Divertimento

Cinque Anni Dopo Avermi Lasciata Incinta, Ha Visto I Miei Gemelli Al Centro Commerciale — E Sua Madre È Impallidita Quando Ha Capito Che Il Segreto Da Due Milioni Stava Per Venire Fuori

Per qualche secondo Damiano non reagì. Restò davanti a sua madre con la stessa espressione immobile che aveva avuto quando aveva visto Edoardo e Noè per la prima volta, ma questa volta nei suoi occhi non c'era stupore. C'era paura. «Spiegati», disse. Evelina si asciugò rapidamente una lacrima, quasi si vergognasse di averla lasciata cadere. «Non qui.» Damiano rise piano, senza alcuna ironia. «No. Questa volta non scappi dietro una porta chiusa o un avvocato. Hai appena detto che mio padre non era preoccupato dei miei figli, ma di me. Quindi parla.» Evelina guardò verso il negozio di giocattoli. «Non davanti a loro.» Per una volta fui d'accordo con lei.

Raggiunsi Bianca e le chiesi di portare i gemelli a casa. Edoardo protestò perché voleva mostrarmi un robot che aveva trovato, mentre Noè continuava a osservare Damiano da lontano con quella sua attenzione silenziosa. Prima di andare, Edoardo mi abbracciò e indicò Damiano. «Quell'uomo viene con noi?» «No, amore.» Damiano sentì. Abbassò lo sguardo, e qualcosa nel suo volto mi fece capire quanto quella semplice risposta gli fosse costata. Quando Bianca e i bambini scomparvero nella folla, Evelina propose di andare nel salottino privato di un hotel poco distante. Nessuno di noi voleva aspettare.

Venti minuti dopo eravamo seduti attorno a un tavolo basso. Damiano non toccò l'acqua che gli avevano portato. Posò il telefono davanti a sé con la lettera di Vassalli ancora aperta sullo schermo. «Trentadue anni», disse. «È la mia età quando è stata scritta quella lettera. Quindi riguarda la mia nascita.»

Evelina annuì.

«Alessandro non era mio padre?»

La domanda arrivò netta.

Evelina sollevò immediatamente gli occhi. «Alessandro era tuo padre in ogni modo che conta.»

«Non è quello che ti ho chiesto.»

Lei strinse le dita.

«No», disse infine. «Non era tuo padre biologico.»


Damiano non si mosse.

Io sentii un peso allo stomaco. In cinque anni avevo odiato quell'uomo per la sua codardia, ma in quel momento vidi soltanto qualcuno a cui stavano togliendo, frase dopo frase, le fondamenta della propria identità.

«Chi?» chiese.

Evelina scosse la testa. «Non posso ancora dirtelo.»

Damiano si alzò bruscamente. «Non puoi?»

«Perché non ne sono certa.»

Quella risposta lo fermò.

Evelina inspirò lentamente. «Quando avevo ventisei anni, io e Alessandro attraversammo una crisi. Eravamo sposati da poco, ma il nostro matrimonio era stato voluto soprattutto dalle famiglie. In quel periodo conobbi un uomo. Durò poche settimane. Quando scoprii di essere incinta, non sapevo con certezza chi fosse il padre.»

«E Alessandro accettò?»

«Mi amava più di quanto meritassi.» La voce le tremò. «Disse che il bambino sarebbe stato suo. Non volle fare nessun test.»


Damiano tornò lentamente a sedersi.

«E Vassalli come lo sapeva?»

«Riccardo era il migliore amico di Alessandro. Era anche l'unica persona che conosceva tutta la storia.»

Qualcosa non mi convinceva. «Se Alessandro non voleva sapere chi fosse il padre biologico, perché trentadue anni dopo improvvisamente una gravidanza avrebbe reso necessario scoprirlo?»

Evelina mi guardò. Per la prima volta non vidi ostilità nei suoi occhi. Vidi quasi sollievo che fossi stata io a porre la domanda.

«Perché quando Mara rimase incinta», disse, «Alessandro aveva appena scoperto che l'altro uomo era tornato.»

Damiano irrigidì le spalle.

