Divertimento

Cinque minuti dopo il divorzio, mio padre mi disse di cambiare tutti i PIN: quella sera il conto da 920.000 euro del mio ex fu rifiutato

Guardai la fotografia finché gli occhi non cominciarono a bruciarmi.

Mia madre era viva.

Quello avrebbe dovuto essere l’unico pensiero importante.

Invece continuavo a fissare la mano di Tommaso sulla sua spalla.

Non sembrava una posa casuale.

Sembrava un messaggio.

«Dimmi tutto», dissi.

Mio padre rimase immobile accanto al computer.

«Emilia—»

«No. Basta mezze verità.»


Indicai lo schermo.

«Daniele mi ha sposata per qualcosa che riguarda la nostra famiglia. Vanessa lo conosceva da anni prima che io entrassi nella sua vita. Tommaso è vivo. Mia madre è con lui. E adesso scopro l’esistenza di un fondo di cui nessuno mi ha mai parlato.»

Riccardo abbassò lentamente lo sguardo.

«Hai ragione.»

Fu quasi peggio sentirglielo ammettere.

Papà aprì una cartella diversa sul computer.

Questa non era datata 2014.

Il nome era semplice.

EF.

Le mie iniziali.


Mi voltai verso di lui.

«Che cos’è?»

«Il Fondo Ferri non è un normale patrimonio familiare.»

Aprì il primo documento.

Era un atto notarile.

Molte pagine erano oscurate nelle copie digitali, ma una frase era perfettamente leggibile.

Beneficiaria primaria: Emilia Ferri.

Sentii lo stomaco chiudersi.

«Io?»

«Il fondo fu costituito da tuo nonno poco prima di morire. Per anni nessuno gli diede molta importanza. Poi scoprimmo che una parte delle partecipazioni contenute al suo interno era collegata a società finite nell’indagine del 2014.»


«Quanto vale?»

Papà esitò.

«Oggi non è semplice stabilirlo.»

«Papà.»

«L’ultima valutazione seria superava gli ottanta milioni di euro.»

Rimasi senza parole.

Ottanta milioni.

Per anni avevo creduto che il più grande segreto economico della mia vita fosse la società che avevo costruito da sola.

Invece esisteva qualcosa intestato a me che valeva più di quanto avessi mai immaginato.

«Perché Daniele non ha potuto prenderlo durante il divorzio?»


«Perché legalmente non ne hai ancora il controllo.»

«Allora chi ce l’ha?»

Papà chiuse il documento.

«Nessuno, finché non vengono soddisfatte alcune condizioni.»

«Quali condizioni?»

«Ed è questo che Tommaso cercava di proteggere.»

Mi passai una mano sul viso.

«Hai appena evitato di rispondere.»

Riccardo annuì.

«Perché una delle condizioni riguarda tua madre.»


Il silenzio cadde nella stanza.

Mi voltai immediatamente verso la fotografia.

«In che modo?»

«Il fondo richiede due verifiche indipendenti prima dell’attivazione definitiva. Una finanziaria.»

«E l’altra?»

«Familiare.»

«Che significa?»

«Tua madre possiede una dichiarazione notarile originale. Io possiedo parte della documentazione finanziaria. Tu sei la beneficiaria.»

Finalmente capii.

«Quindi nessuno può aprire il fondo da solo.»


«Esatto.»

«E la custodia rossa?»

Papà guardò l’immagine di Tommaso alla stazione di Zurigo.

«Conteneva l’originale della prima chiave documentale.»

«Prima?»

«Ce ne sono due.»

La mia mente tornò immediatamente alle parole della registrazione.

Non può essere aperto con una password.

«Daniele sapeva tutto questo?»

«Probabilmente non tutto. Ma abbastanza.»


Mi allontanai dal computer.

All’improvviso ogni stranezza del nostro matrimonio sembrò assumere una forma diversa.

Le domande casuali sui miei nonni.

Il suo interesse per i vecchi documenti di famiglia.

