Divertimento

Il colonnello invitò l’ex moglie “senza figli” a Natale. Lei arrivò in elicottero con quattro bambini

Il maggiore Esposito piegò lentamente il biglietto e lo infilò in una busta trasparente.

«Da questo momento nessuno dei bambini resta senza sorveglianza.»

Elena annuì immediatamente.

Io invece continuavo a guardare Olivia.

«Dimmi esattamente quando hai messo il cappotto.»

Lei aggrottò la fronte, cercando di ricordare.

«Quando siamo entrati nella stanza con l'albero piccolo.»

«E poi?»

«La signora Elena ci ha portato del succo. Sofia è andata in bagno. Noè ed Emanuele guardavano le fotografie sul muro.»

«Qualcuno è entrato?»


Olivia esitò.

Poi annuì.

«Un uomo.»

Il salone sembrò trattenere il respiro.

«Che uomo?» chiese Esposito.

«Aveva una giacca scura. Mi ha detto che conosceva papà.»

Daniele sollevò bruscamente la testa.

Olivia lo indicò senza esitazione.

«Ha detto proprio lui.»

Esposito si voltò verso Daniele.


«Chi potrebbe presentarsi ai suoi figli dicendo di conoscerla?»

«Mezza base.»

«Non è una risposta.»

Daniele serrò la mascella.

«Non ho mandato nessuno.»

«Non ho detto che lo ha fatto.»

Ma il modo in cui Esposito lo osservò fece capire a tutti che l'ipotesi non era esclusa.

Il capitano Conti iniziò immediatamente a controllare l'elenco degli invitati.

«La stanza laterale ha una telecamera nel corridoio?»

La madre di Daniele annuì.


«Sì. Mio marito fece installare il sistema anni fa.»

«Dove vengono registrate le immagini?»

«Nel locale di sicurezza al piano terra.»

Conti uscì senza perdere altro tempo.

Presi Olivia per le spalle.

«Ricordi qualcosa dell'uomo?»

«Aveva una cicatrice qui.»

Portò un dito vicino all'orecchio sinistro.

«E un anello grande.»

Noè intervenne.


«Io l'ho visto.»

Mi voltai verso di lui.

«Quando?»

«Vicino alle fotografie. Mi ha chiesto quale dei quattro ero.»

Una scarica gelida mi attraversò.

«Che cosa gli hai risposto?»

«Noè.»

«Poi?»

«Ha sorriso.»

Esposito fece un passo verso di lui.


«Ricordi altro?»

Noè annuì.

«Mi ha detto che assomigliavo troppo a mio padre.»

Daniele impallidì.

Questa volta non potei ignorarlo.

«Tu sai chi è.»

«No.»

«Daniele.»

«Ho detto di no.»

La madre di Daniele lo fissò.


«La cicatrice.»

Lui si voltò verso di lei.

Lei sembrava terrorizzata.

«Mamma, non cominciare.»

«Paolo.»

Il nome cadde nella stanza.

Esposito si irrigidì.

«Paolo chi?»

La donna deglutì.

«Paolo Serra.»


Daniele chiuse gli occhi per un secondo.

Era sufficiente.

«Chi è?» chiesi.

La madre di Daniele rispose senza guardare il figlio.

«Serviva con Daniele durante la missione precedente al vostro divorzio. Era responsabile della logistica.»

Esposito scambiò uno sguardo con un altro investigatore.

«Serra compare già nell'indagine sul traffico d'armi.»

Daniele esplose.

«Questo non significa niente.»

«Significa parecchio», disse Esposito.


«Paolo Serra è stato interrogato tre anni fa e poi trasferito in un incarico amministrativo. Da allora ha mantenuto rapporti con almeno due persone sospettate di aver fatto sparire materiale sequestrato.»

Guardai Daniele.

«E tu lo hai invitato qui?»

«Non l'ho invitato.»

