Divertimento

Cinque Anni Dopo Avermi Lasciata Incinta, Ha Visto I Miei Gemelli Al Centro Commerciale — E Sua Madre È Impallidita Quando Ha Capito Che Il Segreto Da Due Milioni Stava Per Venire Fuori

«Io non so di cosa stia parlando.» Le parole mi uscirono quasi senza voce. Damiano continuava a guardarmi, ma non vidi accusa nei suoi occhi. Questa volta no. Dopo tutto ciò che era emerso nelle ultime ore, sembrava aver finalmente imparato che una frase pronunciata da un Mercuri non era necessariamente la verità. Dall'altoparlante arrivò una risata sommessa. «Certo che non lo sai, Mara. Alessandro era molto bravo a prendere decisioni per gli altri.» «Passami mia madre», disse Damiano. «Evelina sta bene.» «Non te l'ho chiesto.» La voce di Vittorio diventò più fredda. «Hai sempre avuto il carattere di Alessandro. È ironico, considerando tutto.» Damiano strinse il telefono. «Se le hai fatto qualcosa—» «Tra un'ora, villa Mercuri. Vieni con Mara. Porta Vassalli. Se volete sapere perché Alessandro ha legato quasi metà del patrimonio ai gemelli, avrete bisogno di tutti i pezzi.»

La chiamata si interruppe.

«Non andiamo», disse Bianca immediatamente.

Io guardai verso il piano superiore. «Tu rimani con Edoardo e Noè.»

«Mara—»

«Questa volta non discutere.»

Bianca abbassò lo sguardo.

Riccardo, invece, sembrava improvvisamente nervoso. «Vittorio vuole qualcosa.»

«La chiave», disse Damiano.

Vassalli la strinse istintivamente nel pugno.


«Allora non gliela daremo.»

Un'ora dopo attraversammo il cancello della villa Mercuri alle porte di Roma. Non ero mai stata lì, ma riconobbi immediatamente quel tipo di ricchezza che non aveva bisogno di essere mostrata: pietra antica, cipressi perfettamente allineati, finestre alte illuminate nel buio. Damiano parcheggiò davanti all'ingresso. Prima di scendere mi guardò.

«Qualunque cosa scopriamo stasera, non cambia quello che ho fatto cinque anni fa.»

Non mi aspettavo quelle parole.

«No.»

«Avevo paura. Mio padre minacciava di togliermi dall'azienda, mia madre mi diceva che avrei distrutto tutto. E io scelsi la soluzione più vigliacca.»

Lo guardai.

«Non ti sto chiedendo di perdonarmi», continuò. «Voglio soltanto che tu sappia che non userò queste menzogne per trasformarmi nella vittima.»

Per cinque anni avevo immaginato Damiano che chiedeva perdono. Nelle mie fantasie trovavo sempre una frase capace di ferirlo. Ora non ne trovai nessuna.

«Entriamo», dissi.


Evelina era nel salone. Stava bene. Vittorio Mercuri era accanto al camino, un uomo sulla sessantina, elegante, capelli argento e una calma inquietante. Quando vidi il suo viso, qualcosa mi colpì immediatamente.

Gli occhi.

Non erano grigi come quelli di Damiano.

Ma la forma era identica.

Damiano lo notò.

Vittorio sorrise appena. «Finalmente.»

«Sei mio padre?» chiese Damiano.

Nessun preambolo.

Evelina chiuse gli occhi.

Vittorio guardò lei. «Vuoi dirglielo tu?»


«Non osare.»

«Sono passati trentasette anni.»

Damiano si voltò verso sua madre. «Rispondi.»

Evelina tremava.

«Una notte», disse infine. «Una sola notte.»

Vittorio non sorrise più.

«Alessandro era fuori città. Avevamo litigato. Io avevo bevuto. Vittorio...» Si fermò. «Non è una giustificazione.»

«Quindi è possibile.»

«Sì.»

Damiano abbassò lo sguardo.


Riccardo intervenne. «Possibile non significa certo.»

Vittorio lo fissò. «Hai ancora la chiave.»

«Sì.»

«Allora possiamo smettere di fingere.»

«Perché ti interessa tanto?» chiesi.

Vittorio si voltò verso di me.

«Perché Alessandro ha costruito una bomba legale attorno alla propria azienda.»

Andò verso una scrivania e prese una cartellina.

«Tre mesi prima di morire modificò il patto familiare. Se Damiano fosse risultato figlio biologico di un altro uomo, le sue quote personali non sarebbero tornate alla famiglia. Sarebbero passate ai suoi discendenti diretti.»

Sentii il cuore accelerare.


«Edoardo e Noè.»

«Esatto.»

Damiano sfogliò i documenti. «Perché?»

Evelina rispose piano. «Perché Alessandro sapeva che Vittorio avrebbe cercato di estrometterti.»

Vittorio rise. «Tuo marito non era un santo.»

«Ma ti conosceva.»

«Abbastanza da sapere che non avrei permesso a un figlio illegittimo di controllare la Mercuri Holding.»

