Divertimento

Mio Marito Sbatté Sul Tavolo Un Test Del DNA E Disse: «Non È Mia Figlia» — Poi Il Generale Guardò Quel Foglio

Per alcuni secondi riuscii soltanto a fissare quella firma.

Era inclinata esattamente come la mia.

La “F” di Ferri aveva perfino quel piccolo tratto verso il basso che facevo da sempre senza pensarci.

Chiunque l’avesse falsificata non aveva improvvisato.

Mi aveva studiata.

«Da dove viene?» domandai.

Laura Conti fece scorrere il documento sul tablet.

«La delega riporta il nome di Elena Rinaldi come persona autorizzata al ritiro.»

Andrea si avvicinò.

«Elena non ha mai incontrato Chiara.»


Lo guardai.

«Ne sei sicuro?»

Aprì la bocca.

Poi esitò.

Quell’esitazione fu sufficiente.

«Andrea.»

«Una volta.»

Il mio stomaco si contrasse.

«Una volta cosa?»

«L’ha vista.»


«Dove?»

«Fuori dall’asilo.»

Sentii il sangue pulsarmi nelle tempie.

«Quando?»

«Qualche mese fa.»

«Perché la donna con cui avevi una relazione si trovava davanti all’asilo di nostra figlia?»

Andrea abbassò lo sguardo.

«Mi aveva accompagnato.»

Non riuscivo a credere alle mie orecchie.

«Tu hai portato la tua amante all’asilo di Chiara?»


«Non è entrata.»

«Non cambia niente.»

Chiara cominciò ad agitarsi tra le mie braccia.

Abbassai immediatamente la voce.

«Continua.»

Andrea sembrava vergognarsi.

«Avevo detto a Elena che dovevo prendere Chiara. Lei aspettò fuori dalla macchina.»

Laura Conti intervenne.

«Era presente quando ha firmato qualche documento?»

Andrea aggrottò la fronte.


«Documenti?»

«Moduli dell’asilo. Autorizzazioni. Modifiche ai contatti.»

«No.»

Poi si fermò.

Il Maggiore lo notò.

«Che cosa?»

Andrea si passò una mano sulla nuca.

«Circa due mesi fa Vittoria mi portò alcuni moduli.»

Mia suocera sollevò immediatamente la testa.

«Non dire sciocchezze.»


Andrea si voltò verso di lei.

«Erano moduli per Chiara.»

«Documenti amministrativi.»

«Mi dicesti che l’asilo aveva bisogno di aggiornare i nominativi autorizzati.»

Sentii il mio corpo irrigidirsi.

«Hai firmato senza dirmelo?»

Andrea mi guardò.

«Pensavo fosse una formalità.»

«Che cosa hai firmato esattamente?»

«Non lo so.»


«Non lo sai?»

«C’erano diversi fogli.»

Laura Conti parlò con una calma che rendeva ogni parola ancora più grave.

«E li ha letti?»

Andrea non rispose.

Il Generale Esposito chiuse gli occhi per un istante.

«Cristo santo.»

Andrea si difese.

«Mia madre mi disse che erano arrivati dall’asilo.»

Vittoria scattò in piedi.


«Non scaricare tutto su di me!»

Uno dei carabinieri le indicò il divano.

«Signora, resti seduta.»

Andrea non la ascoltava più.

«Quei documenti venivano da te.»

«E tu li hai firmati.»

«Perché mi fidavo di te!»

La frase attraversò la stanza come una lama.

Mi fece quasi male sentirla.

Perché poche ore prima Andrea aveva preteso che io fossi condannata senza nemmeno concedermi la stessa fiducia.


Laura Conti tornò al tablet.

«Abbiamo già contattato l’asilo. La direttrice sta verificando l’archivio.»

«Chiara non torna lì», dissi.

«Per il momento no.»

«Per il momento?»

