Divertimento

Cinque Anni Dopo Avermi Lasciata Incinta, Ha Visto I Miei Gemelli Al Centro Commerciale — E Sua Madre È Impallidita Quando Ha Capito Che Il Segreto Da Due Milioni Stava Per Venire Fuori

Damiano non rispose subito. Il nome di Leone Valenti brillava sullo schermo mentre il rumore del bicchiere caduto da Evelina sembrava ancora vibrare nella stanza. Io sentii soltanto una cosa: aveva detto “i miei nipoti”. Non “i bambini”. Non “i tuoi figli”. I miei nipoti. Una certezza, non un sospetto. Mi alzai. «Come fa a sapere dei gemelli?» La voce dall'altoparlante rimase calma. «Buonasera, Mara.» Sentire il mio nome pronunciato da quell'uomo mi fece gelare. Damiano afferrò il telefono. «Se ti sei avvicinato ai bambini—» «Non ho fatto loro nulla.» «Come sai che sono due?» «Perché so della loro esistenza da cinque anni.»

Evelina si portò una mano alla bocca. «Leone, basta.»

Seguì un breve silenzio.

«Evelina», disse lui. «Sono passati trentasette anni e continui a pensare che il silenzio possa aggiustare tutto.»

Damiano si alzò. «Voglio sapere come hai avuto questo numero e perché stavi seguendo Mara.»

«Non ero io a seguirla.»

«Nel fascicolo c'è una tua fotografia fuori dalla clinica.»

«Lo so. Alessandro voleva che la trovassi.»

Quella frase cambiò l'espressione di Evelina.

«Stai mentendo.»


«Chiediti perché il suo investigatore fotografò me ma non cercò mai di fermarmi.»

Damiano serrò la mascella. «Parla chiaramente.»

Leone sospirò. «Tuo padre e io abbiamo commesso molti errori, ma Alessandro non era uno stupido. Quando scoprì che Mara era incinta, mi contattò.»

Evelina scattò in piedi. «Non è possibile.»

«Mi incontrò a Lugano il 22 marzo.»

Evelina impallidì.

«Dov'eri quel giorno?» chiese Damiano.

Lei non rispose.

«Mamma.»

«Alessandro mi disse che aveva una riunione con degli investitori.»


Leone continuò: «Mi mostrò una fotografia di Damiano e mi chiese se volessi sapere la verità.»

«Quale verità?» domandò Damiano.

«Se fossi mio figlio.»

Il silenzio diventò quasi insopportabile.

«E tu cosa facesti?»

«Rifiutai.»

Damiano sembrò sorpreso.

«Perché?»

«Perché tuo padre mi disse che, se avessi accettato il test, avrei dovuto promettere di non entrare nella tua vita finché lui fosse rimasto vivo.»

«Comodo.»


«No. Codardo.»

Per la prima volta la voce di Leone perse sicurezza. «Avevo già abbandonato tua madre una volta. Non volevo distruggere anche l'uomo che ti aveva cresciuto.»

Guardai Evelina. Le lacrime le scorrevano silenziosamente sul viso.

«Ma poi Mara rimase incinta», continuò Leone, «e qualcosa cambiò.»

«Cosa?»

«La successione Valenti.»

Damiano chiuse gli occhi per un istante, come se finalmente vedesse la forma del problema.

Leone non aveva altri figli riconosciuti. Lo sapeva tutta la stampa economica italiana. Se Damiano fosse stato biologicamente suo, e se Edoardo e Noè fossero stati figli di Damiano, l'esistenza dei gemelli avrebbe avuto conseguenze su un patrimonio enorme.

«Ecco perché Alessandro trasferì il denaro?» chiesi.

«In parte.»


«Quasi due milioni di euro per cosa?»

Leone rimase in silenzio.

«Rispondi», disse Damiano.

«Per comprare una cosa che non avrebbe mai dovuto esistere.»

Mi strinsi le braccia.

«Che cosa?»

«Un test genetico.»

Damiano si immobilizzò.

Evelina sussurrò: «Non avevi fatto nessun test.»

«Io no.»


«Allora chi?»

«Riccardo Vassalli.»

Tutto tornava sempre a quell'uomo.

Leone spiegò che Vassalli aveva ottenuto illegalmente un campione biologico di Damiano durante una visita medica aziendale. Aveva poi confrontato il profilo con quello di Leone, recuperato anni prima durante una causa assicurativa. Alessandro aveva scoperto l'esistenza dell'analisi prima che venisse utilizzata.

