Per qualche secondo nessuno riuscì a parlare. Continuavo a ingrandire quella fotografia anche se ormai non c'era più niente da vedere: un riflesso imperfetto, metà volto, capelli grigi e quella cicatrice sottile sulla guancia sinistra. Eppure bastava. Avevo trascorso quasi trent'anni senza pensare davvero a quell'immagine strappata da mia madre, ma in quel momento ricordavo ogni dettaglio: il tavolo della cucina, le mie dita di bambina sull'album, il rumore secco della carta lacerata e soprattutto il terrore sul volto di Lucia.
«Se è Riccardo Serra», disse Andrea, «dobbiamo capire perché ci sta seguendo.»
Marco prese il telefono. «Chiamo la polizia.»
«Aspetta.»
Mi guardarono entrambi.
«Mia madre aveva paura di quest'uomo. Teresa lo conosceva. E sei anni fa lui era nello studio di Bernardi insieme a una donna che si presentava come mia madre.» Mi voltai verso il notaio. «Voglio sapere tutto quello che ricorda di quell'incontro.»
Bernardi rimase qualche secondo in silenzio. «La donna era agitata. Non spaventata. Arrabbiata. Ricordo che Teresa cercava continuamente di interromperla.»
«Perché?»
«Non lo so. A un certo punto Lucia... o chiunque fosse quella donna... disse che la procura sarebbe durata soltanto finché Elena non avesse scoperto la verità.»
Mi si strinse lo stomaco. «Quale verità?»
«Non lo disse.»
«E Riccardo?»
Bernardi si appoggiò alla scrivania. «Parlava pochissimo. Ma prima di andare via mi chiese una cosa strana.»
«Cosa?»
«Se una procura potesse essere revocata automaticamente nel caso venisse dimostrata una falsa dichiarazione sull'identità di uno dei soggetti.»
Andrea ed io ci scambiammo uno sguardo.
«Quindi sapeva che qualcosa non era regolare», disse Andrea.
Bernardi annuì lentamente. «O almeno lo sospettava.»
Questo cambiava tutto. Riccardo poteva essere complice, vittima o qualcosa nel mezzo.
Lasciammo lo studio poco dopo. Nessuno ci aspettava fuori. L'uomo della fotografia era sparito.
Marco insistette perché non tornassi alla villa da sola.
«Teresa ha chiesto espressamente che vada senza di voi», dissi.
«Ed è esattamente il motivo per cui non dovresti farlo.»
«Se vuole raccontarmi qualcosa su mia madre, voglio sentirla.»
«Elena, mia madre manipola le persone da tutta la vita.»
Lo guardai. «Compreso te?»
Marco abbassò gli occhi.
Non serviva una risposta.
Alla fine decidemmo che Andrea sarebbe rimasto nelle vicinanze e Marco non sarebbe entrato. Arrivai alla villa poco dopo mezzogiorno. Il cancello era aperto.
Teresa mi aspettava nella sala da pranzo.
Lo stesso tavolo.
Lo stesso posto.
La fede di Marco era ancora lì.
«Siediti», disse.
Rimasi in piedi. «Parla.»
Teresa mi osservò a lungo. Sembrava invecchiata di dieci anni dalla sera precedente.
«Hai incontrato Bernardi.»
«Lo sai già.»
«E hai visto Riccardo.»
Quella frase mi fece irrigidire.
«Quindi era lui.»
Teresa abbassò gli occhi.
«Chi è?»
«Un uomo che tua madre avrebbe dovuto lasciare nel passato.»
«Bernardi sostiene che mia madre lo presentò come mio padre.»
Per la prima volta Teresa sembrò davvero perdere il controllo.
«Bernardi parla troppo.»
«Paolo Bellini era mio padre?»
Silenzio.
«Rispondimi.»
Teresa si alzò lentamente. «Paolo ti ha cresciuta.»
«Non è quello che ho chiesto.»
La sua esitazione fu sufficiente.
Sentii qualcosa cedere dentro di me.
«Riccardo è mio padre biologico.»
Teresa chiuse gli occhi per un istante. «Sì.»
La parola arrivò quasi sottovoce.
Mi sedetti perché improvvisamente le gambe non mi reggevano.
Paolo Bellini mi aveva insegnato ad andare in bicicletta. Mi aveva accompagnata a scuola. Mi aveva tenuta sulle spalle durante le feste di paese. Non cambiava nulla di quello che era stato per me. Ma significava che mia madre mi aveva nascosto una parte enorme della propria vita.
«Perché aveva paura di lui?»
«Perché Riccardo non era l'uomo che credeva.»
«Cosa le aveva fatto?»
Teresa guardò verso la finestra. «Questo devi chiederlo a lui.»
«No. Lo chiedo a te. Perché tu eri con lui sei anni fa?»
Il volto di Teresa si indurì.
«Perché Lucia mi aveva affidato qualcosa.»
«Lucia era morta.»
«La donna nello studio notarile non era Lucia.»
Finalmente.
«Chi era?»
Teresa tornò a sedersi.
«Sua sorella.»
Rimasi immobile.
«Mia madre non aveva sorelle.»
«Questo è ciò che ti aveva raccontato.»
Sentii quasi ridere per l'assurdità. «Come si chiamava?»
«Anna.»
Il nome non significava niente.
Teresa continuò. «Erano gemelle.»