«Capitano, finché De Luca non viene trovato, dobbiamo considerare compromesse tutte le informazioni sulle abitudini della bambina.»

Il Generale Esposito annuì.

«Da questa notte lei e sua figlia non resterete qui.»

Andrea alzò lo sguardo.

«Aspetti.»


Esposito lo ignorò.

«Le verrà predisposto un alloggio protetto temporaneo.»

«Non voglio che Chiara venga trascinata da una parte all’altra.»

«Non accadrà. Ma questa abitazione non è sicura.»

Guardai Vittoria.

Le microcamere.

La falsa delega.

La fotografia scattata all’asilo.

Non ebbi bisogno di pensarci.

«D’accordo.»


Andrea fece un passo verso di me.

«Vengo anch’io.»

«No.»

La parola mi uscì senza esitazione.

Il suo volto si irrigidì.

«Sono suo padre.»

«E sei anche l’uomo che poche ore fa ha cercato di cacciarla di casa perché un foglio falso ti aveva detto che non era tua figlia.»

«Ho sbagliato.»

«Sì.»

Non alzai la voce.

«Hai sbagliato.»

Per la prima volta Andrea non cercò una giustificazione.

Abbassò gli occhi.

Il telefono di Laura Conti vibrò di nuovo.

Rispose.

«Conti.»

Rimase ad ascoltare.

«Passatemela.»

Si allontanò verso il corridoio.

La conversazione durò meno di due minuti.

Quando tornò, aveva un’espressione diversa.

«Elena Rinaldi ha deciso di collaborare.»

Andrea sbiancò.

Vittoria chiuse gli occhi.

«Che cosa ha detto?» domandai.

«Abbastanza da cambiare il quadro.»

Il Generale fece un cenno.

«Parli.»

Conti guardò Vittoria.

«Secondo Elena, la relazione con Andrea era reale.»

Quelle parole mi colpirono comunque, anche se ormai non avevo più dubbi.

«Ma De Luca l’ha scoperta mesi fa.»

Andrea sollevò lentamente la testa.

«Come?»

«La seguiva.»

«Perché avrebbe dovuto seguire lei?»

«Perché Elena era indebitata.»

Conti fece una pausa.

«E De Luca aveva già usato quelle informazioni per ricattarla.»

Andrea rimase immobile.

«Elena sostiene che lui le abbia imposto di presentargli Vittoria.»

Tutti guardarono mia suocera.

Lei non disse nulla.

«All’inizio», continuò Conti, «De Luca avrebbe semplicemente promesso di ottenere prove che il Capitano Ferri tradisse il marito.»

Mi sfuggì un sorriso amaro.

«Non avendole, le ha create.»

«Esatto.»

«E Vittoria ha pagato.»

«Sì.»

Andrea fissò sua madre.

«Tu gli hai chiesto di dimostrare che mia moglie mi tradiva?»

Vittoria strinse la mascella.

«Avevo dei sospetti.»

«Basati su cosa?»

«Era sempre lontana.»

«Era al lavoro!»

«Tu non vedevi quello che vedevo io.»

Io invece cominciavo a vedere tutto.

«Non ti servivano prove.»

Vittoria mi guardò.

«Ti serviva un pretesto.»

Il suo silenzio fu una risposta.

Laura Conti proseguì.

«Elena sostiene che dopo il primo pagamento De Luca abbia cambiato obiettivo. Disse a Vittoria che poteva costruire un caso molto più forte.»

«L’affidamento.»

«Sì.»

Sentii Andrea respirare pesantemente.

«Mia madre ha accettato?»

Conti esitò.

«Elena sostiene di sì.»

Vittoria esplose.

«È una bugiarda!»

«Avrà modo di contestare formalmente le sue dichiarazioni.»

«Non ho mai autorizzato nessuno a rapire Chiara!»

La stanza diventò improvvisamente silenziosa.

Laura Conti inclinò appena il capo.

«Interessante scelta di parole.»

Vittoria impallidì.

