Alessandro sollevò con cautela il coniglietto, scoprendo il simbolo nero cucito sotto l’orecchio.
Era un serpente coronato avvolto attorno a una chiave spezzata.
Ogni conversazione nel salone cessò all’istante.
Don Ricci si alzò lentamente dalla sedia. «Quel simbolo apparteneva alla rete dei Bellini.»
«Lo so», rispose Alessandro.
Suo fratello Matteo era stato assassinato tre anni prima, dopo aver scoperto che qualcuno all’interno dell’impero dei Moretti stava vendendo ai Bellini le rotte delle loro spedizioni.
Il traditore non era mai stato trovato.
Alessandro mi guardò. «Chi ha dato questo giocattolo a Emma?»
«Mio marito», risposi. «Prima di morire.»
Il suo sguardo si fece più attento. «Come si chiamava?»
«Daniele Benedetti.»
Da qualche parte alle nostre spalle, un bicchiere andò in frantumi.
Mi voltai.
Uno dei dodici boss, Vittorio Conti, era impallidito.
Alessandro se ne accorse.
«Quindi lo conoscevi anche tu», disse piano.
Vittorio si riprese in fretta. «Conoscevo centinaia di uomini.»
Emma tirò Alessandro per la manica. «Papà diceva di non aprire mai il Coniglietto, a meno che non fossero arrivati i cattivi.»
Mi mancò il respiro.
Infilò le dita in una minuscola cucitura sotto la zampa del coniglietto ed estrasse una chiave di ottone.
Alessandro si alzò.
Viviana fece improvvisamente un passo verso Emma.
«Dammela.»
Alessandro le afferrò il polso prima che potesse toccare mia figlia.
«Perché la vuoi?»
La sicurezza di Viviana vacillò.
«Non la voglio. Stavo proteggendo la bambina.»
«Da una chiave?»
Lei non rispose.
Alessandro ordinò di chiudere tutte le porte.
Gli uomini armati bloccarono ogni uscita, mentre le dodici famiglie cominciavano a guardarsi l’un l’altra con crescente sospetto.
La chiave di ottone aprì una cassaforte privata nascosta dietro il camino della biblioteca.
All’interno c’erano documenti di spedizione, fotografie, registri cifrati e un dispositivo di registrazione.
La voce di Daniele uscì dall’altoparlante.
«Se Elena sta ascoltando questo messaggio, significa che ho fallito. Il traditore è vicino a Moretti... più vicino del suo stesso sangue.»
La mascella di Alessandro si irrigidì.
La registrazione elencava date, pagamenti su conti offshore e testimoni assassinati.
Poi Daniele pronunciò il nome della persona che aveva ordinato la sua morte.
Non Vittorio.
Non Viviana.
«Alessandro Moretti», disse la registrazione.
Ogni arma nella stanza si voltò verso di lui.
Alessandro non si mosse.
Continuò invece a fissare il coniglietto di Emma.
«Quella è la voce di Daniele», sussurrai.
«No», rispose Alessandro. «Gli somiglia soltanto.»
Poi il coniglietto cominciò a squillare come se al suo interno fosse nascosto un telefono.
**Continua… Clicca sulla Parte 3 per continuare a leggere.**







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