Divertimento

Saltarono il funerale di mio marito e mia figlia per una vacanza, poi tornarono a chiedermi 40.000 euro

Mia madre rimase immobile, con una mano ancora premuta sulla bocca.

Giuliano la fissava come se avrebbe potuto costringerla al silenzio soltanto guardandola.

«Che cosa ti aveva promesso?» chiesi di nuovo.

Nessuno rispose.

L'avvocato Ferri fece un passo verso il tavolo.

«Signora, qualunque cosa sappia potrebbe essere rilevante. Le consiglio di non distruggere documenti, messaggi o registrazioni.»

Mio padre si voltò verso mia madre.

«Adesso basta. Andiamo.»

«No.»

La mia voce li fermò entrambi.


Strinsi ancora la chiave del garage nel palmo.

«Siete entrati in questa casa per chiedermi quarantamila euro tre giorni dopo il funerale di mio marito e di mia figlia. Adesso scopro che Giuliano aveva una chiave che credevamo perduta ed era accanto alla macchina di Marco la sera prima dell'incidente.»

Guardai mia madre.

«Non uscirete da qui fingendo che non sia successo niente.»

Giuliano sbatté una mano contro lo stipite della porta.

«Non ho ucciso nessuno.»

Quelle parole mi colpirono più di quanto avrebbe fatto un urlo.

Non avevo usato la parola ucciso.

Nessuno l'aveva usata.

Ferri guardò Giuliano con attenzione.


«Allora forse dovrebbe spiegare perché era lì.»

Giuliano si passò entrambe le mani sul viso.

«Volevo prendere una cosa.»

«Cosa?» domandai.

«Dei documenti.»

Sentii mio padre imprecare sottovoce.

Mi voltai verso di lui.

«Quali documenti?»

Giuliano chiuse gli occhi per un istante.

«Marco teneva delle copie in garage.»


«Copie di cosa?»

«Dei miei debiti.»

La risposta arrivò quasi sputata.

«Aveva tutto. Contratti, bonifici, messaggi. Aveva cominciato a raccogliere ogni cosa.»

«Perché?»

Giuliano rise senza alcuna allegria.

«Perché voleva distruggermi.»

«Ti aveva salvato l'attività con quarantamila euro.»

«E poi pretendeva che glieli restituissi.»

Lo guardai incredula.


«Quindi questo sarebbe distruggerti?»

Mia madre si intromise.

«Elena, tuo fratello era sotto pressione.»

Mi voltai verso di lei.

«Tu lo sapevi.»

Non era più una domanda.

Lei abbassò lo sguardo.

«Sapevo che voleva parlare con Marco.»

Giuliano scosse violentemente la testa.

«Mamma.»


«Hai già mentito abbastanza!» gridò lei.

Fu la prima volta che perse davvero il controllo.

«Mi avevi detto che avresti preso quei documenti e basta. Mi avevi promesso che non avresti fatto nessuna stupidaggine.»

Il silenzio cadde sulla stanza.

Sentii improvvisamente le gambe molli.

Mi appoggiai al tavolo.

«Prendere i documenti?»

Mia madre cominciò a piangere.

Non sapevo se fosse paura o rimorso.

«Giuliano mi aveva detto che Marco voleva portarli da un avvocato.»


Guardai Ferri.

Lui non negò.

«Marco aveva fissato un appuntamento con me per la mattina successiva», disse.

Il giorno dell'incidente.

Mi mancò il respiro.

«Perché non me l'hai detto?»

«Perché riguardava una questione che Marco voleva risolvere prima di coinvolgerla.»

Ferri abbassò la voce.

«Intendeva formalizzare il recupero dei crediti e separare definitivamente qualsiasi rapporto finanziario con la sua famiglia.»

La mia famiglia.


Quella che aveva trascorso anni a chiamare Marco arrogante ogni volta che diceva di no.

Quella che lo accusava di avermi cambiata quando, in realtà, mi aveva semplicemente insegnato che potevo smettere di farmi usare.

Giuliano indicò Ferri.

«Ecco. Lo vedete? Voleva portarmi via tutto.»

«No», dissi.

«Voleva riprendersi quello che ti aveva dato.»

Giuliano fece un passo verso di me.

Ferri si mise immediatamente tra noi.

«Non si avvicini.»

Mio fratello si fermò.


«Sono entrato nel garage. Ho cercato la cartellina. Non c'era.»

«E allora hai aperto il cofano.»

Il suo viso cambiò.

Solo per un istante.

Ma bastò.

«Perché?» chiesi.

«Te l'ho detto. Guardavo.»

«Tu non sai nulla di motori.»

Giuliano non rispose.

Ferri prese un piccolo sacchetto trasparente dalla sua valigetta e me lo porse.


«Metta qui la chiave. Da questo momento è meglio che nessuno la tocchi più.»

La lasciai cadere dentro.

Il rumore metallico sembrò assurdamente forte.

Mio padre guardava Giuliano con una rabbia che non gli avevo mai visto rivolgere contro il suo figlio preferito.

«Dimmi che non hai toccato i freni.»

Giuliano impallidì.

Mia madre chiuse gli occhi.

Io sentii il cuore fermarsi per un battito.

«Perché proprio i freni?» domandai.

Mio padre si immobilizzò.


Troppo tardi.

Aveva appena detto qualcosa che nessuno, tranne Ferri, aveva saputo prima di quella sera.

Mi voltai lentamente verso di lui.

«Come sapevi quale componente aveva trovato il perito?»

«Hai sentito l'avvocato.»

«Ha detto impianto frenante. Tu hai parlato dei freni come se sapessi esattamente cosa cercare.»

«È la stessa cosa.»

Ferri non disse nulla.

Ma il modo in cui osservava mio padre mi confermò che aveva notato la stessa cosa.

Giuliano improvvisamente afferrò la giacca dal divano.

«Me ne vado.»

«Tu non vai da nessuna parte», disse mio padre.

«Non puoi comandarmi.»

«Per una volta nella tua vita, chiudi la bocca.»

Giuliano gli si avvicinò.

«Attento, papà.»

Quelle due parole cambiarono qualcosa.

Mio padre arretrò.

Non per rabbia.

Per paura.

Ed ebbi la sensazione terribile che il segreto che teneva insieme la mia famiglia fosse molto più vecchio di quella notte nel garage.

In quel momento il telefono dell'avvocato Ferri vibrò.

Guardò lo schermo.

Il suo volto divenne improvvisamente serio.

«È arrivato il resto del filmato.»

Mi voltai verso di lui.

«Quale resto?»

Ferri lesse il messaggio senza rispondere subito.

Poi alzò gli occhi su Giuliano.

«La telecamera non ha registrato soltanto il suo arrivo.»

Giuliano smise di muoversi.

«Ventitré minuti dopo che lei ha lasciato il garage, è arrivata un'altra macchina.»

Mia madre sussurrò qualcosa che non capii.

Ferri continuò.

«E la persona scesa da quell'auto aveva una seconda chiave.»

Guardai i miei genitori.

Nessuno dei due riuscì più a sostenere il mio sguardo.

**Continua — clicca sulla Parte 5 per continuare a leggere.**

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