Divertimento

Mio Fratello Mi Sparò E Mi Lasciò Morire Nella Neve — Ma La Donna Che Mi Salvò Nascondeva Un Segreto Che Avrebbe Distrutto Tutta La Mia Famiglia

Per alcuni secondi, nella baita non esistette altro che il respiro spezzato di Elena e il telefono stretto nella mano di Vincenzo.

La canna del fucile tremava appena.

Non abbastanza da rassicurarlo.

Abbastanza da dirgli che non voleva sparare.

«Abbassalo», disse Vincenzo.

Elena scosse lentamente la testa.

Le lacrime le scivolarono sulle guance, ma il dito rimase vicino al grilletto.

Dal telefono arrivò una risata bassa.

Antonio.

«Non essere duro con lei», disse. «Sta soltanto cercando di fare la madre.»


Vincenzo serrò la mascella.

«Dove si trova il bambino?»

«Questa è la cosa che mi piace di te, fratello. Sempre diretto.»

«Dove si trova?»

Antonio tacque per un istante.

«Vivo.»

Elena chiuse gli occhi.

Fu sufficiente.

Vincenzo capì che quella era l'unica parola che contava.

Vivo.


Quindi Antonio non aveva ancora ottenuto ciò che voleva.

E se non aveva ancora ucciso il bambino, significava che Elena gli serviva.

Forse anche Vincenzo.

«Come si chiama?» chiese senza staccare gli occhi da lei.

Elena esitò.

«Matteo.»

«Quanti anni?»

«Sette.»

La voce le si spezzò sull'ultima parola.

Antonio sospirò dall'altra parte.


«Che scena commovente.»

Vincenzo ignorò il dolore alla spalla e si alzò lentamente dal letto.

Elena irrigidì il fucile.

«Non avvicinarti.»

«Se Antonio volesse che tu mi uccidessi, sarei già morto.»

Lei lo fissò.

Vincenzo fece un altro passo.

«Ti ha mandata a trovarmi.»

Nessuna risposta.

«Sapeva dove sarei stato lasciato.»


Ancora silenzio.

«Sapeva che saresti passata da quella strada.»

Elena abbassò lo sguardo.

Fu la risposta che gli serviva.

Antonio rise di nuovo.

«Vedo che il proiettile non ti ha tolto il cervello.»

Vincenzo avvicinò il telefono all'orecchio.

«Tu volevi che sopravvivessi.»

Questa volta Antonio non rispose subito.

Fu un silenzio piccolo.


Ma Vincenzo conosceva suo fratello da quarantadue anni.

Conosceva ogni pausa, ogni respiro, ogni impercettibile esitazione.

E quella pausa gli disse tutto.

Il tentato omicidio sulla montagna non era stato un errore.

Ma forse la sua morte non era mai stata l'unico obiettivo.

«Perché?» domandò.

Antonio riattaccò.

Il segnale si interruppe.

Elena abbassò finalmente il fucile.

Le ginocchia le cedettero e si lasciò cadere sulla sedia accanto al tavolo.


«Non sapevo chi fossi», disse.

Vincenzo rimase immobile.

«All'inizio.»

Lei annuì.

«Mi hanno contattata tre settimane fa.»

«Chi?»

«Un uomo. Non mi ha mai detto il suo nome.»

«Descrivilo.»

«Quarant'anni, forse cinquanta. Capelli grigi sulle tempie. Accento milanese. Sempre elegante.»

Troppo vago.


Vincenzo conosceva decine di uomini così.

Elena continuò.

«Sapevano tutto di me. Dove abitavo. Dove andava a scuola Matteo. Quando andavo a fare la spesa.»

La sua voce diventò più bassa.

«Pensavo che vivere quassù ci avrebbe tenuti lontani da persone come loro.»

Vincenzo osservò la finestra distrutta.

«Quando hanno preso tuo figlio?»

«Quattro giorni fa.»

Qualcosa non tornava.

«E tu sei rimasta qui?»


Elena alzò gli occhi verso di lui.

«Mi hanno detto che se avessi chiamato la polizia lo avrebbero ucciso.»

«E cosa volevano da te?»

«Che ieri sera percorressi la strada forestale sotto il Passo del Tonale. Alle undici e quaranta.»

Vincenzo non mostrò alcuna reazione, ma dentro di lui qualcosa si strinse.

L'ora era troppo precisa.

«Dovevi cercare me?»

«No. Dovevo solo guidare lentamente e fermarmi se avessi visto qualcuno ferito.»

«E poi?»

Elena indicò il telefono che lui teneva ancora in mano.


«Aspettare istruzioni.»

Vincenzo guardò il corpo dell'uomo vicino alla porta.

Poi quello vicino alla finestra.

«E le istruzioni erano di consegnarmi.»

Elena deglutì.

«Sì.»

«Perché mi hai curato?»

Lei lo fissò come se la domanda l'avesse offesa.

«Perché stavi morendo.»

