«A te, Daniele.»
Nessuno parlò.
Daniele fissò sua madre come se avesse pronunciato una frase in una lingua sconosciuta.
«Cosa?»
«Quel cappotto era di tuo padre.» La donna indicò lo schermo con una mano tremante. «Dopo il funerale l'ho dato a te. Nessun altro lo ha mai avuto.»
Il capitano Conti guardò immediatamente Daniele.
«Lei possiede ancora quel cappotto?»
«Sì.»
«Dov'è?»
Daniele indicò il piano superiore.
«Nel guardaroba della mia vecchia camera.»
Esposito ordinò a uno degli uomini di verificarlo.
Io continuavo a osservare il filmato.
Qualcosa non quadrava.
Serra era nell'hangar.
La figura con il cappotto del generale era davanti a lui.
Ma Daniele era stato con noi praticamente per tutto il tempo.
«Riavvolgi», dissi.
Conti mi guardò.
«Cosa?»
«Il filmato. Torna indietro di trenta secondi.»
Lo fece.
Serra comparve nuovamente nell'inquadratura.
Custodia in mano.
Vecchio veicolo militare.
Figura con il cappotto.
Guardai il pavimento dell'hangar.
Poi la finestra.
«Fermalo.»
Conti bloccò l'immagine.
Indicai l'angolo inferiore dello schermo.
«Fuori sta nevicando.»
Esposito si avvicinò.
«E quindi?»
«Quando siamo arrivati, aveva smesso da ore.»
Conti guardò l'indicazione temporale.
«Il sistema segna adesso.»
«Allora l'orario è falso.»
Daniele si avvicinò al monitor.
«Quel video non è in diretta.»
Il capitano cominciò a digitare rapidamente.
Pochi secondi dopo imprecò sottovoce.
«Ha ragione.»
Esposito lo fissò.
«Spieghi.»
«Il flusso è un file registrato mandato in riproduzione continua attraverso il sistema di sorveglianza.»
Sentii la tensione cambiare nella stanza.
Paolo Serra non ci stava semplicemente sfuggendo.
Ci stava dirigendo.
«Da quando gira?» chiesi.
Conti controllò.
«Da circa undici minuti.»
Esposito afferrò la radio.
«Tutte le squadre, il bersaglio potrebbe non trovarsi nell'hangar. Ripeto: il filmato è preregistrato.»
Questa volta la comunicazione funzionò.
Voci risposero da diversi punti della proprietà.
Un investigatore tornò nello studio.
«Il cappotto è nel guardaroba del colonnello.»
Esposito guardò Daniele.
«Quindi Serra aveva accesso alla sua stanza.»
Daniele annuì lentamente.
«Oppure qualcuno glielo ha dato.»
La madre chiuse gli occhi.
«Questa casa è stata piena di persone per giorni.»
Conti ingrandì la figura sullo schermo.
«Non credo che fosse importante chi indossasse il cappotto.»
Lo guardai.
Aveva ragione.
Serra voleva che riconoscessimo quella sagoma.
Voleva che perdessimo tempo.
All'improvviso mi tornò in mente qualcosa.
Il biglietto nella tasca di Olivia.
NON APRITE L'ARMADIETTO DICIASSETTE.
I BAMBINI NON DOVEVANO VENIRE QUI.
«Serra non stava cercando di spaventarci perché ce ne andassimo.»
Esposito mi osservò.
«Cosa intende?»
«Voleva che credessimo che l'obiettivo fossero i bambini.»
Guardai Daniele.
«Ma appena abbiamo concentrato tutti su di loro, lui è sceso nell'archivio.»
Daniele impallidì.
«La custodia.»
«Esatto.»
Elena apparve sulla porta.
«Dirigente.»
La sua espressione mi fece voltare immediatamente.
«Che succede?»
«Noè ha ricordato una cosa.»
Mi precipitai nella sala laterale.
I quattro bambini erano seduti insieme sul divano.
Noè alzò la testa.
«Mamma, quell'uomo mi ha detto anche un'altra cosa.»