«Io intendevo...»

«Nessuno aveva ancora usato la parola rapimento.»

Mia suocera guardò verso la porta.

Uno dei carabinieri si spostò istintivamente, bloccandole il passaggio.

Andrea sembrava sul punto di vomitare.

«Mamma, che cosa hai fatto?»

«Niente!»

«Allora perché Elena aveva una delega falsa?»

«Non ne sapevo niente.»

Conti consultò di nuovo il tablet.

«Elena sostiene che Vittoria volesse soltanto ottenere un provvedimento temporaneo per allontanare Chiara dal Capitano Ferri.»

«Soltanto?» ripetei.

La mia voce tremava.

«Voleva prendere mia figlia.»

«Secondo Elena, Vittoria pensava che Andrea avrebbe ottenuto l’affidamento e che lei avrebbe potuto aiutare a crescere la bambina.»

Guardai mia suocera.

«È vero?»

Vittoria aveva gli occhi lucidi.

Ma non rispose.

«Guardami.»

Finalmente lo fece.

«Chiara aveva bisogno di stabilità.»

Quelle parole cancellarono l’ultimo dubbio.

Andrea indietreggiò.

«Non posso crederci.»

«Tu eri infelice!» gridò Vittoria. «Me lo dicevi continuamente. Lei non c’era mai. Tu eri solo. Io cercavo di salvarti.»

Andrea la guardò con disgusto.

«Mi hai spinto a credere che mia figlia non fosse mia.»

«Perché dovevi trovare il coraggio di lasciarla!»

Non sentii più nulla.

Né i parenti.

Né i carabinieri.

Né il rumore della strada.

Solo quella frase.

Finalmente avevo la verità.

Il falso test non era nato da un dubbio.

Il dubbio era stato fabbricato per distruggere il matrimonio.

Laura Conti parlò lentamente.

«E quando il Capitano Ferri fosse stato provocato davanti alle telecamere, il materiale sarebbe stato usato per sostenere una richiesta urgente di affidamento.»

Vittoria si lasciò ricadere sul divano.

«Io non sapevo delle telecamere.»

«Forse.»

Conti non mostrò alcuna emozione.

«Sarà l’indagine a stabilirlo.»

Il Generale Esposito si avvicinò a me.

«Capitano, dobbiamo andare.»

Annuii.

Feci appena in tempo a prendere la borsa di Chiara quando il Maggiore ricevette un altro messaggio.

Questa volta lesse due volte.

«Aspettate.»

Tutti si fermarono.

«La direttrice dell’asilo ha trovato la pratica.»

Sentii lo stomaco contrarsi.

«Quale pratica?»

Conti alzò gli occhi.

«Quella relativa alle persone autorizzate al ritiro.»

«C’è Elena?»

«No.»

Tirai un respiro.

Ma il Maggiore non aveva finito.

«La delega trovata con Elena non è mai stata depositata.»

Andrea aggrottò la fronte.

«Allora a cosa serviva?»

Laura Conti scorse ancora il messaggio.

«Probabilmente doveva essere utilizzata domani.»

Mi si gelò il sangue.

«Domani?»

«C’è dell’altro.»

Mi avvicinai.

«Che cosa?»

«L’asilo ha registrato una telefonata ricevuta questo pomeriggio.»

«Da chi?»

«Una donna che si è presentata come lei.»

Sentii le gambe diventare deboli.

«Che cosa voleva?»

Conti mi fissò.

«Ha detto che domani mattina Chiara sarebbe stata ritirata prima del solito da una persona delegata.»

Stringendo mia figlia contro il petto, chiesi:

«Ha lasciato un nome?»

Laura Conti annuì.

Ma non disse Elena.

Disse:

«Vittoria Ferri.»

Guardai mia suocera.

Per la prima volta quella sera, Vittoria non tentò nemmeno di difendersi.

**Continua — clicca Parte 7 per leggere il seguito.**

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