Divertimento

Mio Marito Sbatté Sul Tavolo Un Test Del DNA E Disse: «Non È Mia Figlia» — Poi Il Generale Guardò Quel Foglio

Vittoria rimase seduta, con gli occhi fissi sul pavimento.

Non negò.

Non protestò.

Non cercò nemmeno di accusare Elena.

E quel silenzio fu più eloquente di qualsiasi confessione.

Andrea fece un passo verso sua madre.

«Sei stata tu a chiamare l’asilo?»

Vittoria chiuse gli occhi.

«Rispondi.»

Laura Conti alzò una mano.


«Signor Ferri, lasci che sia io a fare le domande.»

Poi si rivolse a Vittoria.

«Ha telefonato lei questo pomeriggio fingendosi il Capitano Ferri?»

Mia suocera deglutì.

«Sì.»

Andrea barcollò quasi all’indietro.

Io non provai sorpresa.

Solo una calma gelida.

«Perché?»

Vittoria mi guardò finalmente.


«Mi avevano detto che serviva soltanto a verificare se l’asilo avrebbe accettato una delega.»

«Chi glielo ha detto?»

Silenzio.

Conti insistette.

«De Luca?»

Vittoria annuì.

«Mi assicurò che Chiara non sarebbe stata portata da nessuna parte.»

Mi uscì una risata senza allegria.

«E tu gli hai creduto.»

«Non sapevo cosa stesse davvero facendo.»


«Gli hai dato il nome dell’asilo.»

Lei abbassò lo sguardo.

«Sì.»

«Gli hai dato i nostri orari.»

Ancora silenzio.

«Vittoria.»

«Sì.»

Andrea si portò entrambe le mani alla testa.

«Dio mio.»

Io continuai.


«Gli hai dato copie dei miei documenti?»

Questa volta esitò troppo.

Laura Conti lo notò.

«Quali documenti gli ha consegnato?»

«Una copia della carta d’identità.»

Il mio respiro si fece più lento.

«Come l’hai avuta?»

«Era tra i documenti che avevate lasciato qui quando avete fatto la domanda per l’asilo.»

«E la mia firma?»

Vittoria strinse le labbra.


«C’erano moduli firmati.»

La falsa delega.

La richiesta di affidamento.

Forse altri documenti che ancora non conoscevamo.

Non avevano semplicemente spiato la mia vita.

Vittoria aveva consegnato loro gli strumenti necessari per copiarla.

Andrea fissava sua madre con un’espressione che non gli avevo mai visto.

«Tu gli hai dato tutto.»

«Pensavo di proteggere Chiara.»

«Smettila di dirlo.»


Andrea parlò quasi sottovoce.

«Ogni volta che dici di averlo fatto per proteggerla, peggiori soltanto le cose.»

Vittoria cominciò a piangere.

Ma nessuno si mosse verso di lei.

Laura Conti chiuse il tablet.

«Signora Ferri, da questo momento preferisco che non faccia altre dichiarazioni senza il suo legale.»

Uno dei carabinieri si avvicinò.

Vittoria alzò improvvisamente lo sguardo.

«Mi state arrestando?»

«La accompagneremo per ulteriori accertamenti. La sua posizione verrà valutata sulla base delle prove e delle sue dichiarazioni.»


«Io non sono una criminale.»

Conti la guardò senza durezza, ma senza alcuna pietà.

«Una bambina di un anno è stata fotografata, monitorata e inserita in un piano per essere sottratta alla madre. Lei ha fornito informazioni, denaro e documenti alle persone coinvolte.»

Vittoria non rispose più.

Quando si alzò, Andrea si spostò per lasciarla passare.

Lei lo guardò.

«Andrea...»

Lui abbassò gli occhi.

Fu l’unica risposta che ricevette.

La porta si chiuse dietro di lei pochi minuti dopo.


Il soggiorno sembrò improvvisamente enorme.

I parenti erano stati identificati e fatti uscire uno alla volta.

Quasi nessuno ebbe il coraggio di guardarmi.

Una zia di Andrea provò a fermarsi davanti a me.

«Io non sapevo...»

«Non adesso.»

Non avevo energia per le loro scuse.

Non quella notte.

Il Generale Esposito prese la borsa di Chiara.

«Andiamo.»


Andrea si mise davanti alla porta.

«Posso almeno salutarla?»

Guardai mia figlia.

Poi lui.

Era suo padre.

Il test lo aveva dimostrato.

Ma essere padre non significava automaticamente essere una persona di cui potessi fidarmi.

Mi avvicinai abbastanza perché potesse vedere Chiara.

Andrea le accarezzò piano una mano.

Lei lo riconobbe e gli sorrise.


Il suo viso si spezzò.

«Ciao, piccola.»

Poi guardò me.

«Non ti chiedo di perdonarmi.»

«Bene.»

Deglutì.

«Ma voglio aiutare.»

«Allora racconta tutto alla polizia.»

«Lo farò.»

«Tutto, Andrea.»

Il significato era chiaro.

