Divertimento

Il Mio Ex Ha Interrotto Il Mio Matrimonio Urlando «Fermate Tutto!» Poi Ha Mostrato Al Mio Futuro Marito Una Foto Di Cinque Anni Prima

Per qualche secondo nessuno si mosse. La musica si era fermata, gli invitati avevano smesso persino di bisbigliare e nella sala rimaneva soltanto il rumore lontano del vento contro le finestre della villa. Io continuavo a guardare quella fotografia come se potesse cambiare davanti ai miei occhi. Andrea, più giovane. Lorenzo accanto a lui. Cinque anni prima. Nello stesso periodo in cui Andrea ed io vivevamo ancora insieme e parlavamo di un futuro che, allora, credevo possibile.

«Adesso diglielo», ripeté Andrea.

Lorenzo abbassò lentamente la fotografia. Aveva il viso pallido, ma non sembrava sorpreso. Sembrava terrorizzato da qualcosa che sapeva sarebbe arrivato prima o poi.

«Non qui», disse.

Andrea fece una risata breve, senza alcuna ironia.

«Hai avuto cinque anni per scegliere il posto giusto.»

«Basta.» La mia voce uscì più forte di quanto volessi. «Uno di voi due mi spiega cosa sta succedendo. Adesso.»

Valentina lasciò il mio braccio, ma rimase accanto a me. Mia madre, seduta nella prima fila, aveva una mano sulla bocca. Gli invitati guardavano alternativamente me, Andrea e Lorenzo. Provai improvvisamente una vergogna feroce, ma durò soltanto un istante. Poi arrivò la rabbia.

Mi avvicinai a Lorenzo.

«Mi hai detto che non avevi mai incontrato Andrea.»

Lui chiuse gli occhi per un secondo.

«Sofia, posso spiegarti.»

«Allora fallo.»

Andrea intervenne.

«Non ti dirà tutto.»

Lorenzo si voltò verso di lui.

«Tu non sai niente di quello che è successo dopo.»

«So abbastanza.»

«Andrea!» gridai. «Se sei venuto qui per distruggere il mio matrimonio, almeno abbi il coraggio di dirmi perché.»

Quelle parole sembrarono colpirlo. Per la prima volta da quando era entrato, Andrea mi guardò davvero. Nei suoi occhi non vidi gelosia. Non vidi nostalgia. Vidi qualcosa di molto peggiore.

Senso di colpa.

«Non sono venuto per riprenderti», disse piano. «E non sono venuto perché ti amo ancora.»

Avrei dovuto sentirmi sollevata. Invece mi si strinse lo stomaco.

«Allora perché?»

Andrea indicò la fotografia.

«Perché quella sera Lorenzo non era lì per caso.»

Lorenzo fece un passo avanti.

«Andrea, fermati.»

«No.»

«Hai promesso.»

Andrea lo fissò.

«Cinque anni fa. Prima di capire cosa avevi fatto.»

Sentii il sangue pulsarmi nelle tempie.

«Che cosa aveva fatto?»

Andrea estrasse il telefono dalla tasca. Per un attimo pensai che volesse mostrarmi un’altra fotografia. Invece aprì una cartella e mi porse lo schermo.

C’erano diversi file.

Fotografie.

Vecchie e sfocate.

Riconobbi subito il posto.

Il ristorante di Firenze dove Andrea ed io avevamo festeggiato il nostro quarto anniversario.

In una foto c’ero io all’ingresso.

In un’altra Andrea stava parlando con qualcuno nel parcheggio.

Quell’uomo era Lorenzo.

Scorsi rapidamente le immagini.

«Chi le ha scattate?»

«Un investigatore privato.»

Alzai lo sguardo.

«Cosa?»

Andrea deglutì.

«Non era mio.»

Mi voltai lentamente verso Lorenzo.

Lui non disse niente.

La risposta era già lì.

«Tu mi facevi seguire?»

«Non te.»

«Allora Andrea?»

Lorenzo si passò una mano sul viso.

«Sofia, ascoltami. All’epoca lavoravo per mio padre. Mi occupavo di alcune questioni riservate per la sua società.»

Non capivo.

«Cosa c’entra Andrea con la società di tuo padre?»

Andrea guardò Lorenzo.

«Diglielo.»

Questa volta Lorenzo non protestò.

«Andrea lavorava per noi.»

