Il silenzio che seguì fu più violento di una porta sbattuta. Teresa fissò il documento come se quelle poche righe potessero cambiare da sole, mentre Paolo fece un passo avanti e poi si fermò, indeciso se avvicinarsi o sparire nel corridoio. Alessandro, invece, non guardava il foglio. Guardava me. Ed era proprio quello il problema.
«Tu lo sapevi», dissi.
Non alzai la voce. Non ne avevo bisogno.
Alessandro passò una mano sulla nuca. Era un gesto che conoscevo bene. Lo faceva quando cercava una frase abbastanza credibile da evitare una discussione.
«Francesca, possiamo parlarne dentro.»
«Siamo già dentro casa mia.»
Teresa si voltò di scatto verso suo figlio.
«Che significa che lo sapevi?»
Alessandro non rispose.
Vidi il colore sparire lentamente dal volto di mia suocera e per la prima volta, da quando ero arrivata, la sua sicurezza vacillò. Guardò di nuovo me, poi le valigie, poi la porta alle sue spalle.
«Questa villa era di vostro padre», disse infine. «Tutti lo sanno.»
«No. Questa villa apparteneva a mio padre.»
Paolo mi fissò.
«A tuo padre?»
Annuii.
Era una storia che Alessandro conosceva dal primo anno del nostro matrimonio. Mio padre aveva acquistato quella villa molto prima che io conoscessi lui, attraverso una società immobiliare che portava il cognome di mia madre. Quando morì, la proprietà passò a me. Alessandro non aveva mai pagato un euro per comprarla. Aveva contribuito alle spese quotidiane, certo, come qualsiasi marito avrebbe fatto, ma il rogito era rimasto esclusivamente a mio nome.
Teresa aveva semplicemente deciso che una casa così grande, abitata da suo figlio, dovesse appartenere alla sua famiglia.
E io l'avevo lasciata credere.
«Alessandro», disse Teresa con voce più bassa, «perché non me l'hai mai detto?»
Mio marito chiuse gli occhi per un istante.
«Perché non era importante.»
Risi senza allegria.
«Non era importante finché tua madre non ha messo le mie cose sul marciapiede.»
Teresa raccolse il documento dalla valigia e lo lesse rapidamente. Poi mi guardò con un'espressione diversa. Non più superiorità. Calcolo.
«Va bene. C'è stato un malinteso.»
«No.»
«Francesca, ero arrabbiata.»
«Hai aperto i miei armadi. Hai preparato tre valigie. Hai chiamato Paolo. Hai aspettato che tornassi. Non è un malinteso, Teresa. È un piano.»
Paolo abbassò lo sguardo.
Quella piccola reazione non mi sfuggì.
Mi voltai verso di lui.
«Tu sapevi che mi avrebbero mandata via?»
«Io… Teresa mi aveva detto che Alessandro voleva parlarti.»
«Non è quello che ti ho chiesto.»
Paolo si morse il labbro e guardò suo fratello.
Alessandro scattò immediatamente.
«Paolo, lascia stare.»
Sentii qualcosa stringermi lo stomaco.
«No. Adesso parla.»
Teresa tentò di intervenire.
«Non trasformiamo tutto in un interrogatorio.»
«Tre minuti fa mi stavi cacciando da casa mia. Direi che abbiamo superato la fase delle buone maniere.»
Presi il telefono dalla borsa e lo appoggiai sopra la valigia.
«Allora?»
Paolo inspirò lentamente.
«Ieri sera Alessandro ha detto che voleva chiederti una separazione.»
Quelle parole mi colpirono, ma non furono la parte peggiore.
La parte peggiore fu vedere che Alessandro non lo negava.
Lo fissai.
«Da quanto tempo?»
«Francesca…»
«Da quanto tempo hai deciso di lasciarmi?»
«Non ho deciso niente.»
«Tuo fratello ha appena detto il contrario.»
Alessandro si avvicinò di un passo.
«Avevo detto che avevo bisogno di tempo. Mia madre ha esagerato.»
Teresa si girò verso di lui, indignata.
«Adesso sarebbe colpa mia? Sei stato tu a dire che non sopportavi più questa situazione.»
Sentii il sangue pulsarmi nelle tempie.
«Quale situazione?»
Nessuno rispose.
«Quale situazione, Alessandro?»
Lui guardò sua madre con rabbia.
Fu allora che capii che non stavano semplicemente nascondendo una separazione. C'era qualcos'altro.
Teresa strinse il documento tra le dita.
«Francesca, certe cose riguardano la famiglia.»
«Io sono sua moglie.»
«Forse ancora per poco.»
Alessandro si voltò verso di lei.
«Mamma, basta.»
Questa volta il tono era diverso. Non timido. Non esitante. Spaventato.
Lo conoscevo abbastanza da riconoscerlo.
Mi avvicinai.
«Che cosa non devo sapere?»
«Niente.»
«Non mentirmi.»
«Non ti sto mentendo.»
«Allora guardami negli occhi.»
Non lo fece.
Quella risposta bastò.
Raccolsi le valigie una alla volta e le riportai nell'ingresso. Teresa provò a fermarmi.
«Che cosa stai facendo?»
«Rimetto le mie cose dentro casa mia.»
«E noi?»
La guardai.
«Voi ve ne andate.»
Paolo non protestò. Prese subito la giacca.
Teresa, invece, rimase ferma.
«Non puoi cacciare Alessandro.»
«Posso chiedere a chiunque di lasciare una proprietà intestata esclusivamente a me. Ma per il momento non sto cacciando mio marito.»
Alessandro sollevò lo sguardo, sorpreso.
«Voglio solo parlare con lui senza sua madre nella stanza.»
Teresa fece per rispondere, ma Alessandro la interruppe.
«Vai.»
«Alessandro—»
«Ho detto vai.»
Era la prima volta in sei anni che lo sentivo parlare così a sua madre.
Teresa mi lanciò uno sguardo pieno di rabbia e uscì insieme a Paolo. La porta si chiuse. Rimasi sola con mio marito nel grande ingresso, circondata dalle valigie che sua madre aveva preparato per me.
Per qualche secondo nessuno parlò.
Poi Alessandro si sedette sul gradino della scala.
Sembrava improvvisamente più vecchio.
«Non volevo che accadesse così.»
«Come doveva accadere?»
Si passò le mani sul viso.
«Dovevo parlarti domani.»
«Di una separazione?»
Silenzio.
«O di qualcos'altro?»
Alessandro guardò verso il soggiorno.
Seguì il suo sguardo.
Sul tavolo, accanto a una bottiglia di vino aperta, c'era una cartellina blu che non avevo mai visto prima.
Mi avvicinai.
Lui si alzò di scatto.
«Francesca, aspetta.»
Troppo tardi.
Aprii la cartellina.
Dentro c'erano alcune copie di documenti bancari, una valutazione della villa e una bozza di contratto con il nome di Alessandro.
Lessi le prime righe.
Poi tornai indietro e le rilessi.
La villa era stata indicata come garanzia per un finanziamento da ottocentomila euro.
Il mio indirizzo.
La mia proprietà.
E in fondo alla pagina c'era una firma.
Una firma che avrebbe dovuto essere la mia.
Solo che io non avevo mai firmato quel documento.
Sollevai lentamente gli occhi verso mio marito.
«Alessandro… chi ha firmato al posto mio?»
Lui diventò pallido.
Poi guardò la porta da cui sua madre era appena uscita.
E in quel momento capii che la separazione poteva essere soltanto il problema più piccolo.







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