Divertimento

Mio Padre Sollevò La Coperta E Mio Marito Impallidì: I Lividi Che Avevo Nascosto Stavano Per Parlare

Rimasi a fissare Moretti.

«Il padre di Edoardo?»

L'avvocato annuì lentamente.

«Alberto Conti. Tua madre lo conosceva da molti anni. All'epoca lavorava come consulente patrimoniale e partecipò alla costituzione iniziale del fondo.»

Mio padre si voltò verso di lui.

«Perché non me l'hai mai detto?»

Moretti sostenne il suo sguardo.

«Perché dopo la morte di tua moglie Alberto venne rimosso da ogni funzione. Io pensavo che la questione fosse chiusa.»

«Per quale motivo fu rimosso?»

Moretti esitò.


Quell'esitazione mi fece più paura della risposta.

«Tua madre cominciò a sospettare che avesse consultato documenti che non gli competevano.»

Sentii un brivido corrermi lungo la schiena.

«Sospettare cosa?»

«Che stesse cercando informazioni sulle condizioni necessarie perché il patrimonio passasse sotto amministrazione straordinaria.»

Mio padre abbassò lo sguardo.

«Prima ancora che Chiara conoscesse Edoardo?»

«Sì.»

La parola cadde pesante nella stanza.

Mi portai una mano alla pancia.


Edoardo era entrato nella mia vita meno di un anno dopo la morte di mamma.

Avevo sempre raccontato il nostro incontro come una coincidenza.

Una cena organizzata da amici.

Un uomo gentile.

Attento.

Paziente.

Uno dei pochi che non sembrava interessato al fatto che fossi la figlia del colonnello Benedetti o che avessi ricevuto un'eredità.

All'improvviso persino quel ricordo mi sembrò contaminato.

«State dicendo che mi ha conosciuta apposta?»

Moretti alzò subito una mano.


«Non possiamo affermarlo.»

Mio padre mi guardò.

«E non lo faremo senza prove.»

Annuii.

Era ciò che avevo bisogno di sentire.

Non un'altra persona che costruiva una verità al posto mio.

Fatti.

Soltanto fatti.

La dottoressa Rinaldi rientrò pochi minuti dopo.

«Vorrei tenerla in osservazione almeno fino a domani.»


«Il bambino?»

«Sta bene. Ma il suo organismo è sotto stress e dobbiamo capire esattamente cosa abbia assunto.»

Mi sistemò meglio la coperta.

«Inoltre vedo vecchi ematomi in diversi stadi di guarigione. Dovremo documentarli.»

Quelle parole mi fecero abbassare gli occhi.

Per mesi avevo considerato quei lividi qualcosa da nascondere.

Adesso qualcuno voleva fotografarli.

Misurarli.

Scrivere dove si trovavano.

Trasformarli in prove.


Faceva male.

Ma in modo diverso.

Mio padre comprese prima che dicessi qualsiasi cosa.

«Vuoi che esca?»

Scossi la testa.

«No.»

Rimase accanto alla finestra mentre il personale sanitario documentava ogni segno.

Uno sul fianco.

Due vicino alle costole.

Il polso.


La parte superiore del braccio.

Quando arrivarono ai segni vicino alla pancia, dovetti chiudere gli occhi.

Ricordai la mano di Edoardo.

La pressione delle sue dita.

La sua voce.

Non costringermi a farti male.

Sentii le lacrime arrivare.

Ma questa volta non le trattenni.

Quando tutto finì, Moretti ricevette una telefonata.

Uscì nel corridoio e rientrò alcuni minuti dopo con il volto teso.


«I carabinieri hanno trovato altre cose nella villa.»

Mio padre si raddrizzò.

«Cosa?»

«Una cartellina chiusa a chiave nello studio di Edoardo.»

Il mio stomaco si contrasse.

«Cosa c'era dentro?»

«Copie dei tuoi documenti. Estratti del fondo. Appunti sulle date della gravidanza.»

Deglutii.

Moretti continuò.

«E una bozza di richiesta per l'amministrazione di sostegno.»


Mio padre serrò la mascella.

«Preparata da chi?»

«Non c'è firma.»

«Ma?»

«Contiene informazioni che Edoardo non avrebbe dovuto conoscere.»

Restai in silenzio.

«Quali informazioni?»

Moretti mi guardò.

«La data esatta in cui il secondo fondo sarebbe diventato operativo.»

Chiusi gli occhi.


La nascita di mio figlio.

Non era solo un evento di famiglia.

Per loro era diventata una scadenza.

«Quindi aspettavano il parto.»

«Sembra così.»

«E dopo?»

Moretti non rispose immediatamente.

«Dopo avrebbero potuto sostenere che tu non fossi nelle condizioni di amministrare il patrimonio.»

Mio padre aggiunse:

«Ed Edoardo avrebbe cercato di ottenere il controllo legale.»


Quelle parole mi fecero sentire improvvisamente fredda.

«E mio figlio?»

Nessuno rispose.

«Ditemelo.»

Mio padre si avvicinò.

«Chiara, non sappiamo quali fossero i loro piani riguardo al bambino.»

«Ma avevano parlato di portarmelo via.»

«Sì.»

Mi piegai leggermente in avanti.

Per mesi avevo creduto che quelle minacce fossero soltanto un modo per spaventarmi.

Adesso non ne ero più sicura.

«Voglio che venga scritto da qualche parte.»

Mio padre aggrottò la fronte.

«Cosa?»

«Che non autorizzo Edoardo né Margherita a prendere decisioni mediche per me o per mio figlio.»

Moretti annuì immediatamente.

«Possiamo predisporlo.»

«E voglio revocare qualunque autorizzazione esista a mio nome.»

«Lo faremo.»

«Tutte.»

La mia voce diventò più ferma.

«Anche quelle vere che ho firmato senza capire.»

Mio padre mi guardò senza dire nulla.

Ma vidi qualcosa nei suoi occhi.

Non pietà.

Orgoglio.

Quella sera Edoardo venne formalmente accompagnato in caserma per essere ascoltato.

Margherita lasciò la villa sotto controllo dei carabinieri.

Bellini, invece, risultò irreperibile per diverse ore.

Il suo studio era chiuso.

Il telefono spento.

Ma ormai il messaggio inviato a Edoardo era stato acquisito.

Non poteva essere cancellato.

Verso le nove, quando pensavo finalmente di poter chiudere gli occhi, Moretti tornò nella mia stanza con una busta trasparente per documenti.

«C'è una cosa che devi vedere.»

Mi porse una fotografia scattata durante la perquisizione dello studio di Edoardo.

Mostrava una pagina del suo taccuino.

Date.

Importi.

Iniziali.

Vicino alla data prevista del parto c'era una sola frase cerchiata due volte.

**“Dopo la nascita: procedere con Bellini.”**

Sotto, scritto con una grafia diversa, c'era un breve appunto.

**“A. Conti conferma: nessun errore questa volta.”**

Sentii il respiro fermarsi.

Alberto Conti non era soltanto un nome appartenente al passato.

Qualcuno aveva parlato con lui di recente.

E adesso avevamo finalmente una traccia concreta da seguire.

**Continua — clicca sulla Parte 7 per leggere il seguito.**

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