Divertimento

Mia Cognata Rise Della Mia Vecchia Scatola Di Legno, Ma La Seconda Busta Del Notaio Svelò Il Segreto Che La Famiglia Nascondeva Da Anni

Beatrice continuò a fissare la fotografia come se Andrea avesse pronunciato una frase in una lingua sconosciuta.

«Mio fratello maggiore è Riccardo.»

«No», disse Andrea.

La voce gli uscì stanca, quasi riluttante.

«Riccardo era il secondo figlio di Vittorio.»

Beatrice lasciò cadere la fotografia sul tavolo. «Mio padre aveva un fratello, Matteo. Se n’è andato quando ero giovane. Non veniva mai alle feste, non compariva nelle fotografie di famiglia. È lui.»

Andrea scosse la testa.

«Si chiama Matteo Marchetti. Ma Vittorio non era suo fratello.»

Il silenzio nella cucina di Sofia diventò opprimente.

Andrea spiegò che Matteo era nato quando Vittorio aveva appena vent’anni. La madre era una ragazza con cui aveva avuto una relazione prima di conoscere la donna che sarebbe diventata la madre di Riccardo e Beatrice. Vittorio aveva riconosciuto Matteo privatamente, ma per ragioni familiari e societarie il ragazzo era cresciuto ufficialmente come suo fratellastro.

«Riccardo lo scoprì nel 2012», continuò Andrea. «Quell’anno Matteo lasciò l’azienda.»

Guardai la tessera M-117.

«Perché?»

«Perché voleva essere riconosciuto pubblicamente come figlio.»

Beatrice sembrava sul punto di perdere l’equilibrio.

«E papà rifiutò.»

«Sì.»

«Per proteggere l’azienda?»

Andrea esitò.

«Per proteggere voi.»

«Da vostro fratello?» chiesi.

«Da ciò che sarebbe successo se Matteo avesse ottenuto accesso alle quote familiari. Vittorio aveva scoperto che aveva già usato l’azienda per coprire debiti personali.»

Paolo prese la tessera.

«Ma se il suo codice fu cancellato nel 2012, come poteva essere usato anni dopo?»

Andrea indicò la nota sul registro.

Accesso duplicato.

Qualcuno aveva riattivato le vecchie credenziali di Matteo utilizzando una falsa autorizzazione di Vittorio.

«Matteo non poteva farlo dall’esterno», disse Paolo.

«Esatto.»

La frase mi riportò alla domanda che continuava a inseguirci.

Qualcuno dentro l’azienda lo aveva aiutato.

«Sofia sapeva chi.»

Andrea annuì.

Guardai le due tazze.

«E probabilmente la persona che era seduta qui con lei lo sa ancora.»

Cercammo nella casa senza toccare più del necessario. Nessun segno evidente di colluttazione. La borsa di Sofia era sparita, così come il cappotto.

Poi Beatrice trovò qualcosa accanto al telefono fisso.

Un foglio strappato.

Tre parole.

San Michele. 23:30.

Paolo guardò l’orologio.

«Mancano quaranta minuti.»

San Michele era una vecchia proprietà industriale dei Marchetti fuori città, inutilizzata da anni.

Andrea afferrò il registro.

«Non possiamo andare tutti.»

«Io vengo», dissi.

«Elena—»

«Mio marito è morto dentro questa storia. Vittorio ha costruito tutto perché arrivassi fin qui. Non resto indietro adesso.»

Beatrice prese il cappotto.

«Nemmeno io.»

Arrivammo a San Michele poco prima delle undici e mezza.

L’edificio era quasi completamente buio. Una sola luce filtrava da una finestra al piano terra.

Entrammo da una porta laterale.

Sentii delle voci.

Una era quella di Sofia.

«Non puoi continuare a nasconderti dietro Riccardo.»

Una voce maschile rispose.

«Riccardo ha scelto da che parte stare.»

Ci avvicinammo.

Attraverso una porta socchiusa vidi Sofia.

Davanti a lei c’era l’uomo della fotografia.

Matteo.

Era più vecchio, naturalmente, ma il volto era inconfondibile.

«Dov’è il registro?» domandò.

«Non ce l’ho.»

«Andrea sì.»

«Non avrai più niente da lui.»

Matteo rise piano.

«Pensi ancora che Andrea sia innocente?»

Andrea accanto a me si irrigidì.

Sofia rispose qualcosa che non sentii.

Poi Matteo pronunciò una frase che cambiò l’espressione di Andrea.

«Digli che racconti a Elena perché Riccardo prese la macchina quella notte.»

Mi voltai verso Andrea.

Lui evitò il mio sguardo.

Entrai nella stanza.

«Puoi raccontarmelo tu.»

Matteo si girò.

Per un attimo nessuno parlò.

I suoi occhi si posarono su Beatrice.

«Sei diventata identica a nostra madre.»

Beatrice impallidì.

«Non chiamarla così.»

