Divertimento

Mia figlia sussurrò: «Mi ha fatto male di nuovo.» Venti minuti dopo ero nella villa di mio genero

Riccardo non distolse lo sguardo dal monitor.

Matteo restò immobile davanti alla telecamera per alcuni secondi.

Poi abbassò lentamente il foglio.

Dietro di lui, Sofia Serra era ancora legata alla sedia.

Aveva il volto pallido e i capelli disordinati, ma era cosciente.

«Sta trasmettendo in diretta?» chiese Riccardo.

Un tecnico si avvicinò alla console.

«Sì.»

Moretti si voltò verso di lui.

«Da dove?»


«Sto cercando di tracciarlo.»

Sul monitor Matteo sorrise.

Poi parlò.

L’audio arrivò con un secondo di ritardo.

«Buonasera, colonnello.»

Riccardo sentì la voce riempire la stanza.

«Se stai guardando questo, significa che Nicolò ha fatto esattamente quello che sua madre sperava.»

Sofia sollevò lentamente la testa.

«Nicolò…»

La sua voce era quasi impercettibile.


Matteo le mise una mano sulla spalla.

Lei si irrigidì.

Riccardo fece un passo verso lo schermo.

«Toglile le mani di dosso.»

Matteo rise.

«Vedi? È proprio questo il tuo problema.»

Moretti afferrò un microfono collegato al sistema.

«Rinaldi, questa trasmissione viene registrata.»

«Perfetto.»

«Dove sei?»


«Daniele, pensavo avessi imparato a fare domande migliori.»

Moretti strinse il microfono.

«Se fai del male a quella donna—»

«Avete già deciso che sono colpevole di tutto.»

Matteo si spostò lateralmente.

Dietro Sofia apparve una porta metallica.

Sul pavimento c’erano cavi, una piccola telecamera e una lampada.

Non sembrava un luogo improvvisato.

Era stato preparato.

Riccardo osservò ogni dettaglio.


Pareti grezze.

Condensa.

Un ronzio costante.

In lontananza, quasi coperto dalla voce di Matteo, qualcosa passava a intervalli regolari.

Un rumore metallico.

Poi un fischio.

Riccardo si concentrò.

«Treno.»

Moretti lo guardò.

«Cosa?»


«C’è una linea ferroviaria vicino al posto in cui si trova.»

Il tecnico alzò gli occhi.

«Potrebbe aiutarci.»

Matteo continuò.

«Colonnello Ferri, tua figlia ti ha sempre descritto come un uomo che crede nelle regole.»

Riccardo non rispose.

«È buffo, perché le regole esistono soltanto per chi non ha abbastanza potere da cambiarle.»

Sofia si mosse sulla sedia.

«Non ascoltatelo.»

Matteo le afferrò il mento.


Riccardo sentì una scarica di rabbia, ma rimase immobile.

«Sofia», disse Moretti, «riesci a capire dove sei?»

Matteo lasciò andare la donna.

«Niente suggerimenti.»

Sofia guardò direttamente nella telecamera.

«Lui ha paura.»

Il sorriso di Matteo sparì.

Lei continuò.

«Ha perso qualcosa.»

Matteo le diede uno schiaffo.


Riccardo avanzò d’istinto.

Moretti gli mise una mano davanti al petto.

«Sta cercando una reazione.»

Riccardo serrò i pugni.

Sul monitor Sofia respirava affannosamente.

Poi disse:

«I file dell’armadio non erano completi.»

Matteo si voltò bruscamente verso di lei.

Troppo tardi.

Moretti aveva sentito.


«Che significa?»

Sofia sorrise debolmente.

«Il vero archivio non è mai stato nella villa.»

Matteo spense il microfono per alcuni secondi.

Lo videro urlarle qualcosa senza audio.

Quando la voce tornò, il volto di Matteo era cambiato.

«Basta.»

Riccardo capì che Sofia aveva appena colpito il punto giusto.

«Dov’è l’archivio?» chiese.

Sofia guardò Matteo.


Poi la telecamera.

«Nel posto dove lui ha costruito tutto.»

Matteo afferrò la telecamera e la girò verso di sé.

«Colonnello, ascoltami bene.»

La sua voce non era più calma.

«Hai una scelta.»

Moretti fece cenno al tecnico di continuare il tracciamento.

«Lasci che la polizia continui a giocare con i miei server e Sofia muore.»

Riccardo non batté ciglio.

«Oppure?»


«Oppure vieni da solo.»

Moretti scosse immediatamente la testa.

Riccardo lo ignorò.

«Dove?»

Matteo sorrise di nuovo.

«Te lo dirò quando sarai in macchina.»

«Non verrà.»

Moretti parlò nel microfono.

«Non sei tu a decidere», rispose Matteo.

Poi sollevò un telefono.

«Ho un numero che soltanto Riccardo conosce.»

Riccardo sentì il proprio cellulare vibrare.

Tutti nella stanza si immobilizzarono.

Il numero era sconosciuto.

Riccardo rispose.

La voce di Matteo arrivò contemporaneamente dal telefono e dal monitor.

«Finalmente.»

