Divertimento

Mia Cognata Rise Della Mia Vecchia Scatola Di Legno, Ma La Seconda Busta Del Notaio Svelò Il Segreto Che La Famiglia Nascondeva Da Anni

Il nome di Paolo rimase sospeso nello studio come qualcosa di materiale.

Nessuno si mosse.

Il telefono era ancora nella mia mano e la registrazione continuava, ma dopo quel nome arrivarono soltanto alcuni secondi di rumori confusi: un motore in lontananza, un colpo secco, il respiro di Riccardo. Poi la sua voce tornò per un istante.

«Se Elena scopre la scatola, dille che io…»

Silenzio.

Il messaggio terminava lì.

Guardai lo schermo, aspettando stupidamente che comparisse altro.

Niente.

Alzai gli occhi verso Paolo.

«Che cosa gli hai fatto?»

«Nulla.»

«Ha pronunciato il tuo nome.»

«Lo so.»

«La notte prima di morire ti ha chiamato. Tu me l’hai nascosto per due anni. Adesso sento mio marito dire che ha sbagliato a fidarsi di qualcuno e subito dopo pronuncia il tuo nome. Vuoi ancora dirmi che non significa nulla?»

Paolo fece un passo verso di me.

Indietreggiai.

«Non avvicinarti.»

Si fermò.

Beatrice osservava entrambi, ma la sua espressione non era quella di chi aveva appena ottenuto una conferma. Sembrava confusa.

«Fammi sentire di nuovo», disse.

Riprodussi il messaggio.

Questa volta ascoltai ogni rumore.

“…Andrea non è venuto da solo. Ho sbagliato a fidarmi di qualcuno.”

Pausa.

“Paolo.”

Beatrice aggrottò la fronte.

«Non sta dicendo che si fidava di Paolo.»

La guardai.

«Cosa?»

«Ascolta la pausa. Potrebbe stare chiamando Paolo.»

Paolo abbassò lo sguardo.

«È esattamente quello che stava facendo.»

La rabbia mi esplose dentro.

«Allora parla.»

Paolo si sedette lentamente.

Quella notte Riccardo lo aveva chiamato alle 22:46. Gli aveva detto di aver incontrato Andrea Rinaldi e di aver finalmente ottenuto una prova sui trasferimenti. Non aveva spiegato quale. Gli aveva soltanto chiesto di raggiungerlo.

«Dove?»

«In un parcheggio vicino alla vecchia sede logistica.»

«Ci sei andato?»

Paolo esitò.

«Sì.»

Beatrice si voltò di scatto.

«Questo non lo sapevo.»

«Quando arrivai, Riccardo non c’era più.»

«E Andrea?»

«Nemmeno.»

«Hai chiamato Riccardo?»

«Sei volte. Non rispose.»

Mi aggrappai al bordo della scrivania.

«E il giorno dopo morì.»

Paolo annuì.

«Perché non sei andato alla polizia?»

«Ci sono andato.»

Quella risposta cambiò tutto.

Paolo tirò fuori il telefono, cercò una fotografia e me la mostrò. Era la copia di una dichiarazione rilasciata due giorni dopo l’incidente. Il suo nome era lì.

«La polizia sapeva?»

«Sapeva della telefonata. Non sapeva dei documenti. Quando raccontai a Vittorio ciò che Riccardo mi aveva detto, fu lui a chiedermi di tacere finché non avesse capito chi poteva essere coinvolto.»

«E tu gli hai obbedito per due anni?»

«Pensavo che stesse proteggendo te.»

«Da cosa?»

Paolo mi guardò.

«Non l’ho mai saputo.»

Beatrice prese la cartellina nera e iniziò a sfogliare i documenti.

«Andrea non poteva organizzare tutto da solo.»

La guardai.

«Finalmente siamo d’accordo.»

«Non hai capito.» Indicò una serie di autorizzazioni. «Questi trasferimenti richiedevano due livelli di approvazione.»

Paolo si avvicinò.

Su ogni pagamento compariva il codice di Andrea.

Accanto, un secondo codice.

VM-01.

Sentii il cuore accelerare.

«Vittorio Marchetti?» domandai.

Beatrice scosse la testa.

«Papà utilizzava VM-00.»

Il silenzio tornò.

«Allora chi era VM-01?»

Beatrice chiuse la cartellina.

«Riccardo.»

Mi sembrò che la stanza si inclinasse.

«No.»

«Era il suo codice.»

«Stai mentendo.»

«Perché dovrei?»

