Divertimento

Mio Fratello Mi Sparò E Mi Lasciò Morire Nella Neve — Ma La Donna Che Mi Salvò Nascondeva Un Segreto Che Avrebbe Distrutto Tutta La Mia Famiglia

Vincenzo infilò la chiavetta originale nella tasca interna del cappotto e raccolse dal pavimento una vecchia chiave USB vuota che Elena usava per conservare fotografie.

«Questa resterà qui», disse.

Antonio capì subito.

«Vuoi che la trovino.»

«Voglio che credano di averla trovata.»

Carlo scosse la testa.

«Giorgio conosce il modo in cui lavori. Controllerà.»

«Controllerà quello che gli lasceremo controllare.»

Vincenzo guardò Elena.

«Hai un contenitore metallico? Piccolo.»


Lei indicò un cassetto rovesciato.

«Una scatola per il tè.»

Vincenzo la prese, infilò dentro la chiavetta falsa e la spinse nel vano nascosto dietro la stufa.

Poi rimise la piastra.

«Troppo facile», disse Carlo.

«Esatto.»

Antonio lo guardò.

«Non capisco.»

Vincenzo indicò il disordine nella baita.

«Marcello sa già che Lorenzo nascondeva qualcosa qui. Giorgio deve trovare abbastanza da credere di aver vinto.»


«E noi?»

«Usciamo dal retro mentre sono concentrati sull'interno.»

Elena strinse Matteo.

«E se ci vedono?»

Vincenzo guardò la finestra.

«Allora improvvisiamo.»

Giorgio gridò ancora.

«Ultimo avvertimento!»

Antonio caricò la pistola.

«Mi piace di più improvvisare.»


Vincenzo gli lanciò uno sguardo.

«È esattamente quel modo di pensare che ci ha portati qui.»

Antonio serrò la mascella, ma non rispose.

Vincenzo indicò Carlo.

«Porta Matteo.»

Elena intervenne subito.

«No.»

«Elena.»

«Lui viene con me.»

Vincenzo annuì.


Non c'era tempo per discutere.

«Allora Carlo viene dietro di voi. Antonio con me.»

Carlo guardò la finestra.

«Dove andiamo?»

«Alla rimessa.»

Elena lo fissò.

«La mia vecchia motoslitta.»

«Funziona?»

«Se parte.»

Antonio sospirò.


«Ottimo piano.»

Vincenzo aprì lentamente la porta della cucina.

La neve dietro la baita era ancora intatta.

Nessuno aveva circondato completamente l'edificio.

Secondo errore.

Marcello continuava a pensare che Vincenzo fosse ferito, braccato e disperato.

Non ancora pericoloso.

Uscirono uno alla volta.

Elena e Matteo per primi.

Carlo dietro.


Antonio e Vincenzo ultimi.

Avevano percorso meno di trenta metri quando uno sparo colpì un tronco.

«Giù!»

Elena spinse Matteo nella neve.

Antonio si voltò e sparò verso gli alberi.

«Ci hanno visti.»

«Correte!» gridò Vincenzo.

Raggiunsero la rimessa.

Elena tirò la porta.

Bloccata.


«È ghiacciata.»

Antonio la colpì con la spalla.

Niente.

Un altro sparo.

Carlo si abbassò.

«Sbrigatevi!»

Vincenzo prese la pistola e sparò alla serratura.

Antonio sfondò la porta.

Dentro c'era una vecchia motoslitta rossa coperta da un telo.

Elena corse verso di essa.


«Non la uso da mesi.»

«Adesso sarebbe un buon momento.»

Lei girò la chiave.

Niente.

Ancora.

Niente.

Antonio guardò fuori.

«Stanno arrivando.»

Terzo tentativo.

Il motore tossì.


Poi morì.

Elena imprecò sottovoce.

Vincenzo sollevò il cofano laterale.

«Batteria.»

«Lo so.»

«Hai cavi?»

«Sul muro.»

Carlo li prese.

Vincenzo vide un vecchio generatore nell'angolo.

Cinque minuti dopo, il motore della motoslitta esplose in un ruggito.


Antonio guardò il piccolo mezzo.

«Non entreremo tutti.»

«Non dobbiamo.»

Vincenzo indicò una seconda sagoma sotto un telo.

Elena lo fissò.

«Quella non funziona.»

Antonio tirò via il telo.

«Da quanto?»

«Due anni.»

Antonio sorrise.

«Allora è praticamente nuova.»

Gli uomini di Giorgio raggiunsero la rimessa proprio mentre la prima motoslitta partiva.

Elena davanti.

Matteo stretto a lei.

Carlo dietro.

Antonio riuscì a far partire la seconda dopo tre tentativi.

Vincenzo salì dietro di lui.

«Non pensavo che il grande Vincenzo Moretti avrebbe mai affidato la propria vita a me.»

«Non abituarti.»

Antonio accelerò.

Partirono tra gli alberi.

Gli spari li seguirono.

Poi sparirono nel vento.

---

Dopo quasi un'ora raggiunsero una vecchia pensione chiusa per l'inverno.