Mi voltai verso il mio ex.

«Tu mi avevi detto di lavorare per una società di consulenza.»

«Era una controllata del gruppo Moretti.»

Moretti.

Il cognome della famiglia di Lorenzo.

Mi sembrò improvvisamente che il pavimento fosse diventato instabile.

Ricordavo ancora gli ultimi mesi della mia relazione con Andrea. Le telefonate notturne. Le trasferte improvvise. Il nervosismo. Le discussioni. E soprattutto ricordavo la sera in cui mi aveva lasciata dicendomi semplicemente che non riusciva più a vivere quella vita.

Per cinque anni avevo creduto che fosse finita perché lui aveva smesso di amarmi.

«Perché non me l’hai mai detto?»

Andrea abbassò lo sguardo.

«Perché mi avevano fatto firmare un accordo di riservatezza. E perché avevo paura.»

«Paura di cosa?»

Questa volta Andrea non rispose subito.

Lorenzo lo anticipò.

«Mio padre sospettava che qualcuno stesse sottraendo denaro dalla società. Andrea aveva scoperto alcune anomalie nei conti.»

«E tu lo seguivi per tuo padre.»

«All’inizio sì.»

Quella parola mi bloccò.

«All’inizio?»

Lorenzo mi guardò. Nei suoi occhi vidi la stessa espressione che aveva avuto due anni prima, la sera in cui mi aveva chiesto di sposarlo. Solo che allora l’avevo scambiata per vulnerabilità.

Adesso capivo che forse era paura.

«Poi ho scoperto te.»

Il silenzio diventò quasi fisico.

«Cosa significa?»

«Ti avevo vista con lui. Diverse volte.»

Andrea serrò la mascella.

«E invece di lasciarci in pace, hai continuato.»

Lorenzo non negò.

Mi sentii mancare.

«Tu sapevi chi ero prima ancora che ci incontrassimo?»

«Sì.»

Quella sola parola mi fece più male di tutto il resto.

Il nostro primo incontro in un’enoteca di Siena, due anni e mezzo prima. Lorenzo che mi aveva chiesto se il tavolo accanto fosse libero. La conversazione durata tre ore. La sensazione assurda di aver incontrato qualcuno per caso e di conoscerlo da sempre.

Non era stato un caso.

«Da quanto tempo sapevi chi ero?»

Lorenzo esitò.

Andrea rispose al posto suo.

«Da cinque anni.»

Mi allontanai di un passo.

Valentina pronunciò il mio nome, ma non la guardai.

«Quindi mi hai osservata mentre stavo con Andrea. Poi cinque anni dopo sei comparso nella mia vita fingendo di non sapere nulla.»

«Non è così semplice.»

«A me sembra semplicissimo.»

Lorenzo provò ad avvicinarsi.

«Quando ti ho incontrata di nuovo, non avevo programmato nulla.»

«Di nuovo?»

Si fermò.

Troppo tardi.

Avevo sentito bene.

«Hai appena detto “di nuovo”.»

Andrea chiuse gli occhi, come se quella fosse proprio la frase che temeva.

Mi voltai verso di lui.

«Che cosa non mi state dicendo?»

Andrea infilò lentamente una mano nella giacca e tirò fuori una piccola busta marrone, consumata agli angoli.

«La fotografia non è il motivo per cui sono venuto.»

La porse a Lorenzo.

Lorenzo non la prese.

Allora Andrea la mise direttamente nelle mie mani.

Dentro c’era una copia di un documento vecchio di cinque anni. In alto compariva il logo della società Moretti. Più sotto c’erano alcune righe dattiloscritte e tre nomi.

Quello di Andrea.

Quello di Lorenzo.

E il mio.

Accanto al mio nome c’era una frase breve.

Soggetto da avvicinare soltanto dopo la chiusura dell’indagine.

Le dita iniziarono a tremarmi.

Sollevai gli occhi verso Lorenzo.

«Perché il mio nome era dentro un’indagine della tua famiglia cinque anni prima che noi ci conoscessimo?»

Lorenzo rimase immobile.

Andrea invece sussurrò:

«Perché non stavano indagando soltanto su di me.»

Poi indicò l’ultima pagina.

In fondo, quasi nascosta sotto una firma, c’era una seconda annotazione.

Sofia potrebbe conoscere l’identità del vero responsabile senza sapere di conoscerla.

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