«Avresti potuto lasciarmi nella neve e dire che era troppo tardi.»


«E se loro avessero scoperto che mentivo?»

«Non è per quello che l'hai fatto.»

Elena si irrigidì.

Vincenzo si avvicinò.

«Hai disobbedito.»

«Non abbastanza.»

«Abbastanza da nascondere la mia pistola sotto il materasso invece di portarla fuori.»

Lei lo guardò.

Vincenzo continuò.

«Abbastanza da sparare a uno dei loro uomini.»

«Stava per ucciderti.»

«Esatto.»

Il silenzio tornò tra loro.

Elena si asciugò le lacrime con il dorso della mano.

«Non m'importa chi sei, Vincenzo. Non m'importa cosa hai fatto a Milano. Voglio soltanto mio figlio.»

Per la prima volta da quando aveva aperto gli occhi nella baita, Vincenzo credette a ogni parola che Elena pronunciava.

E proprio per questo la situazione era peggiore.

Perché una donna disperata poteva essere leale fino al secondo esatto in cui qualcuno minacciava suo figlio.

«Hai ricevuto prove che Matteo sia ancora vivo?»

Elena annuì immediatamente.

«Ogni dodici ore.»

«Video?»

«Brevi.»

«Fammi vedere.»

Lei tirò fuori il proprio telefono dalla tasca del maglione e glielo porse.

Vincenzo scorse i messaggi.

Numero sconosciuto.

Nessun testo inutile.

Solo ordini.

Orari.

Coordinate.

Poi i video.

Nel primo, Matteo era seduto su una sedia, spaventato ma apparentemente illeso.

Nel secondo, teneva in mano un foglio con la data.

Nel terzo, registrato quella mattina, Elena gli chiedeva di dire una frase che soltanto loro due conoscevano.

Matteo l'aveva detta.

Vincenzo osservò nuovamente il video.

Una volta.

Poi una seconda.

Alla terza, fermò l'immagine.

Dietro il bambino si vedeva soltanto una parete grigia.

Un tavolo metallico.

Una lampada industriale.

Niente finestre.

Ma in fondo all'inquadratura, quasi fuori campo, c'era qualcosa.

Un piccolo stemma rosso e bianco stampato su una cassa di legno.

Vincenzo ingrandì l'immagine.

Elena gli si avvicinò.

«Cos'è?»

Lui non rispose.

Conosceva quello stemma.

Lo aveva visto centinaia di volte nei magazzini della società di trasporti che la famiglia Moretti usava da anni.

Non apparteneva ad Antonio.

Apparteneva a lui.

Moretti Logistica.

Uno dei suoi depositi.

Il sangue gli si raffreddò.

«Matteo non è stato portato in un posto qualsiasi.»

Elena impallidì.

«Dove?»

«In una struttura che risulta sotto il mio controllo.»

Lei lo fissò, incredula.

«Vuoi dire che tuo fratello sta usando uno dei tuoi edifici?»

«O qualcuno gli ha dato accesso.»

Vincenzo si voltò verso i due uomini a terra.

Uno degli aggressori aveva il cappotto aperto.

Sul polso sinistro portava un orologio nero.

Vincenzo lo riconobbe immediatamente.

Non il modello.

L'incisione sul retro.

Tre lettere.

V.M.S.

Vincenzo Moretti Sicurezza.

Era un orologio che lui stesso aveva fatto consegnare, due anni prima, ai dodici uomini più fidati della sua sicurezza personale.

La ferita alla spalla improvvisamente parve nulla.

Uno degli uomini venuti a ucciderlo non lavorava per Antonio.

Lavorava per lui.

O almeno avrebbe dovuto.

Elena vide cambiare la sua espressione.

«Che succede?»

Vincenzo strappò l'orologio dal polso dell'uomo e glielo mostrò.

«Questo non è soltanto un tradimento di famiglia.»

La sua voce diventò fredda.

«Qualcuno ha consegnato ad Antonio la mia intera organizzazione.»

In quel momento il telefono di Elena vibrò.

Un nuovo video.

Lei lo aprì con mani tremanti.

Matteo comparve sullo schermo.

Questa volta piangeva.

Dietro la telecamera, una voce maschile disse:

«Elena, hai due ore per portarci Vincenzo vivo.»

Poi l'inquadratura si abbassò per un istante.

Accanto alla sedia di Matteo comparve un uomo legato a terra.

Vincenzo smise di respirare.

Conosceva quel volto.

Era Carlo Ferretti.

Il suo consigliere più fidato.

L'uomo che, la notte dell'agguato, gli aveva telefonato per convincerlo a salire sulla montagna da solo.

Vincenzo guardò lo schermo fino a quando il video terminò.

Poi comprese la cosa più pericolosa di tutte.

Carlo non era con Antonio come complice.

Era suo prigioniero.

Questo significava che la persona che aveva preparato la trappola poteva essere ancora più vicina a Vincenzo di quanto lui avesse mai immaginato.

E mancavano meno di due ore per scoprire chi.

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