Mi inginocchiai davanti a lui.
«Dimmi.»
«Mi ha chiesto se avevamo portato qualcosa da Roma.»
Il sangue mi si gelò.
«Che cosa?»
«Ha detto: “Tua madre porta sempre il lavoro con sé?”»
Esposito, dietro di me, si immobilizzò.
Io pensai al mio elicottero.
Alla borsa di servizio.
Ai dossier dell'indagine interregionale che stavo esaminando quando Daniele mi aveva contattata.
Documenti che avevo portato perché avrei dovuto rientrare direttamente in sede dopo il pranzo.
Mi alzai di scatto.
«La mia borsa.»
Elena sbiancò.
«Era nell'elicottero.»
Corsi verso l'ingresso.
Fuori, il prato era illuminato dalle luci d'emergenza.
L'elicottero era ancora lì.
Il portello laterale, però, era aperto.
«No.»
Attraversammo la neve.
Salii per prima.
La borsa era al suo posto.
La aprii.
Computer.
Documenti.
Tesserino.
Tutto sembrava intatto.
Poi controllai la tasca interna.
Vuota.
Mi mancò il respiro.
Esposito salì dietro di me.
«Cosa c'era?»
«Una chiave crittografica.»
Il suo volto cambiò.
«Per accedere a cosa?»
Guardai Daniele, rimasto sotto l'elicottero.
«A un archivio protetto della Polizia di Stato.»
Daniele scosse la testa.
«Perché Serra dovrebbe volerla?»
«Perché nell'indagine che sto conducendo compaiono spedizioni militari irregolari.»
Il silenzio fu immediato.
Non avevo mai collegato i due casi perché i nomi erano diversi.
Le società erano diverse.
Le province erano diverse.
Ma i numeri di serie?
Quelli potevano coincidere.
Conti aprì il tablet.
«Mi dia uno dei numeri contenuti nel taccuino.»
Esposito gliene dettò uno.
Il capitano lo inserì nel sistema.
Aspettammo.
Poi comparve un risultato.
Conti alzò lentamente gli occhi.
«Corrispondenza.»
Daniele si appoggiò alla fusoliera.
«Dio mio.»
La mia indagine e quella militare erano la stessa rete.
Otto anni prima Serra aveva trafficato armi usando autorizzazioni militari.
Adesso qualcuno stava riciclando quelle stesse forniture attraverso società civili.
E la chiave sottratta dalla mia borsa avrebbe potuto permettere loro di capire quanto sapevamo.
La radio di Esposito gracchiò.
«Maggiore, abbiamo trovato Serra.»
Tutti ci immobilizzammo.
«Posizione?»
«Non lui fisicamente. Il suo telefono.»
«Dove?»
La risposta arrivò dopo un secondo.
«Nel vecchio hangar.»
Era un'altra esca.
Ma subito dopo arrivò una seconda comunicazione.
«Maggiore, abbiamo movimento al cancello nord. Un veicolo di servizio ha appena lasciato la proprietà.»
Conti guardò il sistema.
«Chi lo guida?»
Pausa.
«Targa coperta.»
Daniele alzò lo sguardo.
«Il cancello nord porta direttamente alla strada militare.»
Esposito ordinò:
«Bloccatelo.»
La risposta mi gelò.
«Non possiamo. Ha usato un codice prioritario del comando.»
Esposito guardò Daniele.
«Il suo codice?»
Daniele scosse la testa.
Conti controllò il tablet.
Poi rimase immobile.
«No.»
«Di chi è?»
Il capitano sollevò lo schermo.
Il codice apparteneva a una credenziale che avrebbe dovuto essere stata cancellata anni prima.
Generale Alessandro Rinaldi.
Il padre morto di Daniele.
E in quell'istante capimmo finalmente perché qualcuno aveva conservato così accuratamente i suoi vecchi accessi.
Serra non stava fuggendo soltanto con delle prove.
Stava usando l'identità del generale morto per mantenere in vita la rete che lui aveva cercato di distruggere.
Continua — premi Parte 9 per continuare a leggere.







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