Rimasi immobile davanti a Lorenzo Bianchi.
«Elena è morta?» chiesi.
L'avvocato non rispose subito.
Marco invece si voltò verso sua madre.
«Hai appena detto che doveva essere morta.»
Patrizia si asciugò le lacrime.
«È quello che ci aveva fatto credere Vittorio.»
«Ci aveva fatto credere?»
«Tuo padre disse che Elena era morta molti anni prima. Dopo una malattia. Non voleva parlarne.»
Marco strinse i pugni.
«E tu gli hai creduto per tutto questo tempo?»
«Era tuo padre.»
«Non è una risposta.»
Patrizia abbassò lo sguardo.
Bianchi aprì lentamente la cartella.
«Elena Rinaldi non è morta.»
Marco rimase senza parole.
«Dove si trova?»
«Non lo so.»
«Lei sa dove trovarla?»
L'avvocato guardò me.
«So dove viveva otto anni fa.»
«E perché non mi ha cercata?» domandai.
Bianchi esitò.
«Perché qualcuno le aveva ordinato di non farlo.»
Sentii il cuore accelerare.
«Chi?»
Lui posò una seconda busta sul tavolo.
«Vittorio.»
Marco prese la busta, ma non la aprì.
«Mio padre ha ordinato a sua sorella di sparire?»
«Sì.»
«Perché?»
«Perché Elena conosceva l'origine della gravidanza di Keira.»
Mi sentii gelare.
«L'origine?»
Bianchi annuì.
«Quattro bambini non arrivano al mondo per caso. Soprattutto quando dietro la loro nascita esiste una procedura medica che qualcuno ha pagato per mantenere segreta.»
Marco guardò me.
«Keira, tu sapevi qualcosa?»
Scossi lentamente la testa.
«No.»
Ed era vero.
Ricordavo soltanto la clinica, le visite, la paura di una gravidanza che i medici avevano definito straordinaria. Ricordavo di essere stata sottoposta a esami che allora non avevo compreso fino in fondo. E ricordavo Vittorio comparire improvvisamente nella mia vita proprio quando Marco era scomparso.
Ma c'era un ricordo che avevo sepolto.
Una donna.
Una voce.
Una frase.
«Aspetta.»
Tutti mi guardarono.
«La notte prima che Marco se ne andasse, qualcuno venne alla porta.»
Marco si irrigidì.
«Chi?»
«Non vidi il volto. Era una donna.»
Patrizia diventò pallida.
«Che cosa ti disse?»
Chiusi gli occhi cercando di ricordare.
«Disse che dovevo stare lontana dalla famiglia Rinaldi. Che se avessi insistito nel cercare Marco, i bambini non sarebbero mai stati al sicuro.»
Marco fece un passo verso sua madre.
«Tu lo sapevi.»
Patrizia scosse la testa.
«No.»
«Stai mentendo.»
«Non sapevo chi fosse quella donna.»
Bianchi intervenne.
«La descrizione corrisponde ad Alessia.»
Marco si voltò lentamente.
«Alessia?»
«Sì.»
La stanza sembrò improvvisamente più fredda.
«La donna che oggi è nella mia sala da pranzo?»
«La stessa.»
Marco uscì dallo studio.
Lo seguii.
Quando entrammo nella sala da pranzo, Alessia era in piedi accanto al camino. Aveva sentito abbastanza.
Il suo volto era bianco.
«Marco...»
«Da quanto tempo conosci mio padre?»
Alessia non rispose.
«Da quanto tempo conosci Keira?»
«Marco, ascoltami.»
«No.»
La sua voce era calma.
Ed era proprio quella calma a renderla più inquietante.
«Otto anni fa eri in quell'ospedale.»
Alessia abbassò gli occhi.
«Sì.»
«Hai parlato con Keira?»
«Sì.»
Sentii un nodo allo stomaco.
«Sei stata tu a minacciarmi?»
Alessia mi guardò.
«Non volevo farti del male.»
«Hai minacciato i miei figli.»
«Volevo proteggerti.»
Risi incredula.
«Da chi?»
Alessia non rispose.
Marco le si avvicinò.
«Da mio padre?»
Lei chiuse gli occhi.
«Sì.»
Patrizia entrò nella stanza.
«Alessia, basta.»
La donna si voltò verso di lei.
«No. Sono stanca di mentire.»
Poi guardò Marco.
«Tuo padre non voleva che Keira sapesse la verità.»
«Quale verità?»
Alessia inspirò profondamente.
«Che i quattro bambini erano stati concepiti usando materiale genetico conservato dalla famiglia Rinaldi.»
Marco rimase immobile.
Io sentii le gambe cedere.
«Che cosa significa?»
Alessia mi guardò.
«Significa che quei bambini hanno un legame biologico con la famiglia Rinaldi.»
«Ma il test ha detto che non sono figli di Marco.»
«Perché il campione usato era di Vittorio.»
Marco scosse la testa.
«Questo non spiega niente.»
Alessia abbassò la voce.
«Lo spiega eccome.»
Guardò i quattro bambini attraverso la porta socchiusa.
«Vittorio non era il loro padre.»
Pausa.
«Era il loro nonno biologico.»
Marco impallidì.
«Cosa?»
Alessia continuò:
«Il vostro matrimonio era stato scelto da Vittorio per una ragione che Marco non ha mai conosciuto. E quando scoprì che Keira aspettava quattro bambini, pensò che qualcuno avesse usato il suo patrimonio genetico senza autorizzazione.»
Marco mi guardò.
«Keira...»
Io non riuscivo a parlare.
Alessia abbassò gli occhi.
«Ma Vittorio si sbagliava su una cosa.»
«Quale?» chiese Marco.
Lei indicò la fotografia dei quattro bambini.
«Non fu Keira a usare quel materiale.»
Un silenzio pesante calò nella stanza.
«Allora chi fu?» domandai.
Alessia sollevò lentamente lo sguardo verso Patrizia.
Patrizia iniziò a piangere.
«Non guardarla», disse.
Ma Alessia aveva già parlato.
«Fu tua madre.»
Marco rimase pietrificato.
Patrizia fece un passo indietro.
E proprio allora Matteo apparve sulla soglia stringendo una vecchia fotografia trovata chissà dove.
«Mamma», disse.
Mi voltai.
«Ho trovato questa sotto il divano.»
Presi la fotografia.
Era una foto di Vittorio e una donna molto giovane.
Sul retro c'era una frase scritta a mano:
**“Il primo dei quattro non avrebbe mai dovuto sopravvivere.”**
E sotto quella frase c'era una data.
La stessa data in cui ero stata ricoverata per la prima volta.







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