosa su papà. E credo che avrei dovuto farlo sette anni fa.»

No comments yet