Ogni risposta apriva una voragine nuova.
«Perché Anna si presentò come mia madre?»
«Perché Lucia glielo aveva chiesto prima di morire.»
«Per falsificare una procura?»
«Per proteggere la villa.»
«Da chi?»
Teresa mi guardò.
«Da Riccardo.»
Mi alzai di scatto. «Ma Riccardo era presente!»
«Perché quello era l'unico modo per convincerlo che aveva ottenuto ciò che voleva.»
«Non capisco.»
Teresa prese una piccola scatola dalla credenza. Dentro c'era una busta sigillata, ingiallita ai bordi.
Sul davanti riconobbi immediatamente la grafia di mia madre.
Per Elena. Solo se Riccardo torna.
Le mani iniziarono a tremarmi.
«Perché ce l'hai tu?»
«Tua madre me l'ha consegnata quattro giorni prima di morire.»
«E hai aspettato sei anni?»
«Riccardo era sparito.»
«E adesso è tornato.»
Teresa annuì.
Presi la busta, ma lei la trattenne.
«Prima devi promettermi una cosa.»
«Non ti prometto più niente.»
«Non incontrarlo da sola.»
La guardai incredula. «Ieri volevi cacciarmi da questa casa. Hai usato una procura per garantire un finanziamento. Stai cercando di vendere la mia proprietà e adesso dovrei credere che vuoi proteggermi?»
Teresa lasciò la busta.
«La vendita non è quello che pensi.»
«Marco ha trovato il preliminare.»
«Marco ha trovato ciò che volevo che trovasse.»
Mi bloccai.
«Cosa significa?»
«Emilia Investimenti non sta comprando la villa.»
«Sul contratto c'è scritto esattamente questo.»
«Perché Riccardo doveva crederlo.»
«Carlo Venturi possiede quella società.»
Teresa scosse lentamente la testa.
«No. Carlo la amministra.»
«E chi la possiede?»
Prima che potesse rispondere, sentimmo un rumore provenire dall'ingresso.
La porta principale.
Teresa diventò pallida.
«Hai portato Marco?»
«No.»
Si alzò immediatamente.
Una voce maschile arrivò dal corridoio.
«Teresa?»
La riconobbi senza averla mai sentita.
Forse perché vidi il terrore sul suo volto.
Riccardo entrò nella sala da pranzo.
Era più vecchio rispetto alla fotografia che ricordavo, ma la cicatrice era identica. Non guardò Teresa. Guardò direttamente me.
Per qualche secondo nessuno si mosse.
Poi i suoi occhi scesero sulla busta che tenevo tra le mani.
«Quindi Lucia te l'ha lasciata davvero.»
Teresa si mise tra noi.
«Devi andartene.»
Riccardo quasi sorrise.
«Dopo trentacinque anni? Non credo.»
«Andrea sa che sono qui», dissi. «E sa chi sei.»
«Bene. Avremo bisogno di un avvocato.»
La risposta mi spiazzò.
Riccardo estrasse lentamente dalla giacca una cartellina e la posò sul tavolo.
«Non sono venuto per la villa, Elena.»
«Allora cosa vuoi?»
«Impedire che venga venduta.»
Teresa lo fissò.
«Non ascoltarlo.»
Riccardo aprì la cartellina.
Dentro c'erano visure societarie, trasferimenti bancari e una copia del preliminare che avevo già visto.
Indicò il nome di Emilia Investimenti.
«Hai chiesto chi possiede davvero questa società?»
«Teresa stava per dirmelo.»
Riccardo guardò Teresa.
«Davvero?»
Lei non rispose.
Lui estrasse l'ultima pagina.
«Carlo Venturi è soltanto l'amministratore. Il beneficiario effettivo è nascosto dietro una fiduciaria.»
Spinse il foglio verso di me.
Lessi il nome.
Una volta.
Poi una seconda.
Sentii il cuore fermarsi.
Elena Bellini Conti.
«Non possiedo questa società.»
«Legalmente sì», disse Riccardo.
Mi voltai verso Teresa.
«Cosa avete fatto?»
Ma Riccardo non aveva finito.
«Emilia Investimenti è stata costituita sei anni fa, pochi giorni dopo quella falsa procura. Da allora ha ricevuto denaro dai Conti, ha acquistato partecipazioni e accumulato proprietà.»
«Perché intestare tutto a me?»
Riccardo mi fissò.
«Questa è la domanda sbagliata.»
Estrasse un altro documento.
«Dovresti chiederti da dove arrivava il denaro con cui è stata creata.»
Lessi la prima riga.
Il capitale iniziale proveniva da un conto svizzero appartenuto a Lucia Bellini.
Mia madre.
Ma la data del bonifico era impossibile.
Il trasferimento era stato autorizzato sette mesi dopo la sua morte.
Alzai lentamente gli occhi.
Riccardo guardò la busta ancora chiusa tra le mie mani.
«Prima di credere a Teresa, Elena, leggi quello che tua madre ti ha scritto.»
Teresa fece un passo verso di me.
«Non aprirla davanti a lui.»
Riccardo rimase immobile.
«Perché no, Teresa?»
Poi pronunciò una frase che fece sparire ogni certezza che mi restava.
«Hai paura che Elena scopra che Lucia non è morta nel modo in cui le avete raccontato?»







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