Rimasi a fissare il bonifico senza riuscire a respirare normalmente. Un milione e ottocentomila euro. Viviana aveva appena trasferito quella somma dal conto del resort a una società che, fino a pochi minuti prima, non conoscevo nemmeno. «Prima tranche — recupero delle quote Ardeni.» Quelle parole erano troppo precise per essere una coincidenza. Non si trattava più di una semplice disputa familiare. Qualcuno aveva pianificato tutto molto prima che io mettessi piede davanti a quel cancello.
«Blocca il trasferimento», dissi a Romano.
Lui esitò. «Dottoressa, il pagamento è già stato autorizzato.»
«Da chi?»
«Dal consiglio finanziario.»
«Chi ha firmato?»
Romano guardò lo schermo. «Due firme. Una è quella del direttore finanziario. L'altra...» Si interruppe.
«L'altra chi?»
«Daniele Mercati.»
Chiusi gli occhi.
Mio marito aveva appena utilizzato il denaro della società che controllavo per pagare sua madre. E lo aveva fatto senza che io ricevessi una sola notifica.
«Quanto hanno intenzione di trasferire in totale?»
Romano esitò ancora.
«Cinque milioni.»
La cifra rimase sospesa nell'aria.
Arturo si alzò lentamente dalla sedia. «Non vogliono soltanto le quote.»
Mi voltai verso di lui.
«Cos'altro vogliono?»
«Il controllo.»
Lorenzo appoggiò entrambe le mani sulla scrivania. «Se riescono a ottenere la quota mancante, possono contestare alcune decisioni prese negli ultimi tre anni e chiedere la revisione degli accordi di proprietà.»
«E se ci riescono?»
«Potrebbero tentare di estrometterti dal consiglio.»
Questa volta non sentii paura.
Sentii rabbia.
Avevo salvato quel resort quando nessuno voleva più sentirne parlare. Avevo messo i miei risparmi, la mia reputazione e tre anni della mia vita in quell'impresa. E nel frattempo mio marito aveva sorriso mentre sua madre mi trattava come una donna che aveva sposato un uomo ricco per interesse.
«Voglio vedere tutti i documenti firmati da Daniele negli ultimi sei mesi.»
Romano annuì.
«E voglio che nessuno sappia che li sto cercando.»
«Farò il necessario.»
Arturo mi guardò con apprensione. «Maia, devi ascoltarmi. Non affrontare Viviana stanotte.»
«Non ho intenzione di affrontarla.»
«E Daniele?»
Lo guardai.
«Lui lo affronterò quando avrò abbastanza prove da non lasciargli nessuna via d'uscita.»
Poco dopo, Romano mi consegnò una seconda cartella. Dentro c'erano contratti, autorizzazioni bancarie e copie di comunicazioni interne. Scorsi le pagine una dopo l'altra finché trovai qualcosa che mi fece fermare.
Un documento datato quattro mesi prima.
**Accordo preliminare di trasferimento delle quote Ardeni.**
Il mio nome compariva nella prima pagina.
Ma la firma non era la mia.
Era quella di Daniele.
«Questa firma è falsa.»
Romano impallidì.
«Ne è sicura?»
«Sono sicura.»
Arturo prese il documento. Lo osservò per qualche secondo e poi chiuse gli occhi.
«Non è una semplice falsificazione.»
«Cosa significa?»
«Significa che chi l'ha preparata conosceva la struttura legale delle tue quote.»
Lorenzo si avvicinò.
«Arturo, c'è un dettaglio che non hai ancora detto.»
Mio padre rimase immobile.
«Quale?»
«La persona che ha preparato questo documento non poteva conoscere quella struttura senza aver visto gli archivi originali.»
Arturo non rispose.
Io lo guardai.
«Papà.»
Era la prima volta che lo chiamavo così dopo il suo ritorno.
Lui sollevò lentamente gli occhi.
«Gli archivi originali non sono mai stati nel resort.»
«Dove sono?»
«A casa di tua madre.»
Sentii il cuore accelerare.
«Mia madre li ha?»
«Li aveva.»
«Che significa?»
Arturo prese fiato.
«Quando sono scomparso, lasciai a tua madre una cassetta di sicurezza. Dentro c'erano tutti i documenti che potevano dimostrare chi aveva realmente finanziato il resort.»
«E dov'è adesso?»
Mio padre abbassò lo sguardo.
«Non lo so.»
Il telefono vibrò.
Numero sconosciuto.
Aprii il messaggio.
C'era una fotografia.
Mia madre davanti a una banca.
Accanto a lei c'era Viviana.
La fotografia era stata scattata quella stessa mattina.
Sotto c'erano soltanto sei parole:
**Tua madre non è mai stata dalla tua parte.**
Rimasi immobile.
Poi arrivò un secondo messaggio.
**La cassetta è stata aperta oggi.**
Sentii il pavimento mancarmi sotto i piedi.
Per ventidue anni avevo creduto che mia madre avesse nascosto la verità per proteggermi.
Adesso non ero più sicura di chi stesse proteggendo.
E soprattutto non ero più sicura di chi stesse cercando di distruggere.







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