Divertimento

La fidanzata del boss mi schiaffeggiò davanti a dodici famiglie — poi il coniglietto di mia figlia fece gelare Alessandro Moretti

Alessandro fissò lo schermo.

Lorenzo Moretti teneva il telecomando tra due dita come se fosse soltanto la chiave di un’automobile.

Poi premette il pulsante.

Un suono grave attraversò Villa Moretti.

Le porte tagliafuoco del piano principale si chiusero contemporaneamente.

Sul monitor vidi uomini delle dodici famiglie correre verso le uscite.

Nessuna si aprì.

«Non è una bomba», disse Alessandro.

Don Ricci lo guardò.

«Come fai a saperlo?»


«Perché se Lorenzo avesse voluto ucciderli subito, lo avrebbe già fatto.»

Cesare rise piano.

«Finalmente cominci a capire.»

Alessandro gli puntò lo sguardo addosso.

«Parla.»

«Lorenzo non vuole dodici cadaveri.»

«Cosa vuole?»

«Una guerra.»

La parola cadde nella stanza come una lama.

Cesare indicò il monitor.


«Se dodici famiglie muoiono nella villa di Alessandro Moretti, nessuno crederà a un incidente. I figli, i fratelli e gli uomini rimasti fuori si faranno a pezzi per vendicarli.»

Don Ricci impallidì.

«E Alessandro verrà ricordato come l’uomo che ha tradito tutti.»

Viviana si portò una mano alla bocca.

Io guardai Emma.

Daniele aveva scoperto tutto.

Tre anni prima.

E aveva nascosto nel giocattolo di nostra figlia l’unico avvertimento capace di impedirlo.

Alessandro prese una radio da una guardia.

«C’è un accesso manuale alle porte.»


Cesare sorrise.

«C’era.»

«Che significa?»

«Gli uomini sostituiti nell’elenco non servivano soltanto a passare informazioni.»

Alessandro abbassò lentamente gli occhi sulla cartellina.

Guardie.

Elettricisti.

Autisti.

Tecnici.

Persone invisibili che per anni avevano avuto accesso a ogni parte della villa.


«Hanno modificato il sistema.»

Cesare annuì.

«Poco alla volta. Senza che nessuno se ne accorgesse.»

Un rumore proveniente dal tablet interruppe la conversazione.

Uno dei monitor mostrò improvvisamente Lorenzo dentro il salone.

Non portava più la valigetta.

Era salito su una piccola pedana davanti alle dodici famiglie.

Gli uomini gli puntavano contro le armi.

Lorenzo non sembrava preoccupato.

Al contrario, sorrise.


Poi gli altoparlanti della villa si accesero.

La sua voce arrivò persino nella stanza sotterranea.

«Signori, perdonate il disagio.»

Don Ricci strinse i pugni.

«Figlio di...»

«Tra pochi minuti», continuò Lorenzo, «riceverete tutti la prova che Alessandro Moretti ha pianificato di eliminarvi questa sera.»

Alessandro non si mosse.

«Sta preparando la versione prima del delitto», disse.

Lorenzo sollevò un tablet.

Sul grande schermo del salone apparvero documenti.


Ordini di pagamento.

Liste di uomini.

Mappe.

Tutto recava il nome di Alessandro.

Vittorio scosse la testa.

«Falsi.»

«Ma abbastanza buoni da sembrare veri», rispose Alessandro.

Viviana abbassò gli occhi.

«Lorenzo preparava quei documenti da anni.»

Alessandro si voltò verso di lei.


«Tu li hai visti?»

Silenzio.

«Viviana.»

«Alcuni.»

La mascella di Alessandro si irrigidì.

«E non hai mai detto niente.»

«Pensavo servissero come assicurazione.»

«Contro di me.»

Lei non rispose.

Sul monitor, Lorenzo continuava.


«Alessandro vi ha riuniti per una ragione. Le vostre organizzazioni sono indebolite. Le vostre successioni sono divise. Senza di voi, Milano avrà un solo padrone.»

Qualcuno nel salone gridò che stava mentendo.

Lorenzo sorrise.

«Allora chiedetevi perché le porte sono bloccate dall’interno della sua casa.»

Alcuni uomini iniziarono a guardarsi.

Il dubbio si stava diffondendo.

Esattamente ciò che Lorenzo voleva.

Don Ricci si avvicinò ad Alessandro.

«Se non entriamo in quel salone adesso, quando aprirà le porte si spareranno tra loro.»

