Alle 14:06 la villa dei Bellini non sembrava più una casa.
Sembrava un centro operativo.
Le tende del salone erano state chiuse, gli ospiti erano stati identificati uno alla volta e nessuno poteva lasciare l’edificio senza autorizzazione. Due funzionari lavoravano sui telefoni e sui documenti sequestrati, mentre Riccardo sedeva davanti al camino con lo sguardo perso.
Margherita non aveva più parlato.
Io osservavo Giulia dormire nella stanza accanto.
Cinque settimane.
E tutto questo era già arrivato fino a lei.
La donna con la valigetta tornò verso di noi.
«La cassetta bancaria è stata localizzata. Non possiamo semplicemente aprirla senza seguire la procedura.»
Mio padre annuì.
«Quanto tempo?»
«Abbastanza perché Saranov possa capire che qualcosa è andato storto.»
Guardai il telefono di Margherita sul tavolo.
«Lui crede ancora che io sia stata sospesa.»
«Per ora», disse la donna.
Lorenzo si voltò verso sua madre.
«Quindi tutto dipendeva da questo?»
Margherita alzò lentamente gli occhi.
«Non capisci.»
«Continuavi a ripeterlo anche ieri.»
«Perché è vero.»
Lorenzo indicò i documenti sparsi sul tavolo.
«Hai spiato mia moglie. Hai cercato di farla cacciare dal suo incarico. Hai preparato un modo per mettere in dubbio che Giulia fosse mia figlia. Hai preso soldi da un uomo che voleva informazioni su Elena. Quale parte dovrei ancora capire?»
Margherita lo fissò.
Poi disse qualcosa che nessuno si aspettava.
«Che all’inizio pensavo di poterlo controllare.»
Riccardo sollevò la testa.
«Controllare chi?»
«Viktor.»
La donna con la valigetta si avvicinò.
«Continui.»
Margherita si strinse le mani.
«Quando ho assunto l’investigatore, volevo soltanto trovare qualcosa su Elena.»
Sentii Lorenzo inspirare con rabbia.
Margherita continuò.
«Pensavo che avesse sposato Lorenzo per interesse.»
Riccardo rise amaramente.
«L’interesse per cosa? Per essere insultata a ogni pranzo di famiglia?»
Margherita ignorò la domanda.
«L’investigatore scoprì che Elena frequentava strutture militari e incontrava persone importanti. Poi Viktor si avvicinò a me.»
«Come?» chiesi.
«Attraverso una conoscenza comune.»
«Nome.»
Esitò.
«Paolo Ferretti.»
Uno degli ufficiali prese immediatamente nota.
«Chi è?»
Riccardo rispose prima di lei.
«Un consulente che ha lavorato per alcune società della famiglia.»
Il volto della donna si irrigidì.
«Da quanto?»
«Diversi anni.»
Margherita abbassò lo sguardo.
«Paolo mi disse che Viktor poteva aiutarmi a capire chi fosse davvero Elena.»
Mi avvicinai.
«E invece sei diventata la sua fonte.»
«Non subito.»
«Ma alla fine sì.»
«Mi faceva domande semplici.»
Conoscevo già quella giustificazione.
Domande semplici.
Risposte innocenti.
Dati insignificanti.
Finché non lo erano più.
«Quando hai capito che non si trattava di curiosità?» domandai.
Margherita rimase in silenzio.
La donna con la valigetta aprì uno dei messaggi recuperati.
«Cinque mesi fa Saranov le scriveva usando un linguaggio cifrato per indicare luoghi e persone. Tre mesi fa le ha chiesto espressamente informazioni su un accesso militare.»
Margherita impallidì.
«Non gli ho dato quell’informazione.»
«Perché?»
«Perché avevo cominciato ad avere paura.»
Finalmente.
La prima conseguenza reale delle sue scelte era arrivata anche a lei.
«E l’archivio?» chiesi.
«Me lo diede proprio allora.»
«Perché affidarlo a te?»
Margherita esitò.
«Come assicurazione.»
Mio padre la fissò.
«Contro chi?»
«Contro tutti.»
La donna si chinò leggermente verso di lei.
«Spieghi.»
«Disse che, se gli fosse successo qualcosa, avrei dovuto tenere quella copia. Che conteneva nomi di persone compromesse, pagamenti, società, favori.»
«E lei ha accettato?»
Margherita rise piano.
Era un suono spezzato.
«A quel punto non potevo più dire di no.»
La guardai.
«Potevi andare alle autorità.»
«E confessare tutto?»
«Sì.»
«Avrei perso la mia famiglia.»
Lorenzo si voltò verso di lei lentamente.
