Divertimento

Mio Marito Mi Mandò In Terapia Intensiva, Ma La Telefonata Ai Miei Genitori Cambiò Tutto

Per qualche secondo rimasi a fissare il nome della società senza riuscire a collegarlo alla donna che mi aveva detto di tornare a casa e sistemare il mio matrimonio.

FERRI HOLDING S.R.L.

Socio unico: Carla Ferri.

Mia madre.

«Quando è stata costituita?»

Mara controllò.

«Otto mesi fa.»

Otto mesi.

Prima del mutuo.

Prima della clausola sull’incapacità.


Prima che mio padre ottenesse l’accesso amministrativo.

Il piano non era nato quando Giuliano aveva cominciato a sottrarre denaro.

Era già in movimento.

«Da dove arriva quel dieci per cento?»

Mara aprì l’estratto inviato da Davide.

Le quote risultavano trasferite da tre piccoli investitori nel giro di appena undici giorni.

Tutti avevano venduto allo stesso prezzo.

Molto inferiore al valore reale.

«Giuliano può averli comprati per conto di mia madre?»

«Possibile.»


Scossi lentamente la testa.

«Non avrebbe avuto bisogno di nasconderlo così bene.»

Guardai di nuovo i documenti.

Cinquantadue per cento a Giuliano.

Dieci per cento a mia madre.

Trentotto a me.

Se mio padre fosse riuscito a esercitare temporaneamente i miei diritti di voto...

La mia famiglia avrebbe controllato il cento per cento.

Mi si gelò lo stomaco.

Non stavano cercando di portarmi via una parte dell’azienda.


Stavano aspettando il momento giusto per prendermela tutta.

Il telefono di Mara vibrò.

Era Davide.

Questa volta rispose subito.

«Davide?»

La sua voce arrivò bassa e tesa.

«Siete sole?»

Mara guardò Elena, che nel frattempo era tornata nella stanza.

«Con Viviana e un’infermiera.»

«Niente computer aziendali. Niente e-mail interne.»


Mi avvicinai al telefono.

«Davide, cosa hai trovato?»

Seguì un breve silenzio.

«Non credo che i trasferimenti alle società di comodo servissero soltanto a rubare soldi.»

«Allora a cosa servivano?»

«A creare un buco nei conti.»

Sentii il cuore accelerare.

Davide continuò.

«Se la società fosse apparsa prossima all’insolvenza, qualcuno avrebbe potuto proporre un salvataggio immediato. Nuovo capitale in cambio del controllo.»

Guardai il nome sullo schermo.


Ferri Holding.

«Mia madre.»

«Esatto.»

Mara si irrigidì.

«Ma per farlo avrebbero dovuto convincere Viviana ad approvare l’aumento di capitale.»

Davide rimase in silenzio.

Capimmo tutti nello stesso momento.

Non dovevano convincermi.

Dovevano togliermi il diritto di decidere.

L’incapacità temporanea.


Mio padre come fiduciario.

Le false firme.

Il tentativo di farmi dimettere dall’ospedale.

Non erano pezzi separati.

Erano un’unica operazione.

«Perché adesso?» chiesi.

«Perché tra nove giorni scade una linea di credito importante. Se la banca vede i movimenti che ho trovato, potrebbe congelare il rinnovo.»

Mara si voltò verso di me.

«E Ferri Holding potrebbe presentarsi come unico soggetto disposto a ricapitalizzare.»

Davide aggiunse:


«A quel punto, con Giuliano alla guida e tuo padre che vota per te, l’operazione passerebbe.»

Guardai le mie mani.

Per sei anni avevo creduto di essere rimasta con Giuliano perché avevo paura di lasciarlo.

Adesso scoprivo che lui aveva costruito intorno a me una gabbia finanziaria abbastanza complessa da continuare a funzionare anche se fossi riuscita a scappare.

«Davide, puoi provare tutto questo?»

«Posso provare le anomalie.»

