Il suono proveniente dal coniglietto era così assurdo che, per qualche secondo, nessuno nella biblioteca riuscì a reagire.
Un trillo breve.
Una pausa.
Poi di nuovo.
Emma guardò il giocattolo tra le mani di Alessandro.
«Il signor Coniglio non ha mai fatto così.»
Alessandro si accovacciò davanti a lei.
«Posso guardarlo un momento? Te lo restituisco subito.»
Emma esitò, poi annuì.
Lui non strappò la stoffa. Fece scorrere le dita lungo la cucitura che Daniele aveva indicato a nostra figlia e trovò qualcosa nascosto sotto l’imbottitura.
Estrasse un piccolo dispositivo nero, non più grande di due dita.
Don Ricci trattenne il respiro.
«Quelli li usava Matteo.»
Alessandro lo fissò.
Il dispositivo smise di squillare.
Una luce verde si accese.
Poi partì una registrazione.
Questa volta riconobbi immediatamente che la voce non era quella di mio marito.
«Ale, se stai ascoltando questo messaggio, significa che Benedetti ha mantenuto la promessa.»
Alessandro impallidì.
Nessuno osò parlare.
La voce continuò.
«E significa anche che io probabilmente non ci sono più.»
Matteo Moretti.
Il fratello morto di Alessandro.
Viviana fece un passo indietro.
Vittorio Conti invece rimase completamente immobile.
«Daniele non è il traditore», continuava Matteo. «Lavorava con me. Quando ho capito che qualcuno stava consegnando ai Bellini le nostre rotte, ho cercato una persona che non appartenesse ufficialmente alla famiglia. Qualcuno che il traditore non avrebbe controllato.»
Mi sentii mancare.
Guardai il coniglietto azzurro.
Per due anni avevo creduto che Daniele fosse stato un uomo normale, coinvolto soltanto per sfortuna in un incidente che non avevo mai avuto la forza di mettere in discussione.
Alessandro mi lanciò un’occhiata.
Aveva capito la stessa cosa.
Matteo proseguì.
«C’è una cosa che devi sapere. Se trovi una registrazione in cui Daniele pronuncia il tuo nome come responsabile, non fidarti della parte finale.»
Un brusio attraversò la stanza.
Alessandro si voltò lentamente verso il registratore trovato nella cassaforte.
«La parte finale è stata sostituita», disse Matteo. «Daniele aveva previsto che qualcuno avrebbe trovato i suoi file. Per questo abbiamo diviso le prove.»
La registrazione si interruppe.
La luce verde lampeggiò tre volte.
Poi sul piccolo schermo apparve una sola scritta.
47-B.
Alessandro sollevò lo sguardo.
«Registro quarantasette.»
Vittorio parlò troppo in fretta.
«Non significa niente.»
Tutti si voltarono verso di lui.
Don Ricci inclinò la testa.
«Curioso. Nessuno ti aveva chiesto nulla.»
Vittorio strinse la mascella.
«Sto semplicemente dicendo che potrebbe essere una trappola.»
«Potrebbe», rispose Alessandro. «Oppure potresti sapere esattamente cosa significa.»
Viviana improvvisamente rise.
«È ridicolo. Stiamo mettendo in discussione dodici famiglie per colpa di un giocattolo cucito da un morto?»
Emma mi afferrò la mano.
«Papà non cuciva», disse innocentemente.
Sentii gli occhi di tutti posarsi su di lei.
Mi chinai.
«Cosa vuoi dire, amore?»
Lei indicò il simbolo sotto l’orecchio del coniglio.
«Questo non l’ha fatto papà.»
Il mio stomaco si contrasse.
«Come fai a saperlo?»
«Perché una signora è venuta a casa nostra.»
Il silenzio tornò più pesante di prima.
«Quando?» domandò Alessandro.
Emma aggrottò la fronte, cercando di ricordare.
«Quando papà era ancora con noi.»
Le mie mani iniziarono a tremare.
Io non ricordavo nessuna donna.
«Che signora?»
Emma guardò intorno alla biblioteca.
Poi il suo sguardo si fermò su Viviana.
Viviana perse colore.
«Lei aveva un profumo come il suo.»
Non disse che fosse stata Viviana.
Ma bastò.
Alessandro si girò verso la sua fidanzata.
«Che profumo usi?»
«Non osare.»
«Rispondi.»
Viviana incrociò le braccia.
«Lo stesso che usano migliaia di donne.»
«Nome.»
Lei rimase in silenzio.
Alessandro fece un cenno a uno dei suoi uomini.
«Controllate le telecamere della residenza Benedetti degli ultimi tre anni, i registri telefonici, i pagamenti, tutto.»
«Non puoi farlo!» sbottò Viviana.
Fu il suo errore.
Alessandro la guardò come se l’avesse appena vista per la prima volta.
«Perché no?»
Lei aprì la bocca.
Nessuna risposta uscì.
Vittorio si mosse verso la porta.
Due uomini armati gli bloccarono immediatamente il passaggio.
«Devo fare una telefonata.»
«Nessuno telefona», disse Alessandro.
Poi prese uno dei registri trovati nella cassaforte e cominciò a sfogliarlo.
Pagina dopo pagina.
Date.
Porti.
Numeri di container.
Iniziali.
Alla fine trovò una pagina contrassegnata con il numero 47.
Era stata strappata.
Rimaneva soltanto un piccolo frammento nell’anello metallico.
Alessandro lo estrasse con attenzione.
Sul bordo si vedevano tre lettere scritte a mano.
V.R.C.
Vittorio impallidì.
Viviana smise di respirare.
Don Ricci guardò prima l’uno, poi l’altra.
«Romano. Conti.»
Alessandro non disse nulla.
Io invece ricordai improvvisamente qualcosa.
Una sera, circa una settimana prima della morte di Daniele, mio marito era tornato a casa con la camicia strappata.
Gli avevo chiesto cosa fosse successo.
Aveva sorriso e mi aveva detto di essere caduto.
Ma quella notte, mentre credeva che dormissi, lo avevo sentito parlare al telefono.
Aveva pronunciato una frase che allora non avevo capito.
«Se succede qualcosa a me, proteggete Elena ed Emma dalla donna.»
Mi voltai verso Viviana.
Lei stava già guardando me.
Non con disprezzo.
Con paura.
Poi il piccolo dispositivo nascosto nel coniglietto emise un ultimo segnale.
Sul display comparve una nuova frase.
**SE STANNO LEGGENDO 47-B, IL TRADITORE SA GIÀ CHE LA BAMBINA È VIVA.**
Alessandro afferrò Emma e la spinse dietro di sé.
Nello stesso istante, tutte le luci di Villa Moretti si spensero.
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