Sua madre sbiancò ancora di più.

«Io sì.»

Tutti si voltarono.

«È un vecchio amico della famiglia», disse. «Viene quasi ogni Natale.»

Esposito prese il telefono.

«Sigillate tutte le uscite. Cercate Paolo Serra.»


Uno degli uomini alla porta rispose quasi subito.

«Maggiore, Serra non è nell'edificio.»

«La sua auto?»

Pausa.

«Ancora nel parcheggio.»

Il mio istinto professionale prese il sopravvento.

«Allora è ancora nella proprietà oppure è uscito a piedi.»

Esposito annuì.

«Controllate ogni edificio secondario.»

Daniele fece un passo verso di me.


«Porta via i bambini.»

Lo guardai.

La sua voce era cambiata.

Per la prima volta non c'era rabbia.

C'era paura vera.

«Perché?»

«Kesha, fallo e basta.»

«No.»

«Questa non è più una questione tra me e te.»

«Non lo è mai stata.»

Lui abbassò la voce.

«Serra non doveva sapere che sarebbero venuti.»

Sentii il cuore battere più forte.

«Ma qualcuno glielo ha detto.»

Daniele guardò verso i miei figli.

«E adesso li ha visti.»

Prima che potessi chiedere altro, il capitano Conti tornò correndo.

Aveva perso ogni traccia della calma precedente.

«Abbiamo il filmato.»

Posò il tablet sul tavolo.

L'immagine mostrava il corridoio della sala laterale.

Olivia entrava con gli altri bambini.

Dopo meno di due minuti compariva un uomo alto con la giacca scura.

La telecamera riprendeva chiaramente il lato sinistro del volto.

Una cicatrice vicino all'orecchio.

Un anello pesante alla mano destra.

Paolo Serra.

Lo vedemmo fermarsi davanti alla porta, guardarsi intorno e infilare qualcosa nella tasca del cappotto di Olivia.

Poi alzò lo sguardo direttamente verso la telecamera.

E sorrise.

Conti fece avanzare il filmato.

«Guardate questo.»

Serra non tornava verso il salone.

Percorreva invece il corridoio opposto e apriva una porta di servizio.

Esposito chiese:

«Dove porta?»

La madre di Daniele rispose.

«Ai sotterranei.»

Daniele bestemmiò sottovoce.

Mi voltai di scatto.

«Che cosa c'è laggiù?»

Nessuno rispose immediatamente.

Poi la madre di Daniele guardò il figlio.

«Il vecchio archivio di mio marito.»

Daniele scosse lentamente la testa.

«Non può essere.»

Esposito lo afferrò con lo sguardo.

«Cosa non può essere?»

Daniele rimase in silenzio.

Conti fece scorrere un altro file sul tablet.

«Maggiore, c'è dell'altro.»

Sul monitor apparve una seconda telecamera.

Paolo Serra entrava nell'archivio.

Quarantacinque secondi dopo ne usciva con una piccola custodia metallica grigia.

Sul lato era stampato un numero.

17.

Sentii lo stomaco chiudersi.

Esposito si voltò verso Daniele.

«L'armadietto della base era vuoto perché il contenuto era già stato spostato qui.»

Daniele non negò.

«Che cosa c'è nella custodia?» chiesi.

Lui mi guardò.

Per la prima volta da otto anni vidi negli occhi dell'uomo che avevo sposato qualcosa che somigliava alla resa.

«Le prove che avrebbero potuto mandare in prigione tutti noi.»

Il maggiore Esposito fece un passo avanti.

«Tutti chi?»

Daniele aprì la bocca.

Ma prima che potesse rispondere, un colpo secco risuonò dal piano inferiore.

Poi un secondo.

Le luci dell'intera residenza si spensero.

Nel buio, qualcuno urlò.

E la prima cosa che feci fu cercare i miei quattro figli.

Continua — premi Parte 7 per continuare a leggere.

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