Strappai quasi i fogli dalle sue mani.

Era vero.

Riccardo aveva autorizzato alcuni dei pagamenti verso Orione Consulting.

Non tutti.

Ma abbastanza.

«Forse stava seguendo il denaro», disse Paolo.

Volevo credergli.

Avevo bisogno di credergli.

Poi ricordai la chiavetta USB.

La inserimmo nel computer di Vittorio.

C’erano decine di cartelle. Contratti, estratti bancari, fotografie. Una cartella portava una data: 14 OTTOBRE.

Dentro trovammo un video.

La telecamera sembrava quella di sicurezza di un parcheggio.

22:31.

Riccardo entrava nell’inquadratura.

Pochi minuti dopo arrivava Andrea.

Non c’era audio.

I due discutevano.

Andrea consegnò a Riccardo una busta.

Poi comparve una terza persona.

Beatrice trattenne il fiato.

Non era Paolo.

Era una donna.

Il volto non si vedeva bene, ma Riccardo la conosceva. Le andò incontro immediatamente.

Lei gli consegnò qualcosa.

Un piccolo oggetto.

Riccardo lo guardò e sembrò sconvolto.

«Chi è?» chiesi.

Beatrice non rispose.

«Beatrice.»

Lei avvicinò il viso allo schermo.

«Credo di saperlo.»

Prima che potesse aggiungere altro, il video terminò.

Controllai la durata.

Mancavano diciassette minuti rispetto all’orario indicato nel nome originale del file.

«È stato tagliato.»

Paolo annuì.

Cercammo altre copie.

Niente.

Ma nella stessa cartella trovammo un documento di testo creato da Vittorio cinque mesi dopo la morte di Riccardo.

Lo aprii.

C’erano poche righe.

Andrea Rinaldi non ha rubato il denaro. Riccardo non lo stava aiutando. Entrambi stavano cercando di capire dove finisse realmente.

Continuai.

VM-01 è stato utilizzato anche dopo la morte di Riccardo.

Beatrice si lasciò cadere sulla sedia.

Se qualcuno aveva continuato a utilizzare le credenziali di mio marito, allora i documenti che sembravano accusarlo potevano essere stati manipolati.

Sotto c’era un’ultima frase.

Ho scoperto chi possedeva l’accesso secondario. Non posso affrontarlo senza prove. Se mi succede qualcosa, cercate il registro cartaceo del 2019.

«Dov’è?» chiesi.

Beatrice mi guardò.

«Nell’archivio della sede centrale.»

Presi la chiavetta.

«Andiamo.»

«Adesso?»

«Adesso.»

Arrivammo alla Marchetti Industrie poco dopo le nove di sera. Beatrice utilizzò il proprio badge per entrare. L’archivio occupava il piano interrato.

Scaffali metallici.

Scatole numerate.

Trovammo il 2019 dopo quasi venti minuti.

Ma lo spazio corrispondente al registro era vuoto.

Beatrice impallidì.

«Era qui.»

«Come fai a saperlo?»

«Perché papà mi mandò a cercarlo sei mesi fa.»

Mi voltai lentamente.

«E cosa gli dicesti?»

«Che non l’avevo trovato.»

Un rumore metallico arrivò dall’altra estremità dell’archivio.

Paolo spense immediatamente la torcia del telefono.

Qualcuno stava aprendo la porta.

Ci nascondemmo dietro gli scaffali.

Una figura entrò.

Accese la luce.

Quando vidi il suo volto, non lo riconobbi.

Beatrice sì.

La sua mano afferrò il mio braccio.

«Non è possibile», sussurrò.

L’uomo si avvicinò allo scaffale del 2019 e tirò fuori da sotto il cappotto un grosso registro.

Lo stesso che stavamo cercando.

Poi sollevò il telefono.

«L’ho trovato», disse. «Vittorio aveva ragione a nasconderlo.»

Fece una pausa.

«Ma Elena ha già aperto la scatola.»

Beatrice strinse ancora più forte il mio braccio.

Mi avvicinai al suo orecchio.

«Chi è?»

Lei impiegò alcuni secondi prima di rispondere.

«Andrea Rinaldi.»

Sentii il cuore fermarsi.

L’uomo che tutti credevamo scomparso dopo la morte di Riccardo era a pochi metri da noi.

Poi Andrea pronunciò un’altra frase al telefono.

«Devo consegnare il registro alla donna che Riccardo incontrò quella notte. Prima che Elena scopra chi è davvero.»

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