Chiusi la chiamata prima che il coordinatore potesse aggiungere un'altra parola, ma le mie mani non volevano smettere di tremare.
Beatrice e Maria mi guardarono, con le loro coroncine di fiori di carta tutte storte dopo aver corso per l'appartamento.
«Mamma», chiese Maria, «allora metteremo ancora i vestiti da principessa?»
Mi sforzai di sorridere.
«Non lo so ancora.»
Quel pomeriggio arrivò un'altra e-mail.
Questa volta non proveniva dall'organizzatore del matrimonio.
Arrivava direttamente dall'ufficio di Daniele Hardeni.
Rachele,
Ti prego, non annullare.
Le bambine sono state scelte per un motivo.
Nessuna firma.
Nessuna spiegazione.
Solo quanto bastava per farmi accelerare il cuore.
Per poco non la cancellai.
Invece rimasi a fissare lo schermo per quasi un'ora.
Otto anni prima mi ero convinta che sparire fosse l'unico modo per proteggere le mie figlie da un mondo dominato da miliardari, consigli di amministrazione e titoli sui giornali che non finivano mai.
Ora quel mondo, in qualche modo, ci aveva trovate.
Sabato mattina, la curiosità ebbe la meglio sulla paura.
Portai le bambine all'esclusiva boutique da sposa di via Roma per la prova degli abiti.
La boutique sembrava più un palazzo che un negozio.
Enormi lampadari di cristallo scintillavano sopra le nostre teste mentre le assistenti correvano avanti e indietro tra file di abiti realizzati a mano.
Le gemelle volteggiavano nei loro vestitini bianchi coordinati, ridendo così forte che ogni cliente finiva per sorridere.
«Sembrano due angioletti», sussurrò una delle stiliste.
Avrei voluto che la vita fosse davvero così semplice.
Mentre la sarta sistemava l'orlo del vestito di Maria, le porte della boutique si aprirono.
La sala piombò improvvisamente nel silenzio.
Entrarono prima gli uomini della sicurezza.
Poi Daniele.
Sembrava più vecchio.
I lineamenti più duri.
Gli occhi più stanchi.
Ma nel momento in cui vide le gemelle, si fermò.
La sua espressione passò da una cortese curiosità a un'incredulità assoluta.
I suoi occhi andarono da Beatrice...
...a Maria...
...poi di nuovo a Beatrice.
Il colore gli scomparve dal viso.
Sussurrò una sola parola.
«Impossibile.»
Beatrice gli rivolse un sorriso educato.
«Buongiorno, signore.»
Maria inclinò la testa.
«Perché ci guarda così?»
Daniele non rispose.
Si limitò a fissare direttamente me.
«Rachele», disse piano, «quelle bambine...»
Prima che potesse finire, entrò una donna bionda ed elegante.
Amanda Santoro.
La sua futura moglie.
Gli passò un braccio intorno al braccio e seguì il suo sguardo immobile fino alle mie figlie.
Poi guardò me.
«Finalmente ti ho trovata», disse.
Sentii ogni battito del mio cuore rimbombare nel silenzio della boutique.
Amanda non sembrava arrabbiata.
Sembrava sollevata.
Poi aprì la sua borsa firmata e ne estrasse con cura una vecchia fotografia.
Ritraeva me.
Otto anni più giovane.
In piedi accanto a Daniele.
Con una mano appoggiata sul ventre già gonfio per la gravidanza.







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