Alessandro guardò la planimetria della villa.


«Il passaggio segreto conduce sotto il salone.»

Indicò una linea stretta.

«Qui.»

«E poi?»

«Poi scopriamo cosa c’è nella valigetta.»

«Lorenzo non ce l’ha più», dissi.

Alessandro mi guardò.

Avevo ragione.

La valigetta nera era scomparsa.

Controllammo rapidamente le immagini registrate.


Lorenzo era entrato nel corridoio con la valigetta.

Tre minuti dopo era apparso nel salone senza.

«Tornate indietro», dissi.

La guardia riavvolse.

Fotogramma dopo fotogramma.

Lorenzo si fermava davanti a un armadio di servizio.

La telecamera perdeva il segnale per undici secondi.

Quando l’immagine tornava, la valigetta non c’era più.

Alessandro indicò il punto sulla mappa.

«Quello è sopra la vecchia conduttura di ventilazione.»

Cesare chiuse gli occhi.

Troppo tardi.

Alessandro lo vide.

«Cosa c’è nella valigetta?»

«Non lo so.»

«Bugia.»

Cesare restò in silenzio.

Alessandro gli si avvicinò.

«Non devo sapere tutto. Mi basta sapere cosa farà.»

Cesare deglutì.

Poi guardò Emma.

«Suo padre era arrivato molto vicino.»

Io avanzai.

«Vicino a cosa?»

«A capire che Lorenzo non aveva bisogno di uccidere tutti.»

Sentii un brivido.

«Allora cosa vuole fare?»

Cesare abbassò la voce.

«Farli sembrare morti per mano gli uni degli altri.»

Don Ricci aggrottò la fronte.

«Gas.»

Alessandro si voltò verso la grata di ventilazione.

«Sedativo.»

Cesare sorrise amaramente.

«Poi gli uomini di Lorenzo entrano, sparano sui corpi e sistemano le armi.»

Mi si gelò il sangue.

Una strage costruita per sembrare un massacro reciproco.

Alessandro afferrò la radio.

«Chiudete la ventilazione principale.»

Nessuna risposta.

Una guardia corse verso il pannello.

«È già stata attivata.»

Sul monitor apparve un indicatore.

VENTILAZIONE SALONE: CICLO FORZATO.

Emma tossì.

Mi chinai immediatamente.

«Amore?»

«C’è un odore strano.»

Tutti si immobilizzarono.

La ventilazione sotterranea era collegata allo stesso impianto.

Alessandro prese Emma tra le braccia.

«Fuori. Subito.»

Corremmo nel passaggio.

Dietro di noi Viviana iniziò a tossire.

Vittorio aiutò Don Ricci.

Cesare venne trascinato dalle guardie.

Quando raggiungemmo la biforcazione, Alessandro si fermò.

Una direzione conduceva all’uscita delle cantine.

L’altra direttamente sotto il salone.

Mi guardò.

«Porta Emma fuori.»

«E tu?»

«Vado da Lorenzo.»

Emma improvvisamente afferrò il bavero della sua giacca.

«No.»

Alessandro abbassò gli occhi.

«Piccola...»

«Papà diceva che il drago aveva due cuori.»

Mi immobilizzai.

«Cosa?»

Emma indicò il muro.

«Nel gioco. Diceva che se un cuore diventava cattivo, dovevo spegnere l’altro.»

Alessandro la fissò.

Poi guardò la vecchia planimetria.

Due sistemi.

Due circuiti di ventilazione.

Uno moderno.

Uno originale.

Scostò una lastra di pietra.

Dietro c’era una leva arrugginita.

La tirò.

Un boato attraversò i tunnel.

Sul tablet, l’indicatore cambiò.

CICLO FORZATO INTERROTTO.

Alessandro guardò Emma come se avesse appena salvato dodici imperi.

Ma sullo schermo accadde qualcos’altro.

Lorenzo smise di sorridere.

Tirò fuori il telecomando.

Premette un secondo pulsante.

E tutte le porte del salone si aprirono.

Don Ricci sussurrò:

«Perché le libera?»

La risposta arrivò subito.

Dai corridoi laterali entrarono decine di uomini armati.

Non portavano il simbolo dei Bellini.

Portavano quello dei Moretti.

Alessandro impallidì.

«Sono miei uomini.»

Cesare scosse lentamente la testa.

«No.»

Sul monitor, quegli uomini sollevarono le armi contro le dodici famiglie.

«Sono quelli di Lorenzo.»

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