Damiano alzò gli occhi. «Quindi hai distrutto la relazione con Mara.»

Vittorio non negò.

Mi si fermò il respiro.


«Sei stato tu a mostrare a Damiano i documenti falsi.»

«Sì.»

Finalmente.

Una verità pulita in mezzo a decine di mezze verità.

«E hai fatto seguire Mara», continuò Damiano.

«Dovevo sapere se la gravidanza sarebbe arrivata a termine.»

Feci un passo verso di lui. «Hai fatto rubare il DNA dei miei figli.»

«Avevo bisogno di sapere se fossero davvero tuoi.»

«Erano bambini.»

«Erano eredi.»


Quelle due parole cancellarono qualsiasi dubbio su quell'uomo.

Damiano lo fissò con disgusto. «E Bianca?»

«Un intermediario la contattò. Lei aveva bisogno di denaro.»

«E Leone Valenti?» chiese Evelina.

Vittorio sorrise amaramente. «La distrazione perfetta. Tutti sapevano della vostra vecchia relazione. Bastava lasciare abbastanza indizi perché Alessandro guardasse nella direzione sbagliata.»

Riccardo scosse la testa. «Ma Alessandro non lo fece.»

Il sorriso di Vittorio scomparve.

«No.»

«Fece analizzare il tuo DNA.»

Silenzio.


Vittorio guardò la chiave.

«Dammi quella.»

Riccardo la infilò in tasca. «No.»

Damiano comprese improvvisamente. «Tu non conosci il risultato.»

Vittorio non rispose.

«È questo che vuoi», continuò. «Non sai se sei davvero mio padre.»

Evelina guardò Vittorio come se lo vedesse per la prima volta.

Io cominciai finalmente a capire il disegno di Alessandro. Aveva lasciato tutti nell'incertezza perché l'incertezza impediva a Vittorio di agire apertamente.

«Domattina andremo a Lugano», disse Damiano.

Vittorio fece un passo avanti. «Se aprite quella cassetta, non potrete tornare indietro.»


«Abbiamo già superato quel punto.»

«Pensi che dentro ci sia soltanto un test?»

Riccardo impallidì.

Damiano lo notò.

«Che altro c'è?»

Vassalli non rispose.

«Riccardo.»

«Alessandro aggiunse qualcosa prima di morire.»

«Cosa?»

Riccardo guardò Evelina.


«Una registrazione.»

Vittorio perse improvvisamente la calma. «Non esiste nessuna registrazione.»

Quella reazione fu più eloquente di una confessione.

«Di cosa?» chiesi.

Riccardo inspirò.

«Dell'incontro in cui qualcuno ammise di aver manipolato Damiano per costringerlo a lasciare Mara.»

Damiano fissò Vittorio.

«Tu.»

«Non sai di cosa parli.»

«Domani lo sapremo.»

Vittorio fece un altro passo, ma Evelina gli si mise davanti.

«Basta.»

La sua voce era cambiata.

«Per trentasette anni ho protetto questa famiglia mentendo. Ho perso mio marito. Ho quasi perso mio figlio. E oggi ho guardato due bambini che non sapevano nemmeno chi fossimo. Basta.»

Damiano la osservò a lungo.

Poi prese il mio cappotto.

«Andiamo.»

Stavamo raggiungendo la porta quando Vittorio parlò.

«Mara.»

Mi fermai.

«Prima di andare a Lugano, dovresti chiedere a Riccardo perché Alessandro scelse proprio te come seconda chiave.»

Mi voltai.

Vassalli era diventato pallido.

«Che significa?»

Vittorio sorrise.

«Diglielo, Riccardo.»

Nessuno parlò.

«Digli perché Alessandro sapeva che Mara non avrebbe mai venduto quei bambini, qualunque cifra le avessimo offerto.»

Riccardo abbassò lentamente gli occhi.

«Perché conosceva suo padre.»

Il mio cuore ebbe un sussulto.

«Mio padre è morto quando avevo diciassette anni.»

«No», disse Riccardo.

Sentii il pavimento sparire sotto i piedi.

«L'uomo che ti ha cresciuta è morto quando avevi diciassette anni.»

Damiano si voltò verso di me.

«Riccardo, che cosa stai dicendo?»

Lui tirò fuori il telefono e aprì una vecchia fotografia digitalizzata. Me la porse.

Nell'immagine c'erano tre uomini molto giovani davanti a quella stessa villa.

Riconobbi Alessandro.

Riconobbi Vittorio.

Il terzo uomo aveva i miei occhi.

Sul retro della fotografia, fotografata insieme all'immagine, qualcuno aveva scritto tre nomi.

**Alessandro Mercuri. Vittorio Mercuri. Giulio Benedetti.**

Mi mancò il respiro.

Riccardo mi guardò.

«Alessandro non ti scelse per caso, Mara. Il fascicolo 47-B non riguarda soltanto chi è il padre biologico di Damiano.»

Fece una pausa.

«Riguarda anche chi era davvero il tuo.»

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