Divertimento

Invitò La Sua Ex Moglie «Senza Figli» A Natale Per Umiliarla — Poi Lei Arrivò In Elicottero Con I Quattro Gemelli Che Lui Aveva Abbandonato

«Sei sicura?»

La voce di Marco era appena un sussurro.

Patrizia non rispose. Continuava a fissare la fotografia che tenevo tra le dita, come se sperasse che, guardandola abbastanza a lungo, l'immagine potesse cambiare. Io invece non avevo più bisogno di altre conferme. Conoscevo quella grafia. Avevo visto centinaia di volte le annotazioni di Patrizia sui biglietti lasciati nella vecchia casa di famiglia, sulle ricette, sulle lettere che Marco mi mostrava quando eravamo sposati. La curva della P era identica. Anche quel modo particolare di allungare l'ultima lettera.

«Perché?» domandai.

Patrizia sollevò finalmente gli occhi.

«Keira, non è come pensi.»

Sorrisi amaramente.

«È esattamente la frase che dice chiunque venga scoperto.»

Marco si voltò verso sua madre.

«Hai falsificato la firma di Keira?»


«No.»

«Hai scritto quella frase?»

Patrizia rimase in silenzio.

«Mamma!»

Il tono di Marco fece tremare i vetri della finestra.

I bambini erano ancora nella sala da pranzo. Sentivo Matteo parlare con Sofia e il rumore delle posate. Quella normalità mi sembrava quasi assurda mentre il passato stava esplodendo a pochi metri da loro.

Patrizia abbassò la voce.

«Tuo padre mi aveva chiesto di proteggerci.»

Marco rise incredulo.

«Proteggerci da cosa? Dai miei figli?»


«Da Keira.»

Quelle due parole mi colpirono più di quanto avrei voluto.

Marco la fissò.

«Perché?»

Patrizia chiuse gli occhi.

«Perché tuo padre aveva scoperto qualcosa.»

«Cosa?»

«Che la gravidanza non era stata un incidente.»

Il mio corpo si irrigidì.

«Cosa stai dicendo?»


Patrizia mi guardò.

«Vittorio era convinto che tu avessi pianificato tutto.»

Marco scosse la testa.

«Non ha senso.»

«Pensava che volessi entrare nella famiglia Rinaldi attraverso i bambini.»

Sentii una rabbia fredda salirmi dentro.

«Io avevo venticinque anni.»

«Lo so.»

«Ero tua nuora.»

«Lo so.»


«Ero incinta di quattro bambini. E tuo marito pensava che avessi organizzato una gravidanza multipla per prendere i suoi soldi?»

Patrizia non rispose.

Marco si passò una mano sul volto.

«E tu gli hai creduto?»

«All'inizio sì.»

«E poi?»

Patrizia guardò la fotografia.

«Poi ho iniziato a dubitare.»

La stanza sembrò restringersi.

«Quando?» chiesi.


«Dopo che sei sparita.»

«Non sono sparita. Mi avete fatto sparire.»

Patrizia abbassò lo sguardo.

Marco rimase immobile.

«Mamma... cosa hai fatto esattamente otto anni fa?»

Lei respirò profondamente.

«Ho consegnato a tuo padre la cartella della gravidanza.»

Marco aggrottò la fronte.

«Quale cartella?»

«Quella che Keira aveva lasciato in casa.»


Il sangue mi si gelò nelle vene.

La cartella.

Improvvisamente ricordai.

Otto anni prima avevo cercato per giorni alcuni documenti medici che tenevo in una borsa marrone. Ecografie, analisi, appuntamenti. Pensavo di averli persi durante il trasloco.

Non li avevo mai ritrovati.

«Quella cartella conteneva i risultati delle analisi?» chiesi.

Patrizia annuì.

«E c'era un documento che tuo padre non voleva che Marco vedesse.»

Marco la fissò.

«Quale documento?»


Patrizia aprì la bocca.

Ma prima che potesse parlare, un rumore provenne dal corridoio.

Passi.

Matteo apparve sulla soglia.

«Mamma?»

Mi voltai immediatamente.

«Tesoro, torna dagli altri.»

Matteo guardò Marco.

«Perché state litigando?»

Mi inginocchiai davanti a lui.


«Non stiamo litigando.»

Marco lo osservava con gli occhi lucidi.

Matteo gli sorrise appena.

«Papà, vieni a mangiare con noi?»

Marco sembrò spezzarsi.

Si abbassò lentamente fino a trovarsi alla sua altezza.

«Sì.»

La parola uscì quasi senza voce.

«Vengo.»

Matteo gli prese la mano.


Per un istante Marco guardò quelle piccole dita intrecciate alle sue. Sembrava non sapere come comportarsi. Come se nessuno gli avesse mai spiegato cosa fare quando il figlio che non aveva mai conosciuto gli tendeva la mano.

Poi lo seguì.

Io rimasi con Patrizia.

«Quale documento?» domandai.

Lei non mi guardò.

«Non posso dirtelo qui.»

«Perché?»

«Perché Vittorio non era l'unica persona coinvolta.»

Sentii un brivido.

«Chi altro?»


Patrizia sollevò gli occhi.

«Una persona che conosci.»

Prima che potessi insistere, il telefono di Marco squillò nella sala da pranzo.

Lo sentii rispondere.

«Pronto?»

Silenzio.

Poi il suo tono cambiò.

«Chi è lei?»

Pausa.

«Come fa ad avere questo numero?»

Mi avvicinai.

Marco ascoltò ancora per qualche secondo.

Poi guardò me.

Il suo volto era diventato completamente bianco.

«Dove?» chiese.

La voce dall'altra parte disse qualcosa.

Marco chiuse gli occhi.

«No. Non può essere.»

Riattaccò.

Mi fissò.

«Era un avvocato.»

«E cosa voleva?»

Marco deglutì.

«Ha detto di avere un'altra copia della documentazione di otto anni fa.»

«E?»

«Ha detto che conosce la verità sulla notte in cui sono andato via.»

Fece una pausa.

«E vuole incontrare me e te.»

Patrizia sussultò.

Marco se ne accorse.

«Mamma...»

Lei non disse nulla.

Ma io vidi qualcosa cadere dalla sua mano.

Una piccola chiave d'ottone.

Riconobbi immediatamente il simbolo inciso sulla testa della chiave.

Era lo stesso simbolo che avevo visto, otto anni prima, sulla porta dello studio privato di Vittorio.

E quella porta, per quanto ne sapevo, non era mai stata aperta dopo la sua morte.

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