«Sei un uomo morto.»

«No, colonnello. Sono un uomo che sta ancora negoziando.»

«Sofia non è una moneta.»

«Tutti lo sono.»

Riccardo chiuse gli occhi per un istante.

«Parla.»

«Esci dall’edificio.»

Moretti fece segno di no.

Riccardo non si mosse.

«Prima dimostrami che Sofia è viva.»

Matteo girò la telecamera.

Sofia lo guardò.

«Riccardo.»

«Ti sento.»

«Non venire.»

Matteo le tolse il telefono dalla bocca.

«Soddisfatto?»

«No.»

«Non mi interessa.»

La chiamata si interruppe.

Sul monitor apparve un conto alla rovescia.

VENTI MINUTI.

Sotto, una frase:

UNO SOLO.

Moretti imprecò.

«Nessuno va da nessuna parte.»

Riccardo lo guardò.

«Lui vuole me.»

«Vuole attirarti in una trappola.»

«Lo so.»

«Allora non ci andrai.»

Il tecnico alzò improvvisamente una mano.

«Aspettate.»

Tutti si voltarono.

«Ho isolato il rumore di fondo.»

Fece partire una breve registrazione.

Fischio.

Metallo.

Poi campane.

Tre rintocchi lenti.

Il tecnico aprì una mappa.

«Il treno passa ogni sette minuti circa. E quelle campane… se riusciamo a identificarle—»

Riccardo guardò il foglio che Nicolò aveva dato a Moretti.

Il posto dove Matteo non può spegnere le telecamere.

Il primo ufficio.

Il posto dove aveva costruito tutto.

«Sofia parlava di questo edificio», disse.

Moretti lo fissò.

«Siamo già nel primo ufficio.»

«No.»

Riccardo indicò il pavimento.

«Questo è l’ufficio che tutti conoscevano.»

Si voltò verso la vecchia planimetria appesa alla parete.

L’edificio aveva tre piani.

Ma accanto alla scala di servizio c’era una zona senza indicazioni.

«Cos’è quello?»

Moretti si avvicinò.

«Probabilmente un vano tecnico.»

Riccardo scosse la testa.

«Troppo grande.»

Gli agenti raggiunsero il corridoio posteriore.

Dietro scaffali arrugginiti trovarono una parete più recente del resto.

Uno degli uomini batté con le nocche.

Suono vuoto.

Dopo pochi minuti, rimossero un pannello.

Dietro c’era una porta blindata.

Il tecnico digitò sul tastierino i numeri scritti sul foglio di Sofia.

La serratura emise un clic.

La porta si aprì.

Una scala scendeva sottoterra.

Moretti guardò Riccardo.

«Se Matteo sta trasmettendo da qui sotto…»

Riccardo estrasse la torcia.

«Allora non voleva che attraversassi Firenze.»

«Voleva portarti esattamente qui.»

Scesero.

Il corridoio sotterraneo era molto più lungo di quanto Riccardo si aspettasse.

Alla fine trovarono una seconda stanza server.

Decine di unità ancora accese.

Telecamere.

Hard disk.

Scaffali pieni di documenti.

Il vero archivio.

Ma Sofia non c’era.

Su uno dei monitor comparve improvvisamente Matteo.

Questa volta era solo.

«Complimenti, colonnello.»

Il conto alla rovescia indicava dodici minuti.

«Hai trovato la porta.»

Riccardo si avvicinò allo schermo.

«Dov’è Sofia?»

Matteo fece un passo indietro.

Alle sue spalle apparve una finestra sporca.

Fuori passò velocemente un treno.

Riccardo guardò la mappa del complesso.

Poi la vecchia linea ferroviaria che correva dietro l’edificio.

«È vicino.»

Moretti capì.

«Quanto vicino?»

Riccardo indicò un tunnel segnato sulla planimetria.

Un vecchio collegamento industriale conduceva dall’edificio a un magazzino dall’altra parte dei binari.

Matteo aveva trasmesso da lì.

Moretti parlò alla radio.

«Unità due, chiudete il perimetro nord. Nessuna sirena.»

Riccardo si voltò verso il tunnel.

Poi il telefono vibrò di nuovo.

Un messaggio di Matteo.

UNA DOMANDA, COLONNELLO.

SE DEVI SCEGLIERE TRA SALVARE SOFIA E SCOPRIRE COSA HO FATTO A ELENA, COSA SCEGLI?

Riccardo lesse quelle parole due volte.

E capì che Matteo aveva appena commesso il suo primo vero errore.

Aveva ammesso che esisteva ancora qualcosa su Elena che nessuno aveva scoperto.

Qualcosa che Matteo credeva abbastanza grave da usare come esca.

Riccardo sollevò lo sguardo verso il tunnel buio.

«Moretti.»

«Sì?»

«Qualunque cosa troviamo dall’altra parte, Matteo non sta cercando solo di scappare.»

«Che cosa sta cercando di fare?»

Riccardo infilò il telefono in tasca.

«Sta cercando di impedire che mia figlia scopra perché l’ha scelta fin dall’inizio.»

**Continua — premi Parte 7 per leggere il seguito.**

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