Carlo conosceva il proprietario.

O almeno così disse.

Vincenzo non si fidava più delle coincidenze.

Ma avevano bisogno di un tetto.

Dentro, Matteo si addormentò quasi subito.

Elena rimase seduta accanto a lui.

Antonio controllava le finestre.

Carlo aveva trovato un vecchio portatile.

«Non serve», disse.

Vincenzo posò la chiavetta originale sul tavolo.

«Hai detto che serviva il sistema vecchio di Moretti Logistica.»

«Sì.»

«Allora entriamo da remoto.»

Carlo lo guardò.

«Il sistema interno non accetta accessi esterni.»

«Quello ufficiale.»

Carlo rimase in silenzio.

Vincenzo capì.

«Tu avevi una porta secondaria.»

Carlo abbassò lo sguardo.

Antonio rise.

«Il consigliere fedele.»

Carlo ignorò la provocazione.

«Era per emergenze.»

«Questa conta.»

Carlo iniziò a digitare.

Ci vollero venti minuti.

Due password.

Un vecchio certificato.

Una sequenza di autenticazione che Vincenzo non vedeva da anni.

Poi lo schermo cambiò.

Sistema interno Moretti Logistica.

Carlo inserì la chiavetta.

Una cartella comparve.

LOR_C.

Elena si avvicinò.

«Lorenzo.»

Carlo annuì.

Aprì.

Password richiesta.

«E adesso?»

Vincenzo prese la lettera.

Date.

Codici.

Frasi.

Niente.

Elena guardò Matteo.

Poi disse:

«Aspetta.»

Tutti si voltarono.

«Lorenzo usava sempre la stessa domanda quando dimenticavo una password.»

Vincenzo la guardò.

«Quale?»

«Qual è il posto più sicuro del mondo?»

Carlo rimase immobile.

Elena si avvicinò alla tastiera.

Scrisse:

MATTEO

Accesso negato.

Poi:

CASA

Negato.

Elena chiuse gli occhi.

«No.»

Guardò il figlio.

«Diceva sempre che casa non era un posto.»

Scrisse:

ELENAEMATTEO

La cartella si aprì.

Elena portò una mano alla bocca.

Dentro c'erano centinaia di file.

Registri.

Bonifici.

Fotografie di documenti.

Nomi.

Conti.

Vincenzo scorse rapidamente.

Giorgio Serra.

Paolo Bianchi.

Due funzionari pubblici.

Tre dirigenti.

Società estere.

Trasferimenti.

E Marcello Moretti.

Ovunque.

Antonio si avvicinò.

«Dio.»

Carlo aprì un file audio.

La voce di Lorenzo riempì la stanza.

«Se qualcuno sta ascoltando questo, significa che non sono riuscito a fermarli.»

Elena iniziò a piangere.

Lorenzo continuò.

«Marcello Moretti ha creato una rete parallela dentro la società. Usa uomini che rispondono a lui e sposta denaro attraverso spedizioni false.»

Vincenzo non distolse gli occhi dallo schermo.

«Carlo Ferretti sa che qualcosa non va. Non credo sia coinvolto, ma ha paura.»

Carlo chiuse gli occhi.

La voce proseguì.

«Non so se Vincenzo sappia cosa accade sotto il suo nome. Ma se non lo sa, qualcuno deve mostrarglielo.»

Poi arrivò la frase che fece cambiare tutto.

«Ho scoperto che Marcello sta preparando la successione. Vuole eliminare Vincenzo e usare Antonio come colpevole.»

Antonio smise di respirare.

La registrazione aveva tre anni.

Tre anni.

Marcello aveva pianificato il conflitto tra i fratelli molto prima che Antonio decidesse di tradirlo.

Antonio si lasciò cadere sulla sedia.

«Tre anni.»

Vincenzo lo guardò.

«Ti stava preparando da allora.»

Antonio scosse la testa.

«Io non lo conoscevo ancora.»

«Lui conosceva te.»

Silenzio.

Carlo aprì un altro documento.

«Qui.»

Una lista di pagamenti.

Vincenzo vide il nome di Giorgio.

Poi una data.

La notte dell'agguato.

Poi un secondo pagamento.

Previsto per il giorno successivo.

Causale codificata.

Carlo decifrò.

«Eliminazione A.M.»

Antonio impallidì.

«A.M.»

Vincenzo lo guardò.

«Antonio Moretti.»

Antonio fissò lo schermo.

Marcello avrebbe fatto uccidere anche lui il giorno dopo.

Nessuno parlò.

Non ce n'era bisogno.

Poi il telefono di Vincenzo vibrò.

Numero sconosciuto.

Rispose.

Marcello.

«Hai aperto i file.»

Non era una domanda.

Vincenzo guardò Carlo.

«Come fai a saperlo?»

Marcello rise.

«Perché Lorenzo era intelligente. Ma non abbastanza.»

Carlo impallidì.

«Stacca la chiavetta.»

Troppo tardi.

Sul portatile comparve una finestra.

