Riccardo rimase davanti ai monitor senza dire una parola.
La cartella OPERAZIONE PASQUA sembrava quasi pulsare sullo schermo.
Moretti tese una mano verso il mouse, poi si fermò.
«Aspettiamo la scientifica.»
«Mia figlia è stata picchiata, un bambino è stato rinchiuso in questa casa e quell’uomo aveva una cartella con il mio nome», disse Riccardo. «Dimmi almeno cosa sapete.»
Moretti lo guardò.
«Sappiamo che Matteo non gestiva soltanto una società di cybersicurezza.»
Dal piano superiore arrivò il rumore delle radio degli agenti.
Nicolò era stato affidato a una poliziotta mentre i sanitari controllavano Elena.
«Da circa un anno», continuò Moretti, «diverse aziende hanno denunciato intrusioni informatiche seguite da richieste di denaro. Stranamente, molte erano clienti o potenziali clienti di Rinaldi Cybersecurity.»
Riccardo capì subito.
«Creava il problema e poi vendeva la soluzione.»
«Questo era ciò che pensavamo all’inizio.»
Moretti indicò le cartelle sullo schermo.
«Poi sono scomparse due persone.»
Riccardo guardò verso la scala.
«Sofia Serra.»
«Lei è una.»
«E l’altra?»
Moretti esitò.
«Lorenzo Bassi. Un consulente informatico che lavorava per Matteo.»
Un tecnico della scientifica entrò nel seminterrato con una valigetta.
Moretti gli ordinò di clonare immediatamente tutti i dispositivi.
Riccardo tornò al piano superiore.
Elena era seduta sul divano.
Un paramedico le aveva applicato del ghiaccio sull’occhio e stava controllando le costole.
Matteo, invece, era stato spostato vicino all’ingresso.
Aveva smesso di sorridere.
Quando vide Riccardo, disse soltanto:
«Hai aperto la cartella.»
Non era una domanda.
Riccardo gli si avvicinò.
«Perché mi sorvegliavi?»
Matteo inclinò il capo.
«Perché tu hai sempre rappresentato il problema.»
Elena sussultò.
«Matteo, basta.»
Lui la ignorò.
«Un padre normale avrebbe creduto alle scuse. Sarebbe rimasto a casa. Avrebbe accettato che sua figlia fosse diventata adulta.»
Riccardo mantenne la voce bassa.
«E invece?»
«Tu osservavi.»
Matteo sorrise appena.
«Ex colonnello. Addestrato a notare dettagli. A fare domande. A non fidarsi.»
Riccardo lo fissò.
«Quindi volevi allontanarla da me.»
«Volevo proteggere il mio matrimonio.»
Elena rise.
Un suono breve, incredulo.
«Proteggere?»
Matteo la guardò.
Per un istante la maschera cadde completamente.
«Avevi tutto.»
«Avevo paura.»
Quelle tre parole cambiarono l’atmosfera della stanza.
Elena si alzò nonostante il dolore.
«Ogni giorno avevo paura di dire la cosa sbagliata. Di spendere troppo. Di rispondere tardi a un messaggio. Di vestirmi in un modo che non ti piaceva.»
Matteo serrò la mascella.
«Ti ho dato una vita che milioni di persone sognerebbero.»
«Mi hai dato una prigione con i pavimenti di marmo.»
Riccardo vide Moretti comparire nel corridoio.
Il questore fece un cenno a uno degli agenti.
Matteo venne portato verso l’uscita.
Prima di oltrepassare la porta, però, si voltò verso Elena.
«Quando scoprirai cosa hai fatto oggi, rimpiangerai quella telefonata.»
Riccardo fece un passo avanti.
Moretti lo fermò con un braccio.
«Lascia che parli.»
Matteo venne portato via.
Fuori, nel vialetto, le luci blu delle volanti si riflettevano sulla facciata della villa.
Elena osservò suo marito sparire dentro un’auto della polizia.
