Per la prima volta da quando mio padre era entrato nel mio ufficio, non riuscii a trovare una risposta. Continuavo a guardare la fotografia sul telefono, poi il documento che avevo visto nell'immagine, poi il volto di Arturo. «Perché Viviana ha firmato un documento legato alla mia nascita?» chiesi lentamente. Mio padre rimase seduto, le mani intrecciate davanti a sé. Sembrava improvvisamente molto più vecchio. «Perché quando sei nata, Maia, io non ero l'unico uomo ad avere responsabilità su ciò che ti riguardava.» Sentii un brivido. «Che cosa significa?» Arturo si alzò e venne verso di me. «Significa che Viviana era presente il giorno in cui sei nata.» «Come semplice conoscente?» «No.» Fece una pausa. «Era lì perché tua madre aveva bisogno di qualcuno che garantisse che determinati documenti non uscissero dall'ospedale.»
La mia mente si rifiutava di accettarlo. «Quali documenti?» Arturo mi guardò negli occhi. «Il tuo certificato di nascita originale non era uguale a quello che hai sempre avuto.» Sentii la gola seccarsi. «Cosa c'era scritto?» «Il nome di tuo padre.» «Il mio nome c'è sempre stato.» «Non parlo del tuo nome.» Arturo abbassò la voce. «Parlo del mio.» Rimasi immobile. «Il tuo nome era stato cancellato?» «Sì.» Lorenzo si voltò verso la finestra, lasciandoci qualche secondo di silenzio. Io continuavo a fissare mio padre. «Perché qualcuno avrebbe dovuto cancellarti dal mio certificato?» Arturo inspirò lentamente. «Perché se fosse rimasto il mio nome, avrebbero potuto collegare te alle quote, alle società e soprattutto a ciò che avevo scoperto sul resort.»
«Quindi sono stata nascosta.»
«Sì.»
«E Viviana lo sapeva.»
«Sì.»
Quelle due risposte mi fecero più male di qualsiasi insulto ricevuto quel giorno.
«Daniele lo sa?»
Arturo non rispose immediatamente.
Quella esitazione bastò.
«Lo sa.»
«Non tutto.»
«Quanto?»
«Abbastanza da capire che il tuo matrimonio con lui non è mai stato una coincidenza.»
Mi allontanai dalla scrivania. Tutto ciò che avevo considerato casuale cominciava ad assumere un significato diverso. Il modo in cui Daniele mi aveva corteggiata. La rapidità con cui Viviana aveva approvato il nostro matrimonio. Le domande che mi aveva fatto sui miei investimenti. Il suo interesse improvviso per il resort.
«Quando Daniele mi ha conosciuta, sapeva chi ero?»
Arturo annuì lentamente.
«Viviana glielo aveva detto.»
Mi sedetti.
Non piansi. Non ancora.
«Allora perché mi ha sposata?»
Mio padre guardò Lorenzo.
«Perché pensava che attraverso di te avrebbe potuto ottenere qualcosa che non era riuscito a ottenere con i documenti.»
«Le quote.»
«Esatto.»
La rabbia tornò, ma questa volta era diversa. Non era più il dolore di una moglie tradita. Era la consapevolezza di essere stata osservata, studiata e avvicinata come se fossi stata un investimento.
Il telefono squillò.
Era mia madre.
Guardai il nome sullo schermo per alcuni secondi prima di rispondere.
«Mamma?»
Dall'altra parte sentii il suo respiro tremante.
«Maia, dove sei?»
«Al Baia dei Gelsomini.»
Silenzio.
«Devi venire da me.»
«Perché?»
«Perché Viviana ha preso la busta.»
Mi alzai di scatto.
«Che cosa c'era dentro?»
La voce di mia madre si spezzò.
«La verità su di te.»
Arturo si avvicinò immediatamente.
«Mamma, cosa significa?»
«Non posso dirtelo al telefono.»
«Dimmi almeno dove sei.»
Mia madre esitò.
«Sono a casa.»
Poi sentii un rumore in sottofondo.
Una porta.
Una voce maschile.
Non riuscii a capire le parole, ma mia madre improvvisamente abbassò il tono.
«Maia, ascoltami. Non venire da sola.»
«Chi c'è con te?»
Silenzio.
«Mamma?»
La linea rimase aperta per qualche secondo.
Poi sentii soltanto un sussurro.
«Viviana non è quella che credi.»
La chiamata si interruppe.
Tentai di richiamarla.
Nessuna risposta.
Arturo prese il cappotto.
«Andiamo.»
Ma prima che potessimo uscire, Romano irruppe nella stanza con il volto sconvolto.
«Dottoressa Ardeni, abbiamo un problema.»
«Che cosa è successo?»
Mi porse il tablet.
«Qualcuno ha appena trasferito altri due milioni di euro.»
Guardai il nome del destinatario.
La stessa società.
La stessa causale.
Ma questa volta c'era qualcosa di diverso.
Il pagamento era stato autorizzato da un secondo amministratore.
**Maia Ardeni.**
Il mio nome.
La mia firma digitale.
Una firma che non avevo mai apposto.
Alzai lentamente gli occhi verso Arturo.
Lui impallidì.
«Adesso capisci perché ti hanno cercata per tutti questi anni», disse.
«No», risposi.
Strinsi il tablet tra le mani.
«Adesso voglio sapere chi sta usando la mia identità.»







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