«Chi era?»

«Non lo sapevo. Alessandro non mi disse il nome.»

«Era il tuo amante e non conosci il suo nome?»


«Conoscevo il nome con cui si era presentato.»

Damiano la fissò incredulo.

«Si faceva chiamare Lorenzo De Santis. Ma Alessandro scoprì che quella persona non era mai esistita.»

Il silenzio divenne pesante.

«Ecco perché fece aprire un'indagine privata», continuò Evelina. «Scoprì che qualcuno aveva seguito Mara già prima che lei ti dicesse della gravidanza.»

Mi raddrizzai.

«Seguito me?»

Evelina annuì.

«Per quanto tempo?»

«Almeno tre settimane.»


Un ricordo che avevo dimenticato riaffiorò improvvisamente: un'auto scura parcheggiata per diversi giorni davanti al mio ufficio. All'epoca avevo pensato appartenesse a qualcuno del palazzo.

«Perché nessuno me lo disse?»

«Alessandro pensava che informarti ti avrebbe messa in pericolo.»

Risi amaramente. «Questa famiglia sembra avere un modo molto particolare di proteggere le persone.»

Evelina abbassò gli occhi.

Damiano prese il telefono. «Voglio tutto il fascicolo.»

«Potrebbero esserci centinaia di pagine.»

«Le leggerò tutte.»

Proprio allora arrivò un altro allegato.

Questa volta era un rapporto investigativo datato cinque anni prima.


Damiano lo aprì.

C'erano fotografie. La mia vecchia casa. Il mio ufficio. La fermata dell'autobus che prendevo ogni mattina.

Mi si gelò il sangue.

Poi comparve una fotografia che non avevo mai visto.

Ero io, incinta di pochi mesi, mentre uscivo dall'ospedale dopo un controllo. La foto doveva essere stata scattata da molto lontano.

Sotto c'era una nota.

**Soggetto B confermato. Gravidanza gemellare.**

Damiano lesse la frase due volte.

«Sapevano che erano gemelli.»

Io avevo scoperto di aspettare due bambini soltanto quella mattina.


Qualcuno mi aveva seguito fino all'ospedale.

Scorremmo altre pagine. L'ultima conteneva una fotografia sfocata di un uomo che osservava l'ingresso della clinica.

Evelina si avvicinò allo schermo.

Le sfuggì un respiro.

«È lui.»

Damiano si voltò. «Chi?»

«Lorenzo.»

L'immagine era vecchia e poco nitida, ma il volto dell'uomo era abbastanza visibile. Capelli grigi, corporatura alta, una cicatrice sottile vicino alla tempia.

Damiano ingrandì la fotografia.

Sotto compariva il vero nome identificato dagli investigatori di Alessandro.


**Leone Valenti.**

Damiano rimase immobile.

Io non conoscevo quel nome.

Lui sì.

«No», sussurrò.

«Chi è?» chiesi.

Damiano mi guardò.

«Il presidente della Valenti Capital.»

Conoscevo almeno quel nome. Una delle società finanziarie più potenti d'Italia, concorrente storica della Mercuri Holding.

Evelina sembrava incapace di respirare.


Damiano continuò a scorrere il rapporto finché raggiunse l'ultima pagina.

C'era una nota scritta personalmente da Alessandro.

**Se la verifica confermerà che Damiano è figlio di Valenti, non dovrà mai essere informato prima che io abbia messo al sicuro Mara e i bambini. La questione non riguarda soltanto la successione Mercuri. Valenti sa dell'esistenza della gravidanza.**

Sotto, Alessandro aveva aggiunto una seconda frase a mano.

**E credo che stia cercando i bambini.**

Il telefono di Damiano squillò.

Numero sconosciuto.

Ci guardammo.

Damiano rispose e attivò l'altoparlante.

Per qualche secondo sentimmo soltanto un respiro.


Poi una voce maschile, calma e anziana, pronunciò cinque parole.

«Finalmente hai trovato i miei nipoti.»

Evelina lasciò cadere il bicchiere.

Sul display comparve automaticamente il nome associato al numero.

**Leone Valenti.**

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