Poi le ginocchia le cedettero.
Riccardo la sostenne.
«È finita.»
Lei scosse lentamente la testa.
«No, papà.»
«Matteo è in manette.»
«Non parlava di sé.»
Riccardo la guardò.
«Cosa vuoi dire?»
Elena abbassò la voce.
«Due settimane fa ho sentito Matteo discutere al telefono.»
Moretti si avvicinò.
«Con chi?»
«Non lo so. Ma era arrabbiato. Diceva che qualcuno stava diventando nervoso.»
«Ricordi le parole esatte?»
Elena chiuse gli occhi.
«Ha detto: “Se cado io, cadete tutti.”»
Moretti rimase immobile.
«Altro?»
«Sì.»
Elena inspirò con difficoltà.
«La persona dall’altra parte deve avergli risposto qualcosa, perché Matteo ha detto: “La Pasqua sistemerà Ferri una volta per tutte.”»
Riccardo sentì un gelo risalirgli lungo la schiena.
In quel momento il tecnico della scientifica comparve sulle scale.
«Questore.»
Moretti si voltò.
«Abbiamo trovato qualcosa.»
Tornarono nel seminterrato.
La cartella OPERAZIONE PASQUA era stata aperta su una copia forense del disco.
Dentro c’erano fotografie della casa di Riccardo.
La cucina.
Il vialetto.
Il vecchio mobile nel corridoio.
Perfino immagini di lui mentre usciva per andare al supermercato.
Poi comparve un documento.
Moretti lo lesse.
Il suo volto cambiò.
«Che cos’è?» chiese Riccardo.
Moretti non rispose.
Girò lo schermo verso di lui.
Era un piano dettagliato.
Orari.
Percorso dalla casa di Riccardo alla villa.
Tempo medio di percorrenza.
Posizione delle telecamere stradali.
E una nota evidenziata:
FERRI ARRIVERÀ ARMATO.
Sotto, un’altra riga:
PROVOCARE REAZIONE. CREARE MINACCIA. TESTIMONI GIÀ PREPARATI.
Riccardo capì.
La pistola d’ordinanza.
Matteo sapeva della cassetta.
Sapeva persino che Elena gli aveva lasciato quella busta.
«Voleva che venissi qui armato», disse Riccardo.
Moretti annuì.
«E probabilmente voleva che tu perdessi il controllo.»
Il tecnico fece scorrere ancora il documento.
L’ultima sezione conteneva tre nomi.
Il primo era Riccardo Ferri.
Il secondo era Elena Ferri.
Il terzo fece impallidire Moretti.
Riccardo lo notò.
«Chi è?»
Moretti richiuse immediatamente il portatile.
«Dobbiamo portare Elena e Nicolò in un luogo protetto.»
«Chi è quel nome?»
Moretti lo fissò.
«Un uomo che, ufficialmente, non ha nessun rapporto con Matteo Rinaldi.»
«E non ufficialmente?»
Moretti prese il telefono.
«Non ufficialmente, è la ragione per cui questa indagine non può più restare soltanto nelle mani della polizia locale.»
Prima che Riccardo potesse chiedere altro, dall’esterno arrivò una voce.
«Questore!»
Un agente corse giù per le scale.
«Abbiamo un problema.»
Moretti si irrigidì.
«Quale?»
«L’auto che trasportava Rinaldi non è mai arrivata in questura.»
Il silenzio diventò assoluto.
Riccardo sentì Elena chiamarlo dal piano superiore.
L’agente aggiunse:
«Abbiamo perso il contatto con la pattuglia sette minuti fa.»
Moretti guardò Riccardo.
E in quel momento entrambi capirono la stessa cosa.
Matteo Rinaldi non stava lavorando da solo.
E qualcuno aveva appena iniziato a cancellare le prove.
**Continua — premi Parte 5 per leggere il seguito.**







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