Rilessi il registro tre volte.
Tommaso Ferri.
Daniele Moretti.
Verifica completata otto anni prima.
Una settimana prima del mio matrimonio.
Sentii un vuoto aprirsi nello stomaco.
«Quindi Daniele sapeva del fondo prima di sposarmi.»
Mio padre non rispose.
Non ne aveva bisogno.
«E Tommaso era con lui.»
«Sì.»
«Allora spiegami perché mio zio avrebbe aiutato l’uomo che mi ha usata.»
Riccardo continuava a fissare lo schermo.
«Forse non lo stava aiutando.»
«Papà, hanno aperto insieme una cassetta collegata al mio patrimonio.»
«Una cassetta che, fino a stasera, credevo fosse inutilizzabile.»
Mi voltai verso di lui.
«Che cosa c’era dentro?»
«Non lo so.»
Quella risposta mi fece ridere senza alcuna ironia.
«Naturalmente.»
Presi il telefono vecchio e guardai le coordinate che Tommaso ci aveva inviato.
Zurigo.
11:30.
Porta solo la seconda chiave.
Per la prima volta capii che forse non stava cercando di attirarmi lì per ottenere la chiave.
Forse voleva impedire a qualcun altro di prenderla.
«Partiamo stanotte.»
Riccardo sollevò lo sguardo.
«Emilia.»
«Se rimaniamo qui, continueremo a reagire ai loro messaggi. Io voglio vedere chi sta muovendo davvero questa storia.»
«Ti hanno minacciata.»
«Hanno minacciato mamma.»
«Ed è esattamente per questo che devi restare lontana.»
Mi avvicinai al tavolo.
«Daniele mi ha sposata sapendo che ero la beneficiaria di un fondo da più di ottanta milioni. Vanessa lo conosceva da quindici anni. Tommaso è vivo. Mia madre è con lui. E qualcuno ha appena riaperto una cassetta bloccata da otto anni.»
Indicai la piccola chiave nella mano di mio padre.
«Non resterò a Milano aspettando che decidano cosa devo sapere.»
Riccardo mi fissò a lungo.
Poi richiuse il cilindro d’acciaio.
«Allora non andrai da sola.»
«Il messaggio dice—»
«Non mi interessa.»
«Se Tommaso vede te, potrebbe sparire.»
«Se vede te da sola, potrebbe essere esattamente ciò che vuole.»
Alla fine partimmo poco dopo mezzanotte.
Niente carte.
Niente telefoni personali.
Niente automobile intestata a uno di noi.
Papà usò contanti e documenti che non volli nemmeno chiedergli da dove provenissero.
Durante il viaggio non riuscii a dormire.
Continuavo a ripensare alla settimana prima del mio matrimonio.
Daniele era stato insolitamente nervoso.
Aveva insistito per trascorrere due giorni fuori città per un presunto incontro di lavoro.
All’epoca non ci avevo dato peso.
Adesso sapevo dove era stato.
Zurigo.
E sapevo con chi.
Arrivammo poco dopo le nove.
Papà prese una stanza in un piccolo albergo lontano dal centro.
Alle 10:42 qualcuno bussò.
Riccardo estrasse istintivamente dalla giacca una piccola arma.
Io trattenni il respiro.
«Chi è?»
Una voce femminile rispose.
«Emilia.»
Conoscevo quella voce.
Aprii la porta prima che papà potesse fermarmi.
Vanessa era davanti a noi.
Ma non assomigliava affatto alla donna che poche ore prima aveva indossato una collana da 590.000 euro all’Aurum Club.
Niente seta.
Niente gioielli.
Niente sorriso.
Aveva i capelli raccolti male e una piccola ferita sul labbro.
Riccardo la trascinò dentro e richiuse immediatamente la porta.
«Come ci hai trovati?»
«Non ho trovato voi.»
Vanessa guardò me.
«Ho seguito Daniele.»
Quelle parole cambiarono l’aria nella stanza.
«Dov’è?»
«A Zurigo.»
«Con Tommaso?»
Vanessa scosse la testa.
«Daniele non sa dove si trova Tommaso.»
Papà fece un passo verso di lei.
«I registri della banca mostrano che hanno aperto insieme una cassetta.»
«Otto anni fa.»
«E stanotte.»
Vanessa impallidì.
«Stanotte?»
Era la prima reazione che sembrava autentica.
«Sì.»
