Il messaggio rimase acceso sullo schermo del mio telefono sicuro per pochi secondi.
Poi scomparve automaticamente.
Ma quelle parole continuarono a bruciarmi davanti agli occhi.
Tuo marito è sotto indagine da sei mesi.
L’umiliazione di questa sera era stata organizzata per costringerti ad andartene prima dell’arresto.
Sollevai lentamente lo sguardo.
Daniele era ancora davanti a me.
Pallido.
Immobilizzato.
E per la prima volta da quando lo conoscevo, non vidi imbarazzo sul suo volto.
Vidi paura.
Paura vera.
Il generale Rinaldi chiuse immediatamente la cartellina.
«Nessuno lascia la sala.»
La sua voce attraversò il salone senza bisogno di essere alzata.
L’orchestra rimase in silenzio.
Gli ufficiali che pochi minuti prima stavano bevendo spumante e scambiandosi convenevoli si irrigidirono.
Le porte del Circolo Ufficiali vennero presidiate quasi contemporaneamente.
Daniele fece un passo verso di me.
«Giulia, ascoltami.»
Alzai una mano.
«Non ancora.»
Quel gesto lo fermò.
Non perché fossi sua moglie.
Perché finalmente aveva capito che, in quella stanza, io rappresentavo qualcosa che lui non aveva mai voluto conoscere.
Il generale Rinaldi si avvicinò.
«Vicedirettrice Moretti, immagino che il messaggio appena ricevuto provenga dalla sede centrale.»
Annuii.
«Sì.»
«E immagino anche che lei sappia più di quanto sappiamo noi.»
Esitai appena.
Non perché volessi proteggere Daniele.
Ma perché dodici anni nel mio lavoro mi avevano insegnato che la prima reazione emotiva era quasi sempre quella più pericolosa.
«So soltanto ciò che sono autorizzata a sapere in questo momento.»
Daniele rise nervosamente.
Un suono breve, spezzato.
«Quindi è questo? Mi trattate come un traditore sulla base di una fotografia?»
Il generale lo guardò.
«Capitano, le consiglio di scegliere con molta attenzione le prossime parole.»
«Non ho fatto niente.»
«Allora non avrà nulla da temere da una verifica.»
Daniele voltò gli occhi verso di me.
«Tu lo sapevi?»
Quella domanda mi colpì quasi fisicamente.
«No.»
Sembrò sorpreso.
«Non sapevi che fossi sotto indagine?»
«No.»
«Ma lavori nell’intelligence.»
«Non significa che legga ogni fascicolo classificato del Paese.»
Per un istante sembrò quasi sollevato.
Poi capì la parte peggiore.
«Quindi… hanno indagato su di me senza dirtelo.»
«Esatto.»
Il suo respiro cambiò.
Ora sapeva che l’indagine era abbastanza seria da essere compartimentata persino rispetto a me.
Vittoria, nel frattempo, sembrava incapace di comprendere ciò che stava accadendo.
«È assurdo», disse. «Daniele non incontrerebbe mai un agente straniero.»
Nessuno rispose.
Lei indicò la fotografia nella cartellina.
«Potrebbe essere chiunque.»
Il generale Rinaldi si voltò verso di lei.
«Signora Ferri, come fa a sapere che l’uomo nella fotografia è stato identificato come appartenente a un servizio straniero?»
Il volto di Vittoria si svuotò.
Silenzio.
Daniele si girò di scatto verso sua madre.
«Mamma?»
Lei spalancò gli occhi.
«L’ha appena detto qualcuno.»
«No», intervenni.
Mi avvicinai lentamente.
«Nessuno l’ha detto.»
Vittoria iniziò a scuotere la testa.
«Io… l’ho dedotto.»
«Da cosa?»
«Dalla situazione.»
«Curioso.»
Carolina si alzò improvvisamente dal tavolo.
«Io non c’entro nulla.»
Tutti la guardarono.
«Nessuno ha detto che c’entra», osservai.
Lei rimase immobile.
Un errore.
Piccolo.
Ma gli errori piccoli sono quelli che aprono le porte più grandi.
Il generale Rinaldi fissò sua figlia.
«Carolina.»
«Papà, te lo giuro, Vittoria mi aveva soltanto chiesto di tenere occupato Daniele per qualche minuto.»
Daniele la guardò incredulo.
«Tenere occupato me?»
Carolina si portò una mano alla bocca.
Troppo tardi.
Mi voltai verso Vittoria.
Finalmente il disegno cominciava a prendere forma.
Il posto rimosso.
La provocazione.
Carolina mandata con Daniele.
La polizia militare chiamata contro di me.
Non erano semplicemente crudeltà.
Erano tempismo.
Qualcuno aveva bisogno che io fossi lontana da lui in un momento preciso.
«Perché?» chiesi.
Vittoria strinse la mascella.
«Non so di cosa parli.»
«Hai chiesto a Carolina di allontanare Daniele. Poi hai chiamato due carabinieri perché mi cacciassero dall’edificio.»
«Perché stavi creando una scena.»
«La scena l’hai creata tu.»
Il generale fece un cenno all’aiutante.
Questi parlò rapidamente con uno degli uomini della sicurezza.
Pochi secondi dopo, due militari si posizionarono discretamente accanto a Vittoria.
Lei impallidì.
«State facendo sul serio?»
«Molto», disse il generale.
Daniele avanzò.
«Aspettate. Mia madre può essere arrogante, invadente, ossessionata dalle apparenze, ma non è una spia.»
Vittoria lo fissò con un misto di offesa e terrore.
Io invece osservai mio marito.
«E tu?»
La domanda lo bloccò.
«Cosa?»
«Sei una spia?»
«No.»
«Hai incontrato l’uomo della fotografia?»
Esitò.
Un solo secondo.
Mi bastò.
Chiusi gli occhi per un istante.
«Daniele.»
«Non sapevo chi fosse.»
«Quindi l’hai incontrato.»
«Sì, ma non come pensi.»
Il generale fece un passo avanti.
«Dove?»
Daniele deglutì.
«In un ristorante vicino a Piazza della Repubblica.»
«Perché?»
«Mi aveva contattato dicendo di rappresentare una società di consulenza interessata a ex ufficiali per incarichi futuri.»
«Sei ancora in servizio», dissi.
«Lo so.»
«E hai incontrato di nascosto un intermediario privato che ti offriva un lavoro collegato alla sicurezza?»
«Non gli ho dato niente.»
«Non era quello che ti ho chiesto.»
Daniele serrò la mandibola.
Poi abbassò lo sguardo.
Fu allora che vidi il generale Rinaldi cambiare espressione.
Non rabbia.
Riconoscimento.
Come se un dettaglio appena pronunciato avesse confermato qualcosa che temeva da tempo.
Il suo telefono vibrò.
Lesse il messaggio.
Poi guardò Daniele.
«Capitano Ferri, consegni immediatamente il telefono di servizio.»
Daniele rimase immobile.
«Generale—»
«Adesso.»
Lentamente, mio marito estrasse il telefono dalla tasca interna dell’uniforme.
Ma prima che potesse consegnarlo, lo schermo si illuminò.
Una notifica.
Solo poche parole.
Abbastanza perché io riuscissi a leggerle.
USCITA FALLITA. MORETTI È ANCORA DENTRO.
Daniele guardò lo schermo.
Poi guardò me.
E in quel momento capii una cosa molto peggiore della fotografia.
Chiunque avesse organizzato tutto questo non stava cercando soltanto di proteggere Daniele.
Stava cercando di allontanare me.
Continua — premi Parte 4 per continuare a leggere.







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