Matteo sorrise amaramente.

«Vittorio ha fatto davvero un ottimo lavoro.»

«Dov’è la verità su Riccardo?» chiesi.

Matteo mi osservò.

«Tu devi essere Elena.»

«Rispondi.»

«Riccardo venne qui quella notte.»

Guardai Andrea.

«Mi avevi detto che dopo il parcheggio era sparito.»

«Perché non sapevo dove fosse andato.»

Matteo continuò.

Riccardo aveva scoperto l’identità di M-117 e aveva deciso di affrontarlo. Ma non era venuto per denunciare Matteo.

Era venuto per proporgli un accordo.

«Stai mentendo», disse Beatrice.

«Chiedilo a Sofia.»

Guardammo tutti lei.

Sofia chiuse gli occhi.

«Riccardo voleva recuperare il denaro prima che Vittorio scoprisse tutto.»

Mi mancò il respiro.

«Perché avrebbe dovuto proteggerlo?»

Sofia guardò Matteo.

«Perché aveva scoperto che Matteo non aveva agito da solo.»

Finalmente.

«Chi lo aiutava?»

Sofia aprì la bocca.

Un rumore arrivò dall’esterno.

Fari attraversarono le finestre.

Un’auto si fermò davanti all’edificio.

Matteo cambiò immediatamente espressione.

«Non doveva venire.»

«Chi?» chiese Beatrice.

La porta principale si aprì.

Passi lenti.

Poi una donna comparve sulla soglia.

La riconobbi.

L’avevo vista decine di volte ai pranzi di famiglia, ai funerali, alle riunioni societarie.

Claudia Ferretti.

Cugina di Vittorio e membro del consiglio di amministrazione della Marchetti Industrie.

Beatrice sembrò quasi sollevata.

«Zia Claudia?»

Claudia non rispose.

Guardò Matteo.

Poi Sofia.

Infine me.

«Quindi Vittorio è riuscito a portarvi tutti nello stesso posto anche da morto.»

Matteo fece un passo indietro.

«Non avresti dovuto venire.»

Claudia sorrise.

«Nemmeno tu avresti dovuto tornare.»

Sofia si mise davanti a me.

«Elena, vai via.»

Ma ormai avevo capito.

«Era lei.»

Claudia mi guardò.

«Cosa?»

«L’accesso interno. Matteo aveva M-117, ma qualcuno doveva riattivarlo.»

Nessuno parlò.

Claudia posò lentamente la borsa su un tavolo.

«Riccardo era intelligente. Anche troppo. Scoprì i trasferimenti prima di Vittorio.»

Beatrice tremava.

«Hai rubato all’azienda?»

«Non era così semplice.»

«Allora rendilo semplice», dissi.

Claudia mi fissò.

«Matteo aveva bisogno di denaro. Io avevo bisogno del suo nome. Un ex membro della famiglia era il capro espiatorio perfetto.»

Matteo rise amaramente.

«Finché hai deciso di usare anche il codice di Riccardo.»

Il volto di Claudia si indurì.

«Quello non faceva parte dell’accordo.»

Guardai Matteo.

«Quindi chi lo usò dopo la morte di mio marito?»

Matteo indicò Claudia.

Lei, invece, indicò Sofia.

Per un istante nessuno respirò.

Poi Sofia tirò fuori dalla tasca una piccola chiavetta.

«Basta.»

La posò sul tavolo.

«Vittorio mi chiese di conservarla finché Elena non fosse arrivata alla verità.»

Claudia fece un passo avanti.

Andrea la bloccò.

«Cosa contiene?» domandai.

Sofia mi guardò.

«Gli ultimi diciassette minuti del video.»

Quelli mancanti.

Inserimmo la chiavetta nel vecchio computer dell’ufficio.

Il filmato riprese esattamente dal punto in cui era stato interrotto.

Vidi Riccardo parlare con Sofia.

Poi Andrea andarsene.

Infine comparve Claudia.

Discusse con Riccardo.

Non c’era audio.

Riccardo salì in macchina.

Claudia rimase ferma.

Pensai fosse finita.

Poi apparve un’altra inquadratura.

Parcheggio laterale.

Riccardo fermò l’auto.

Qualcuno salì dal lato passeggero.

Beatrice emise un suono soffocato.

Conoscevo quell’uomo.

Tutti noi lo conoscevamo.

Vittorio.

Mio suocero era salito nell’auto di Riccardo meno di un’ora prima dell’incidente.

Il video terminò.

Mi voltai verso Sofia.

«Vittorio mi disse che Riccardo era morto da solo.»

Sofia abbassò lo sguardo.

«Perché quella era la versione che doveva restare.»

«Perché?»

Lei sembrò lottare contro qualcosa per anni rimasto chiuso dentro di lei.

Poi disse:

«Perché Vittorio era con Riccardo quando l’auto uscì di strada. E tuo marito non fu l’unico a uscire vivo da quella macchina.»

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