Quelle tre parole cambiarono il modo in cui tutti nella stanza guardarono il caso.
**Ci penseranno loro.**
Non era una minaccia pronunciata durante una lite.
Non era una frase detta per spaventarmi.
Matteo stava parlando con sua madre, convinto che nessuno li ascoltasse.
Il Generale Leoni fece interrompere immediatamente la riproduzione.
«Da questo momento nessuno informa Matteo o Laura dell’esistenza di questa registrazione.»
L’ufficiale del controspionaggio annuì.
«Dobbiamo capire chi siano “loro”.»
Io continuavo a fissare il telefono sigillato dentro la busta delle prove.
«Keller lo sa.»
«Probabilmente.»
«Allora smetterà di parlare soltanto quando penserà di avere ancora qualcosa da proteggere.»
Leoni mi rivolse uno sguardo breve.
«E se capisce che Matteo ha lasciato una registrazione simile, potrebbe cambiare idea.»
Non dovemmo aspettare molto.
Quella sera Keller chiese nuovamente di parlare con gli investigatori.
Non confessò.
Non ancora.
Ma smise di sostenere che Matteo fosse soltanto un conoscente occasionale.
Ammetteva di averlo incontrato più volte.
Disse che all’inizio Matteo gli forniva informazioni apparentemente innocue: i miei viaggi, i periodi in cui ero fuori casa, le persone che frequentavo per motivi professionali.
Poi erano arrivate richieste più specifiche.
Keller sosteneva che Matteo avesse accettato spontaneamente.
Quando gli chiesero perché, rispose:
«Perché aveva bisogno di soldi. E perché odiava il fatto che sua moglie avesse più autorità di lui.»
Quelle parole non mi sorpresero.
Mi disgustarono soltanto per quanto fossero plausibili.
Keller ammise anche che Laura conosceva parte dell’accordo.
Secondo lui, era stata lei a incoraggiare Matteo.
«La madre continuava a dire che il Colonnello doveva essere rimessa al suo posto», riferì l’investigatore leggendo il verbale.
Mi voltai verso la finestra.
Quante volte avevo sentito Laura pronunciare versioni più gentili della stessa frase?
Una moglie non dovrebbe guadagnare più del marito.
Una donna sposata dovrebbe mettere la famiglia davanti alla carriera.
Una madre sarebbe stata più felice se suo figlio avesse sposato una donna normale.
Per anni le avevo considerate provocazioni.
Forse, invece, erano state avvertimenti.
Keller continuò a negare qualsiasi piano per farmi del male.
Poi gli fecero ascoltare soltanto una parte della registrazione.
La voce di Matteo:
«Keller ha detto che se non sarà più utile…»
Fermarono l’audio lì.
L’investigatore raccontò che Keller era diventato pallido.
«Voglio un avvocato.»
Quella fu la sua unica risposta.
Alle 7:15 della mattina seguente arrivò il risultato completo dell’analisi del dispositivo installato sul mio portatile.
Non aveva copiato documenti classificati.
Quella fu la prima buona notizia da due giorni.
Il mio lavoro operativo veniva svolto esclusivamente attraverso sistemi protetti.
Il portatile personale conteneva invece calendari, prenotazioni, conferme di viaggio e alcune comunicazioni amministrative.
Informazioni apparentemente banali.
Ma sufficienti a prevedere dove mi sarei trovata.
Uno dei tecnici ricostruì gli accessi.
Il dispositivo era stato consultato fisicamente almeno nove volte.
Quasi sempre mentre ero fuori città.
In tre occasioni, Matteo risultava ufficialmente al lavoro.
Le telecamere della concessionaria dimostrarono che non lo era.
Aveva mentito anche su quello.
Alle 9:40 il mio avvocato mi chiamò con un altro sviluppo.
La compravendita della casa nel Lazio era stata sospesa.
I fondi residui erano stati congelati.
Alessia aveva consegnato spontaneamente le chiavi e tutti i messaggi scambiati con Matteo.
Tra quei messaggi ne esisteva uno inviato cinque mesi prima.
**Appena lei sarà fuori, non dovremo più nasconderci.**
Alessia gli aveva chiesto cosa intendesse con «fuori».
Matteo aveva risposto:
**Fuori dalla mia vita. In un modo o nell’altro.**
Mi appoggiai allo schienale.
«Alessia non ha mai chiesto spiegazioni?»
«Dice che pensava parlasse di divorzio.»
Forse era vero.
Forse aveva scelto di credere alla versione più semplice.
Anch’io lo avevo fatto troppe volte.
Nel primo pomeriggio arrivò finalmente la svolta che Leoni aspettava.
Keller decise di collaborare parzialmente.
Disse che Matteo non era stato reclutato per rubare segreti.
Era stato reclutato per creare accesso.
La società straniera voleva capire quali ufficiali sarebbero entrati nei nuovi programmi strategici dell’Esercito.
Il mio nome aveva acquisito importanza solo negli ultimi mesi.
Con la promozione, tutto era cambiato.
Secondo Keller, Matteo avrebbe dovuto continuare a raccogliere informazioni sui miei movimenti e cercare occasioni per avvicinare dispositivi o persone all’ambiente che frequentavo.
«E se avessi lasciato l’Esercito?» chiesi quando mi riferirono la dichiarazione.
L’ufficiale esitò.
«Keller sostiene che il piano sarebbe stato abbandonato.»
«E la frase “ci penseranno loro”?»
«Dice di non averla mai pronunciata.»
«Gli credete?»
Nessuno rispose.
Poi arrivò un dettaglio che complicò tutto.
Keller affermò che, due settimane prima, Matteo aveva chiesto più denaro.
Molto più denaro.
In cambio aveva promesso che presto avrebbe avuto «accesso totale».
Keller aveva rifiutato.
Matteo allora gli aveva detto che esisteva un’altra possibilità.
Un contatto diverso.
Qualcuno disposto a pagare di più.
Quella sera gli investigatori recuperarono dal telefono segreto di Matteo un numero che non era mai stato chiamato.
Soltanto messaggi criptati.
Uno risaliva a quattro giorni prima.
**La promozione è confermata. Procediamo con il piano alternativo.**
La risposta arrivata pochi minuti dopo conteneva un indirizzo.
Un deposito industriale fuori Roma.
Gli investigatori ottennero rapidamente l’autorizzazione.
Quando entrarono, trovarono il locale quasi vuoto.
Quasi.
In un armadietto metallico c’erano copie della mia fotografia, del mio calendario personale e della planimetria della nostra casa.
Ma fu ciò che trovarono nell’ultima cartella a far chiamare immediatamente Leoni.
Era un dossier su di me.
In copertina non c’era il mio nome.
C’era soltanto una parola.
**BERSAGLIO.**
Sotto, scritta a mano, una data.
La mattina successiva.
**Continua — premi Parte 8 per leggere il seguito.**







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