CONNESSIONE REMOTA ATTIVA.

Carlo digitò freneticamente.

«Ci sta entrando.»

Vincenzo afferrò la chiavetta.

«Non toglierla! Potremmo corrompere i file.»

Marcello continuò.

«Hai finalmente visto cosa tuo fratello valeva per me?»

Antonio si avvicinò al telefono.

«Figlio di puttana.»

Marcello rise.

«Antonio. Sei ancora vivo.»

«Non per merito tuo.»

«Mai detto il contrario.»

Vincenzo guardò lo schermo.

Le cartelle iniziavano a sparire.

«Carlo.»

«Sto copiando.»

«Quanto?»

«Quaranta percento.»

Una cartella scomparve.

Poi un'altra.

«Cinquantadue.»

Elena guardava il monitor.

«Fermalo.»

«Ci provo.»

Marcello parlò di nuovo.

«Puoi tenere qualche documento, Vincenzo. Non cambierà nulla.»

«Hai ucciso Lorenzo.»

Silenzio.

«Hai usato Elena.»

Silenzio.

«Hai rapito Matteo.»

Marcello sospirò.

«E tu credi ancora che basti avere ragione.»

Vincenzo guardò Antonio.

Poi Carlo.

Poi Elena.

«No.»

La sua voce diventò fredda.

«Credo che basti avere testimoni.»

Marcello smise di parlare.

Vincenzo capì di averlo colpito.

«Antonio sa che volevi eliminarlo.»

Silenzio.

«Carlo sa come funzionavano i trasferimenti.»

Silenzio.

«Elena ha la registrazione di Lorenzo.»

Ancora silenzio.

«E io sono vivo.»

Marcello riattaccò.

Carlo guardò lo schermo.

«Ottantuno.»

Poi tutto si bloccò.

Connessione interrotta.

Le cartelle rimasero.

Carlo controllò.

«Abbiamo abbastanza.»

«Quanto?»

«Pagamenti, registri e almeno due file audio.»

Vincenzo annuì.

Antonio lo guardò.

«E adesso?»

Vincenzo prese il telefono.

«Adesso smettiamo di risolvere questa cosa come l'avrebbe risolta Marcello.»

Antonio capì immediatamente.

«Polizia?»

Carlo scosse la testa.

«Nei registri ci sono funzionari pagati.»

«Non quella locale.»

Vincenzo cercò un numero che non chiamava da anni.

Elena lo osservò.

«Chi?»

«Una persona che Marcello non controlla.»

Chiamò.

Dopo tre squilli rispose una voce femminile.

«Pronto?»

Vincenzo parlò.

«Procuratrice De Santis.»

Silenzio.

«Vincenzo Moretti.»

La donna dall'altra parte non disse nulla per alcuni secondi.

Poi:

«Pensavo fosse morto.»

«Qualcuno ci ha provato.»

«Perché mi chiama?»

Vincenzo guardò i file.

«Perché ho abbastanza prove per distruggere metà della mia organizzazione.»

Antonio lo fissò.

Carlo anche.

«Compreso me, se necessario.»

Elena sollevò lo sguardo.

Quella frase cambiò qualcosa nella stanza.

Vincenzo continuò.

«Ma in cambio voglio protezione immediata per una donna e suo figlio.»

La procuratrice rimase in silenzio.

«Dove si trova?»

Vincenzo stava per rispondere quando un fascio di luce attraversò la finestra.

Antonio si abbassò.

«Macchina.»

Poi un'altra.

E un'altra.

Carlo guardò il portatile.

«Non può averci trovati così in fretta.»

Vincenzo capì.

Non era stato il localizzatore.

Non era stata la chiavetta.

Marcello conosceva Carlo abbastanza bene da sapere dove sarebbe andato.

Fuori si accesero almeno sei fari.

Elena corse da Matteo.

La procuratrice parlava ancora al telefono.

«Moretti? Cosa succede?»

Vincenzo guardò dalla finestra.

Uomini armati scendevano dalle auto.

Al centro, una figura avanzò lentamente nella neve.

Marcello.

Era venuto personalmente.

Vincenzo alzò il telefono.

«Procuratrice, ascolti attentamente.»

Poi mise la chiamata in vivavoce e posò il telefono sul tavolo.

Antonio lo guardò.

«Che fai?»

Vincenzo controllò la pistola.

«Quello che Lorenzo voleva che facessi tre anni fa.»

Elena strinse Matteo.

«E cioè?»

Vincenzo guardò le luci fuori dalla pensione.

«Scegliere che uomo voglio essere.»

Fuori, Marcello alzò la voce.

«Vincenzo!»

Il silenzio cadde nella stanza.

«Esci.»

Vincenzo guardò Antonio.

Poi Carlo.

Poi Elena.

Questa volta non c'era più nessun mistero da risolvere.

Tutti i pezzi erano sul tavolo.

Restava soltanto decidere chi sarebbe sopravvissuto alla verità.

Continua... Clicca sulla Parte 9 per continuare a leggere.

No comments yet