«Non basta.»

«Lo so.»

Sentii il rumore di fogli dall’altra parte.

«C’è però una cosa che non capisco.»


«Quale?»

«Una parte del denaro sottratto è tornata indietro.»

Mara aggrottò la fronte.

«Dove?»

«Su un conto deposito intestato alla società.»

«Allora perché rubarlo?»

Davide inspirò.

«Perché non volevano soltanto svuotare l’azienda. Volevano che alcune somme apparissero mancanti in date precise.»

Mi bloccai.

«Quali date?»


Davide ne lesse tre.

Le riconobbi immediatamente.

Erano tutte date in cui ero stata io ad approvare ufficialmente i bilanci trimestrali.

Sentii un vuoto nello stomaco.

«Stanno cercando di far sembrare che fossi coinvolta.»

«Sì.»

La parola cadde nella stanza come una sentenza.

Se il piano fosse fallito, Giuliano non sarebbe stato l’unico accusato di frode.

Avrebbero potuto trascinarmi con lui.

Mara chiuse gli occhi per un istante.


«Ecco perché volevano dichiararla instabile.»

Elena la guardò.

«Che c’entra?»

Risposi io.

«Perché possono raccontare due storie diverse.»

Guardai Mara.

«Se il piano funziona, sono troppo instabile per gestire l’azienda.»

Lei annuì.

«Se fallisce...»

«Divento la contabile che ha firmato i bilanci falsi.»

Per la prima volta vidi l’intera trappola.

Qualunque direzione prendessi, avevano preparato una versione in cui io perdevo.

Mara appoggiò entrambe le mani sul tavolo.

«Dobbiamo consegnare tutto alla Guardia di Finanza.»

«Non ancora.»

Mi guardò incredula.

«Viviana.»

«Se consegniamo adesso quello che abbiamo, Giuliano dirà che ero io a gestire i conti. Mio padre confermerà. Mia madre confermerà. E hanno mesi di documenti costruiti per sostenerlo.»

Davide rimase in silenzio.

Poi disse:

«Ha ragione.»

Mara si voltò verso il telefono.

«Allora cosa suggerisci?»

Fu Davide a rispondere.

«Troviamo il punto in cui hanno smesso di falsificare il passato e hanno cominciato a pianificare il futuro.»

Non capii subito.

Poi mi ricordai della scadenza della linea di credito.

Nove giorni.

Il piano non era ancora concluso.

Mancava qualcosa.

Qualcosa che avevano ancora bisogno di fare.

«La ricapitalizzazione», dissi.

«Esatto.»

Mi voltai verso Mara.

«Se credono che io sia fuori gioco, continueranno.»

Mara capì dove volevo arrivare.

«Vuoi lasciarglielo credere.»

«Voglio che pensino di avere ancora il controllo.»

In quel momento Elena bussò delicatamente sul bordo del letto per attirare la mia attenzione.

Aveva in mano il registro degli accessi alla mia cartella clinica.

«Viviana... c’è un’altra cosa.»

Mi porse il foglio.

Qualcuno aveva aperto la mia cartella medica sei volte durante la notte.

Non Giuliano.

Non Mara.

Non mio padre.

L’accesso risultava effettuato da un terminale amministrativo esterno.

Accanto c’era un numero identificativo.

Mara lo fotografò e lo inviò a Davide.

Passarono meno di trenta secondi.

Quando Davide tornò in linea, la sua voce era cambiata.

«Quel terminale appartiene alla società.»

Sentii il sangue gelarsi.

«Quale società?»

Una pausa.

«Ferri Holding.»

Mia madre non stava soltanto aspettando che diventassi incapace.

Stava controllando dall’esterno se lo fossi già diventata.

E per la prima volta capii quale sarebbe stata la mia prossima mossa.

Avrei smesso di difendermi.

Avrei lasciato che credessero di aver vinto.

Continua — clicca sulla Parte 6 per leggere il seguito.

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