«Il risultato?» chiese Damiano.

«Non l'ho mai visto.»

Damiano rise amaramente. «E dovrei crederti?»

«No. Dovresti trovare Vassalli.»

«È scomparso.»

«Non è scomparso.»


Evelina sollevò la testa.

«Che cosa significa?»

«Significa che qualcuno lo ha pagato per restare invisibile.»

Sentii immediatamente la connessione. «Il trasferimento.»

«Esatto.»

Damiano guardò il documento sul telefono. «Un milione e ottocentocinquantamila euro.»

«Alessandro comprò da Vassalli tutti i risultati, i campioni e le copie. Almeno credeva di averlo fatto.»

«Ma?»

«Una copia rimase fuori dal fascicolo 47-B.»

Damiano si avvicinò al telefono. «Dove?»


«Non lo so. Ma qualcuno la cercava cinque anni fa. Ed è per questo che Mara veniva sorvegliata.»

Il sangue mi si raffreddò.

«Quindi chi mi seguiva?»

Leone rimase in silenzio abbastanza a lungo da farmi capire che conosceva la risposta.

«Un uomo che lavorava per la Mercuri Holding.»

Damiano guardò sua madre.

Evelina scosse immediatamente la testa. «Non io.»

«Chi?»

«Non lo so.»

Leone intervenne. «Io credo di sì.»


Damiano si chinò sul telefono. «Dimmi il nome.»

«Prima portate i bambini in un luogo sicuro.»

Mi attraversò un'ondata di rabbia. «I miei figli non sono pedine nelle vostre guerre di famiglia.»

«Hai ragione», disse Leone. «Ed è esattamente per questo che Alessandro cercò di tenerti lontana.»

Presi il telefono dalle mani di Damiano. «Ascoltami bene. Se sai chi mi seguiva, me lo dici adesso.»

Per alcuni secondi sentii soltanto il suo respiro.

Poi Leone pronunciò un nome.

«Vittorio Mercuri.»

Guardai Damiano.

«Chi è?»


Il suo volto era diventato improvvisamente duro.

«Mio zio.»

Evelina si alzò di scatto. «È impossibile. Vittorio aiutò Alessandro a cercare Vassalli.»

«Appunto», rispose Leone.

Damiano cominciò a camminare avanti e indietro. «Vittorio controllava la sicurezza aziendale. Aveva accesso alle auto, agli investigatori, ai miei appuntamenti medici…»

«E oggi?» chiesi.

Damiano si fermò.

«Oggi è vicepresidente della Mercuri Holding.»

Leone aggiunse: «E se Damiano risultasse figlio biologico mio, una clausola nello statuto familiare potrebbe mettere in discussione il suo controllo sulle quote Mercuri.»

Finalmente vidi il movente.


Non riguardava soltanto il denaro.

Riguardava chi avrebbe controllato un impero.

«Perché chiamarci proprio adesso?» chiese Damiano.

La risposta di Leone arrivò immediatamente.

«Perché stamattina qualcuno ha tentato di comprare da me il silenzio.»

«Chi?»

«Non si è presentato personalmente. Mi ha mandato una copia di qualcosa.»

Sentimmo il suono di un messaggio in arrivo.

Damiano guardò il proprio telefono.

Una fotografia.

La aprì.

Era un documento medico vecchio di cinque anni. In alto compariva il nome di una clinica privata romana. Sotto c'erano due codici genetici e una percentuale.

**Probabilità di relazione biologica: 99,98%.**

Damiano smise di respirare.

«È il test tra me e te?» domandò.

«Guarda la data», disse Leone.

Lo feci anch'io.

Il test era stato eseguito sette mesi dopo la nascita dei gemelli.

Non cinque anni prima.

Qualcuno aveva continuato l'indagine dopo la loro nascita.

Poi vidi una seconda pagina.

Tre profili genetici.

Damiano.

Edoardo.

Noè.

Mi si piegarono le gambe.

«Come hanno ottenuto il DNA dei miei figli?»

Nessuno rispose.

In fondo alla pagina c'era il nome del richiedente.

Damiano ingrandì l'immagine.

Non era Vittorio.

Non era Vassalli.

Non era Alessandro.

Era una donna.

**Richiedente: Bianca Benedetti.**

Mia sorella.

La stessa donna a cui, meno di un'ora prima, avevo affidato Edoardo e Noè.

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