Divertimento

La Mia Famiglia Saltò Il Mio Matrimonio Per La Festa Di Mia Sorella — Quella Notte Bloccai Tutti I Miei Soldi E Scoprii Il Loro Segreto

Non chiesi subito spiegazioni.

Fu proprio questo a spaventare Matteo.

Rimasi immobile davanti a lui, con il telefono tra le mani e il suo nome sotto la parola testimone. Dopo tutto quello che era successo quella sera, avrei voluto trovare almeno una persona della quale non dover dubitare.

«Giulia», disse piano. «Io non ho mai visto quel documento.»

«Guarda bene.»

Gli porsi il telefono.

Matteo ingrandì la scansione. La firma sembrava davvero la sua: la M inclinata, la linea troppo lunga sotto il cognome, perfino quel piccolo tratto finale che prendevo in giro quando firmava le ricevute.

«È una copia», disse. «Qualcuno potrebbe averla presa da un altro documento.»

Papà si avvicinò.

«Oppure l’hai firmato.»

Matteo alzò gli occhi.

«Non provare a spostare questa storia su di me.»

«Basta!» gridai.

Tutti tacquero.

Chiamai Chiara.

Rispose al terzo squillo.

«Dove sei?»

Sentii rumori di strada.

«Fuori dal ristorante. Federico se n’è andato.»

«Come hai avuto questo documento?»

«Dalla cartella che teneva nel suo studio.»

«Hai frugato nelle sue cose?»

«Sì.»

Almeno non mentì.

«Perché?»

Chiara rimase in silenzio qualche secondo.

«Perché da settimane Federico parlava continuamente del tuo matrimonio.»

Quella risposta mi colpì più del previsto.

«Del mio matrimonio?»

«Chiedeva quando avresti cambiato cognome, se avessi fatto la separazione dei beni, chi sarebbe stato il tuo testimone, quando saresti partita per il viaggio di nozze.»

Matteo ascoltava.

«E questo non ti sembrava strano?»

«Pensavo stesse cercando di capire come funzionava il fondo.»

«Il fondo che mi avete nascosto.»

«Lo so.»

Per la prima volta sentii vergogna nella voce di mia sorella.

Poi aggiunse:

«Giulia, io ho preso soldi. Non ti mentirò su questo.»

Mamma soffocò un singhiozzo.

«Quanto?»

«Circa quarantamila.»

Carlo aveva già trovato più di centosessantamila euro trasferiti a Bellavista.

«E il resto?»

«Non lo so.»

«Non ti credo.»

«Hai ragione.»

La semplicità della risposta mi spiazzò.

«Ma se avessi preso tutto io, non ti starei chiamando adesso. Federico mi aveva detto che Bellavista serviva a restituire al fondo quello che papà aveva utilizzato. Io… gli ho creduto.»

Papà scattò.

«Non scaricare tutto su di me.»

«Hai iniziato tu!» urlò Chiara attraverso il telefono. «Se non avessi toccato quei soldi, Roberto non avrebbe mai—»

La linea cadde.

Provai a richiamarla.

Niente.

Matteo prese il proprio telefono.

«Dobbiamo verificare la firma.»

«Come?»

«Ho ancora copie digitali dei documenti che abbiamo firmato per il matrimonio e per il mutuo.»

Si sedette al tavolo e cominciò a cercare nelle email. Io lo osservavo attentamente. Una parte di me odiava il fatto stesso di stare analizzando ogni suo movimento.

Dopo qualche minuto trovò qualcosa.

«Guarda.»

Era una delega bancaria firmata diciotto mesi prima per una pratica relativa alla nostra futura casa. Matteo mise le due firme una accanto all’altra.

Erano identiche.

Non simili.

Identiche.

Persino una minuscola imperfezione nell’ultima lettera coincideva perfettamente.

«È stata copiata», disse.

Sentii le gambe indebolirsi.

Qualcuno aveva preso la firma di Matteo da un documento esistente e l’aveva inserita digitalmente.

Ma chi possedeva quella delega?

Io.

Matteo.

La banca.

E…

Mi voltai verso mia madre.

«Hai mai avuto copie dei documenti per la casa?»

Scosse immediatamente la testa.

Papà invece non disse nulla.

Lo vidi.

«Papà.»

«Una volta.»

Matteo si alzò.

«Perché?»

«Roberto me le chiese.»

«Le hai date a Roberto Bassi?»

«Disse che servivano per verificare se il matrimonio avrebbe modificato i diritti sul fondo.»

Mi portai una mano alla fronte.

Ogni volta che pensavo di aver raggiunto il fondo della stupidità della mia famiglia, mio padre apriva un’altra porta.

Il telefono squillò.

Carlo.

«Ho trovato il documento originale collegato alla scansione che mi hai mandato.»

«E?»

«La data è falsa.»

Mi irrigidii.

«Spiegati.»

«Il documento sostiene che l’operazione sia stata autorizzata sette mesi fa. Ma il file digitale è stato creato soltanto cinque settimane fa.»

Cinque settimane.

Prima del fidanzamento annunciato da Chiara.

Prima del matrimonio.

«Chi l’ha creato?»

«Non è così semplice. Però c’è un identificativo dello studio che ha certificato alcune pratiche.»

«Di chi?»

Carlo pronunciò un nome che nessuno nella stanza sembrò riconoscere.

«Avvocato Alessandro Ferretti.»

Papà impallidì.

«Io sì», disse improvvisamente mamma.

La guardammo tutti.

«Chi è?»

Mamma si strinse le mani.

«Era l’avvocato di tuo nonno Vittorio.»

Sentii un brivido.

«È ancora vivo?»

«Credo di sì.»

Carlo intervenne.

«Giulia, c’è dell’altro. Il fondo non contiene soltanto denaro.»

«Che cosa contiene?»

«Proprietà.»

Aprì alcuni file.

«Tre immobili commerciali a Firenze, quote societarie e un terreno fuori Siena. Secondo una valutazione di due anni fa, il patrimonio complessivo potrebbe superare i quattro milioni.»

Quattro milioni.

Nessuno parlò.

Improvvisamente duecentottantamila euro sembravano soltanto una crepa in qualcosa di molto più grande.

Poi Carlo aggiunse:

«Ma c’è un problema.»

Naturalmente.

«Quale?»

«Qualcuno ha avviato una procedura per modificare il beneficiario principale.»

«Da me a chi?»

«Il nome non compare nella copia che ho trovato. Però la modifica dovrebbe diventare efficace dopo un evento specifico.»

«Quale evento?»

Sentii Carlo respirare.

«Il tuo matrimonio.»

Guardai Matteo.

La cerimonia che la mia famiglia aveva trattato come una “cerimonietta” poteva aver appena attivato qualcosa del valore di milioni.

Il numero sconosciuto mandò un altro messaggio.

Questa volta nessuna fotografia.

Solo un indirizzo nel centro di Firenze.

E una frase:

Ferretti è ancora vivo. Se vuoi sapere perché tutti avevano bisogno che ti sposassi oggi, vai da lui prima delle nove di domattina.

Sotto comparve un secondo messaggio.

E non portare tuo padre.

Papà lesse sopra la mia spalla.

«Giulia, non andarci.»

Lo guardai.

«Perché?»

La sua voce si abbassò.

«Perché Alessandro Ferretti non era soltanto l’avvocato di tuo nonno.»

Fece una pausa.

«È l’uomo che venticinque anni fa cercò di dimostrare che Chiara non aveva diritto a essere considerata sua nipote.»

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