Lei si sedette lentamente sul bordo del letto.
«Allora qualcuno ha usato l’identità di Daniele.»
«Perché dovremmo crederti?» chiesi.
Vanessa rise amaramente.
«Perché se Daniele avesse ancora accesso a quella cassetta, non avrebbe bisogno di te.»
Quelle parole mi colpirono.
«Che significa?»
Vanessa mi guardò negli occhi.
«Daniele non ti ha sposata per prendere il Fondo Ferri.»
Papà irrigidì la mascella.
«Basta giochi.»
«Non è un gioco.»
Lei si passò un dito sul labbro ferito.
«Ti ha sposata perché qualcuno gli disse che solo entrando legalmente nella famiglia Ferri avrebbe potuto scoprire dove Tommaso aveva nascosto il vero registro.»
«Quale registro?»
Vanessa esitò.
«Quello che contiene i nomi di tutti quelli coinvolti nella rete del 2014.»
«Compreso tuo padre?»
Il suo sguardo cambiò.
«Soprattutto mio padre.»
Riccardo fece un passo avanti.
«Alberto Conti è vivo?»
Vanessa abbassò gli occhi.
Fu sufficiente.
«Dov’è?» domandai.
«Non lo so.»
«Non ti credo.»
«Pensavo fosse morto fino a tre mesi fa.»
Silenzio.
«Poi ho ricevuto una telefonata.»
«Da lui?»
«No. Da qualcuno che aveva una registrazione della sua voce fatta pochi giorni prima.»
Papà si irrigidì.
«Chi?»
Vanessa mi guardò.
«Daniele.»
Sentii il petto stringersi.
«Quindi Daniele sapeva che tuo padre era vivo.»
«Sì.»
«E tu sei rimasta con lui.»
Il suo volto si indurì.
«Perché mi disse che avrebbe potuto portarmi da mio padre se lo avessi aiutato.»
«Aiutato a fare cosa?»
Vanessa respirò profondamente.
«A convincerti a divorziare senza contestare alcune clausole.»
Il sangue mi si gelò.
«Quali clausole?»
«Quelle sui beni prematrimoniali.»
Ricordai immediatamente la frase detta al telefono all’Aurum Club.
Stamattina hai firmato un accordo di divorzio che stabilisce esattamente il contrario.
Daniele aveva insistito perché il mio patrimonio aziendale rimanesse separato.
Io avevo creduto che fosse arroganza.
Forse era strategia.
«Perché avrebbe voluto rinunciare legalmente ai miei beni?»
Vanessa mi fissò.
«Perché il Fondo Ferri prevede una clausola automatica.»
Papà diventò immobile.
«Quale clausola?»
«Se il beneficiario viene coinvolto in una disputa matrimoniale patrimoniale attiva, il fondo resta congelato.»
Mi voltai verso di lui.
«Lo sapevi?»
Riccardo scosse lentamente la testa.
Vanessa continuò.
«Ma se il matrimonio termina con una rinuncia reciproca ai beni prematrimoniali, la procedura di attivazione può riprendere.»
Finalmente capii.
Daniele non aveva perso quella mattina.
Aveva completato un passaggio.
Il divorzio non era stata la fine del suo piano.
Era stata una chiave.
«Quando si attiva?» chiesi.
Vanessa guardò l’orologio.
«Se la procedura è stata avviata stanotte... oggi.»
Un colpo secco risuonò alla porta.
Tutti e tre ci immobilizzammo.
Poi una voce maschile parlò dal corridoio.
«Emilia Ferri?»
Non rispondemmo.
La voce continuò.
«Banca Helvetia Privée. Ho istruzioni di consegnarle personalmente un documento.»
Papà fece cenno a Vanessa di allontanarsi.
Aprì la porta appena quanto bastava.
Un uomo in abito scuro gli porse una busta sigillata.
Sopra c’era il mio nome.
La aprii.
Dentro c’era una convocazione urgente.
Ore 11:30.
La stessa ora indicata da Tommaso.
Ma il luogo non era il parcheggio.
Era la banca privata.
In fondo al documento lessi una riga che mi fece smettere di respirare.
Procedura di trasferimento irrevocabile autorizzata dal beneficiario delegato.
Firma:
Daniele Moretti.
Sotto, una seconda firma.
Mia.
Perfettamente imitata.
Continua — premi Parte 7 per leggere il seguito.







No comments yet