Divertimento

Mia Cognata Rise Della Mia Vecchia Scatola Di Legno, Ma La Seconda Busta Del Notaio Svelò Il Segreto Che La Famiglia Nascondeva Da Anni

Andrea Rinaldi rimase immobile per qualche secondo, con il telefono ancora vicino all’orecchio e il registro stretto sotto il braccio. Io riuscivo a sentire il mio stesso respiro. Beatrice mi teneva ancora il polso, mentre Paolo, nascosto dall’altro lato dello scaffale, mi fece un cenno chiarissimo: non muoverti.

«No», disse Andrea al telefono. «Non posso portartelo lì. Elena è già dentro questa storia molto più di quanto Vittorio volesse.»

Una pausa.

«Lo so cosa avevamo promesso a Riccardo.»

Quelle parole cancellarono ogni prudenza.

Uscii da dietro lo scaffale.

«Che cosa avevate promesso a mio marito?»

Andrea si voltò di scatto.

Il telefono gli scivolò quasi dalla mano.

Beatrice mormorò il mio nome dietro di me, ma ormai era troppo tardi.

Andrea mi fissò. Non sembrava un uomo sorpreso di vedermi viva. Sembrava un uomo che aveva trascorso due anni sperando di non dovermi mai incontrare.

«Chiuda la chiamata», dissi.

Andrea guardò lo schermo.

Poi obbedì.

Paolo e Beatrice uscirono dal nascondiglio.

Quando Andrea vide Paolo, la sua espressione cambiò.

«Quindi alla fine gliel’hai detto.»

«Non abbastanza», rispose Paolo.

«A quanto pare nessuno mi ha detto abbastanza.»

Indicai il registro.

«Cominciamo da quello.»

Andrea lo strinse più forte.

«Questo documento non dovrebbe essere qui.»

«Nemmeno lei.»

Beatrice avanzò. «È sparito dopo la morte di mio fratello. Mio padre l’ha cercata per mesi.»

«Suo padre sapeva dove trovarmi.»

Beatrice si fermò.

«Cosa?»

Andrea abbassò gli occhi.

«Vittorio mi ha aiutato a sparire.»

Il silenzio fu totale.

Andrea raccontò che Orione Consulting non era nata per sottrarre denaro alla Marchetti Industrie. Era stata creata anni prima come società intermediaria per alcuni investimenti riservati. Il problema era iniziato quando qualcuno aveva cominciato a utilizzare quella struttura per spostare denaro verso conti che Vittorio non aveva autorizzato.

Riccardo se n’era accorto.

«Per questo usava VM-01?» chiesi.

«Sì. Autorizzava piccoli trasferimenti controllati per seguire il percorso del denaro. Io lo aiutavo.»

«E dopo la sua morte qualcuno ha continuato a usare il suo codice.»

Andrea annuì.

«Per far sembrare che fosse lui il responsabile.»

Sentii un dolore quasi fisico.

Per due anni avevo creduto che Riccardo fosse morto in un incidente. Da poche ore avevo persino dovuto considerare che potesse aver rubato all’azienda di suo padre. Ora scoprivo che qualcuno aveva costruito prove contro di lui quando non poteva più difendersi.

«Chi?»

Andrea guardò il registro.

«È quello che questo può dimostrare.»

Lo posò sopra una scrivania dell’archivio.

Aprì alcune pagine.

Le registrazioni cartacee riportavano ogni assegnazione dei codici digitali, comprese le autorizzazioni temporanee.

VM-01 apparteneva a Riccardo.

Ma sotto il suo nome compariva una nota.

ACCESSO DI EMERGENZA DUPLICATO — AUTORIZZAZIONE V.M.

«Vittorio?» domandai.

Andrea scosse la testa.

«La firma sembra sua. Ma non lo è.»

Beatrice prese il registro.

«Come può esserne sicuro?»

«Perché Vittorio non firmava mai “V. Marchetti” nei documenti interni. Scriveva sempre il nome completo. Riccardo lo sapeva.»

Sfogliai le pagine successive.

Accanto all’accesso duplicato c’era un codice dipendente.

M-117.

«A chi appartiene?»

Andrea non rispose.

«Andrea.»

«Quel codice non esiste più nel sistema.»

«Ma esisteva nel 2019.»

«Sì.»

Beatrice improvvisamente si irrigidì.

«M-117.»

La guardammo.

«Lo conosci?»