Le volte in cui aveva insistito per accompagnarmi a casa dei miei genitori anche quando io volevo andare da sola.

Pensavo fosse attenzione.

Forse stava cercando qualcosa.

«E Vanessa?»

«Se suo padre lavorava con la rete originale, potrebbe aver saputo del fondo prima ancora di Daniele.»

«Quindi lei non mi ha rubato mio marito.»


«Emilia...»

«No.»

Lo guardai.

«Forse erano una squadra dall’inizio.»

Prima che papà potesse rispondere, il telefono vecchio vibrò.

Nuovo messaggio.

Questa volta c’era un file audio.

Riccardo fece per prenderlo.

Lo fermai.

«Lo ascoltiamo insieme.»


Premetti play.

Per alcuni secondi sentimmo soltanto il rumore di un motore.

Poi la voce di mia madre.

«Emilia, sto bene.»

Il cuore mi saltò nel petto.

«Non fare nulla di impulsivo. Non fidarti di chi ti dice che esiste una sola versione della storia.»

Seguì un fruscio.

Poi la voce di Tommaso.

Più ruvida di quella registrata dodici anni prima.

«Riccardo ti dirà che ti ha protetta.»


Mio padre chiuse gli occhi.

«Daniele ti dirà che non aveva scelta. Vanessa ti dirà che suo padre è morto portandosi la verità nella tomba.»

Una pausa.

«Mentono tutti in parte.»

Il file terminò.

«Vanessa crede che suo padre sia morto?» chiesi.

Papà aprì gli occhi.

«Alberto Conti è ufficialmente morto nove anni fa.»

«Ufficialmente?»

«Incidente nautico. Corpo mai recuperato.»

Un brivido mi attraversò.

Tommaso aveva scelto quella frase con cura.

Non aveva detto che Alberto fosse morto.

Aveva detto che Vanessa avrebbe affermato che suo padre era morto con la verità.

«Dobbiamo andare a Zurigo», dissi.

«È quello che vogliono.»

«Tommaso è con mamma.»

«Sì.»

«E se non fosse lui il nemico?»

Papà mi fissò.

«Non trasformarlo in un alleato solo perché ha mandato una registrazione.»

«Non lo sto facendo. Sto dicendo che non sappiamo più chi stia usando chi.»

Il telefono vibrò di nuovo.

Coordinate.

Un parcheggio sotterraneo vicino alla stazione centrale di Zurigo.

Orario: domani, 11:30.

Poi una frase.

Porta solo la seconda chiave.

Guardai mio padre.

«Qual è la seconda chiave?»

Questa volta non esitò.

Si tolse dal collo una sottile catena che non gli avevo mai visto togliere.

Appeso c’era un piccolo cilindro d’acciaio, lungo poco più di tre centimetri.

Lo svitò.

All’interno comparve una minuscola chiave fisica.

«Questa.»

La fissai.

«Ce l’hai avuta addosso per tutti questi anni?»

«Dal giorno in cui Tommaso scomparve.»

«E Daniele lo sapeva?»

«Non credo.»

Una nuova notifica comparve sul telefono.

Non arrivava da Tommaso.

Era un messaggio della banca.

Accesso autorizzato a una vecchia cassetta di sicurezza collegata al Fondo Ferri.

Zurigo.

Ore 22:17.

Mio padre diventò pallido.

«Non è possibile.»

«Perché?»

«Per aprire quella cassetta servono due identità autorizzate.»

Guardai l’orario.

L’accesso era avvenuto appena tre minuti prima.

«Chi sono?»

Riccardo digitò rapidamente sul computer.

Poi si fermò.

Il suo volto si svuotò completamente.

Sul registro comparivano due nomi.

Il primo era Tommaso Ferri.

Il secondo era Daniele Moretti.

E sotto, accanto alla voce “verifica completata”, c’era una data registrata otto anni prima.

La settimana precedente al nostro matrimonio.

Continuava — premi Parte 6 per leggere il seguito.

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