Elena.

De Luca.

Le telefonate.

Gli incontri.

Ogni dettaglio che aveva nascosto.

Lui annuì.

«Tutto.»

Quella notte io e Chiara fummo trasferite in un appartamento protetto utilizzato temporaneamente per il personale militare in situazioni sensibili.

Era piccolo.

Anonimo.

Pulito.

Non c’erano fotografie alle pareti né oggetti familiari.

Eppure, quando chiusi la porta, respirai meglio di quanto avessi fatto nella casa di Vittoria da mesi.

Esposito rimase finché non arrivò un sottufficiale incaricato della sicurezza.

Prima di andarsene, mi osservò.

«Cerchi di riposare.»

«Non credo sia possibile.»

«Ci provi comunque.»

Guardai Chiara addormentata nella culla portatile.

«Generale... perché lei era davvero venuto a casa nostra stasera?»

Esposito rimase in silenzio per qualche secondo.

«La valutazione per la promozione era reale.»

«E il controllo sulla mia famiglia?»

«Anche quello.»

«Ma il test del DNA?»

Il suo volto si fece serio.

«Dopo la minaccia contro Chiara, avevamo motivo di credere che qualcuno stesse tentando di costruire materiale contro di lei. Il test serviva a eliminare una possibile linea di manipolazione.»

«Quindi sospettavate già qualcosa.»

«Sospettavamo una campagna di pressione.»

«Non immaginavate tutto questo.»

«No.»

Per la prima volta lo vidi stanco.

«Capitano, qualcuno conosceva dettagli della sua routine che normalmente non sarebbero accessibili.»

Sentii un brivido.

«Vittoria.»

«In parte.»

«Che significa?»

Esposito esitò.

«Significa che alcune informazioni trovate nell’archivio di De Luca non potevano provenire da sua suocera.»

«Da Andrea?»

«Nemmeno.»

Mi voltai completamente verso di lui.

«Allora da chi?»

«È quello che stiamo cercando di capire.»

Dormii forse un’ora.

Alle quattro e ventisette del mattino il telefono di servizio vibrò sul tavolo.

Numero sconosciuto.

Rimasi a fissarlo.

Poi risposi.

«Ferri.»

Silenzio.

Una voce maschile parlò piano.

«Finalmente possiamo parlare senza tutta quella gente intorno.»

Il sangue mi si gelò.

Non conoscevo quella voce.

Ma capii immediatamente.

«Massimo De Luca.»

Una breve risata.

«Il Generale ti ha raccontato parecchio.»

Mi alzai e raggiunsi la porta della camera dove dormiva il sottufficiale di sicurezza.

La aprii senza fare rumore e indicai il telefono.

Lui capì immediatamente e chiamò rinforzi con il proprio dispositivo.

«Che cosa vuole?»

«Correggere alcuni malintesi.»

«Lei ha minacciato mia figlia.»

«No. Ho mandato una fotografia.»

«Ha preparato una delega falsa per portarla via dall’asilo.»

«Quella non era una mia idea.»

Mi immobilizzai.

«Di chi era?»

De Luca rise ancora.

«È questo il problema, Capitano. Tutti pensano che Vittoria sia la mente dietro a tutto.»

«Non lo è?»

«Vittoria è una donna arrogante che pagava per sentirsi dire ciò che voleva sentire.»

Il sottufficiale fece segno di continuare a parlare.

«E Andrea?»

«Debole. Facile da manipolare.»

«Elena?»

«Spaventata.»

«Allora chi?»

Silenzio.

Poi De Luca disse:

«Qualcuno che aveva accesso a informazioni che nessuno di loro avrebbe mai potuto darmi.»

Le parole di Esposito tornarono immediatamente alla mia mente.

Informazioni che non provenivano né da Vittoria né da Andrea.

«Che cosa vuole da me?»

«Un incontro.»

«No.»

«Allora non scoprirai mai perché tutto questo è cominciato.»

«Lo scopriranno i Carabinieri.»

«Forse.»

Fece una pausa.

«Ma prima dovrebbero sapere dove cercare.»

Sentii una notifica sul telefono.

Un messaggio.

Un’immagine.

La aprii.

Era una fotografia scattata davanti alla mia caserma.

Sul retro dell’edificio era visibile una porta riservata al personale.

Sotto la fotografia c’erano soltanto tre parole.

**GUARDA DENTRO CASA.**

Il mio cuore accelerò.

«Che cosa significa?»

De Luca sussurrò:

«Significa che la persona che mi ha dato il primo dossier su di te non viveva con te.»

La linea si interruppe.

Rimasi immobile.

Poi guardai di nuovo la fotografia.

Non indicava la mia casa.

Indicava la caserma.

E per la prima volta capii che il tradimento che aveva messo Chiara in pericolo poteva essere iniziato molto prima di Vittoria, Andrea ed Elena.

Forse era cominciato proprio nel luogo in cui mi ero sempre sentita più al sicuro.

**Continua — clicca Parte 8 per leggere il seguito.**

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