«E invece hai deciso di sacrificare Elena per conservarla.»
Margherita non riuscì a rispondere.
Lorenzo si allontanò.
Quella fu la prima vera conseguenza che vidi colpirla.
Non i militari.
Non l’indagine.
Suo figlio.
La persona che aveva sostenuto di voler proteggere non riusciva più nemmeno a guardarla.
Riccardo prese dal tavolo il documento del trust modificato.
«Questo verrà annullato oggi stesso.»
Margherita sollevò il viso.
«Non puoi.»
«Posso.»
Strappò la copia davanti a lei.
«E da questo momento non avrai più accesso ai conti della famiglia né alle società.»
«Riccardo.»
«Gli avvocati riceveranno istruzioni entro un’ora.»
Lei sembrò quasi smettere di respirare.
Riccardo continuò:
«E se hai usato fondi aziendali per pagare quell’investigatore o per qualunque attività collegata a Saranov, sarò io a consegnare ogni documento.»
Margherita lo guardò come se non lo riconoscesse.
Io invece capii che la villa si stava dividendo davanti ai miei occhi.
Non per causa mia.
Per le sue scelte.
Il telefono della donna vibrò.
Lei lesse rapidamente.
«La banca collaborerà. La cassetta verrà messa sotto controllo.»
«La aprirete?» chiese mio padre.
«Non subito.»
La guardai.
«Perché?»
«Perché abbiamo un’opportunità.»
Compresi prima che finisse.
«Saranov vuole che Margherita recuperi l’archivio.»
Lei annuì.
«E crede che lei sia stata sospesa.»
Indicò me.
«Se manteniamo entrambe le convinzioni, potrebbe esporsi.»
Mio padre incrociò le braccia.
«State pensando a una consegna controllata.»
«È una possibilità.»
Lorenzo scosse immediatamente la testa.
«Mia madre dovrebbe incontrarlo?»
«Non necessariamente.»
Margherita parlò per la prima volta senza essere interrogata.
«Sì.»
Tutti si voltarono.
«Posso farlo.»
Lorenzo la fissò incredulo.
«Adesso vuoi collaborare?»
«Voglio chiudere questa storia.»
«No.»
La mia voce fermò tutti.
Margherita mi guardò.
«Non sarai tu a decidere come si chiude.»
«Elena—»
«Hai deciso abbastanza per tutti.»
Mi avvicinai al tavolo.
«Qualsiasi operazione verrà gestita dalle autorità. Nessuno improvviserà.»
Mio padre non disse nulla.
Ma vidi un piccolo movimento del suo capo.
Approva.
Era la prima volta da quando tutto era iniziato che sentivo di avere davvero ripreso il controllo.
Non perché avessi più potere di Margherita.
Perché avevo smesso di permettere alle sue decisioni di determinare le mie.
La donna con la valigetta ricevette un’altra comunicazione.
Questa volta rimase immobile più a lungo.
«Abbiamo trovato qualcosa nei dati di Saranov collegati alla cassetta.»
«Cosa?» domandai.
«Un codice di riferimento.»
Mostrò lo schermo a uno degli ufficiali.
Lui la guardò immediatamente.
«È confermato?»
«Stiamo verificando.»
«Che codice?» chiese Riccardo.
Nessuno rispose.
Io lo riconobbi.
Non era il nome di un’operazione.
Era il riferimento interno a una riunione riservata prevista per il giorno successivo.
Una riunione alla quale, fino a quella mattina, ero autorizzata a partecipare.
Sentii il freddo attraversarmi la schiena.
Mio padre capì dalla mia espressione.
«Elena?»
Guardai la donna.
«Il dossier contro di me non serviva soltanto a togliermi di mezzo.»
Lei annuì lentamente.
«Sembra di no.»
«Serviva a creare un vuoto.»
Un vuoto che qualcun altro avrebbe potuto riempire.
Uno degli ufficiali ricevette una telefonata.
Ascoltò.
Poi il suo volto cambiò.
«Abbiamo controllato l’elenco delle persone che avrebbero avuto accesso alla riunione in caso di sospensione del colonnello Moretti.»
Il mio cuore accelerò.
«E?»
Lui guardò il foglio davanti a sé.
«C’è un sostituto già designato.»
«Chi?»
Pronunciò il nome.
Paolo Ferretti.
Nessuno parlò.
Margherita chiuse gli occhi.
E in quell’istante capii che avevamo appena trovato la prima persona dentro il nostro stesso perimetro che poteva aver aiutato Viktor Saranov dall’inizio.
**Continua — clicca sulla Parte 7 per leggere il seguito.**







No comments yet