Lei sembrava scavare nella memoria.

«L’ho visto da qualche parte.»

Poi il suo viso cambiò.

«Nell’ufficio di papà.»

«Quando?»

«Dopo il funerale di Riccardo. C’era una scheda del personale sulla scrivania. Papà la nascose quando entrai.»

Andrea chiuse il registro.

«Allora Vittorio aveva già capito.»

«Capito cosa?» chiesi.

«Che chiunque avesse usato quell’accesso lavorava dentro l’azienda da anni.»

Presi il telefono.

«Chiamo Bassi. Gli auditor possono identificare il codice.»

Andrea mi afferrò il polso.

Paolo fece immediatamente un passo avanti.

«Lasciala.»

Andrea mi lasciò.

«Se coinvolgete gli auditor adesso, la persona che stiamo cercando saprà che abbiamo il registro.»

«Forse lo sa già.»

Indicai il suo telefono.

«A chi stava parlando?»

Andrea rimase in silenzio.

«Alla donna del video?»

Questa volta vidi la risposta prima ancora che parlasse.

«Sì.»

«Chi è?»

«Una persona che ha aiutato Riccardo.»

«Ha un nome.»

«Certo.»

«Allora me lo dica.»

Andrea guardò Beatrice.

Poi Paolo.

Infine tornò a me.

«Sofia De Santis.»

Quel nome non mi diceva nulla.

Beatrice invece sbiancò.

«La segretaria di papà?»

«Non era soltanto la sua segretaria.»

Sentii immediatamente nascere un altro sospetto.

«Cosa significa?»

Andrea esitò.

«Sofia lavorava con Vittorio da ventisette anni. Conosceva ogni movimento dell’azienda, ogni password amministrativa, ogni persona che entrava nel suo ufficio.»

«È lei M-117?»

«No.»

«Allora perché Riccardo la incontrò quella notte?»

Andrea inspirò lentamente.

«Perché Sofia aveva scoperto a chi apparteneva quel codice.»

Mi avvicinai.

«E perché non è andata alla polizia?»

«Perché la persona dietro M-117 aveva qualcosa con cui ricattarla.»

Beatrice rise nervosamente.

«State costruendo un’assurdità dietro l’altra.»

Andrea la fissò.

«Chieda a Sofia.»

«Dove si trova?»

«Mi aspettava.»

Guardò l’orologio.

«Diciassette minuti fa.»

Quello stesso numero mi attraversò la mente.

Diciassette minuti.

La parte mancante del video.

«Portaci da lei.»

Andrea esitò, poi annuì.

Sofia abitava a meno di dieci chilometri dalla sede aziendale, in una piccola casa alla periferia della città. Durante il tragitto nessuno parlò.

Quando arrivammo, la porta d’ingresso era socchiusa.

Andrea fu il primo a capire che qualcosa non andava.

«Sofia?»

Entrammo.

La casa era vuota.

Sul tavolo della cucina c’erano due tazze di caffè. Una era ancora tiepida.

Qualcuno era stato lì poco prima.

Accanto alle tazze trovammo una busta.

Sul davanti c’era scritto:

PER ELENA.

La aprii.

Dentro c’era una tessera aziendale.

Numero dipendente:

M-117.

Ma la fotografia era stata rimossa.

Sotto c’era un biglietto scritto a mano.

Vittorio ha commesso un errore. Ha cercato il proprietario del codice tra i dipendenti. M-117 non apparteneva più a un dipendente quando Riccardo morì.

Giravo il foglio quando qualcosa cadde sul tavolo.

Una vecchia fotografia.

Vittorio.

Riccardo.

Beatrice.

E una quarta persona che non avevo mai visto.

Sul retro Sofia aveva scritto:

M-117 è stato assegnato originariamente a questa persona. Vittorio lo cancellò dai registri quando lasciò la famiglia nel 2012.

Beatrice prese la fotografia.

La vidi perdere colore.

«Lo conosci?» chiesi.

Le sue labbra tremarono appena.

«Sì.»

«Chi è?»

Beatrice sollevò lentamente gli occhi verso di me.

«Nostro zio.»

Andrea la corresse.

«No.»

Ci voltammo verso di lui.

«È quello che Vittorio vi ha sempre fatto credere.»

Andrea indicò l’uomo nella fotografia.

«Quell’uomo non è vostro zio. È il fratello maggiore di Riccardo e Beatrice.»

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