Divertimento

Mio Fratello Mi Sparò E Mi Lasciò Morire Nella Neve — Ma La Donna Che Mi Salvò Nascondeva Un Segreto Che Avrebbe Distrutto Tutta La Mia Famiglia

Elena fu la prima a muoversi.

«Dobbiamo tornare alla baita.»

Vincenzo la guardò.

«Sì.»

«Subito.»

«Sì.»

Lei si voltò verso Matteo.

Il bambino era ancora aggrappato al suo cappotto.

«Non posso riportarlo lì.»

Carlo, ancora pallido, si appoggiò alla parete.


«C'è una vecchia casa del custode dietro il terzo capannone. È vuota.»

Antonio lo fissò.

«Come fai a saperlo?»

Carlo esitò.

Vincenzo lo notò.

«Perché eri già stato qui.»

Carlo abbassò gli occhi.

«Una volta.»

«Con Marcello?»

«No.»


«Con chi?»

Carlo non rispose.

Antonio fece un passo verso di lui.

«Adesso non è il momento di scegliere cosa raccontare.»

Vincenzo alzò una mano.

«Basta.»

Guardò Carlo.

«Quanto tempo abbiamo prima che Marcello capisca dove stiamo andando?»

Carlo sollevò lo sguardo.

«Se non l'ha già capito, pochissimo.»


Elena strinse Matteo.

«Allora muoviamoci.»

Vincenzo osservò Antonio.

«Porta Matteo alla casa del custode.»

Antonio lo fissò incredulo.

«Io?»

«Sì.»

«Ti sei dimenticato che poche ore fa ti ho sparato?»

«No.»

«E mi affidi un bambino?»


Vincenzo si avvicinò.

«Ti affido la possibilità di dimostrare che non sei ancora completamente perso.»

Antonio serrò la mascella.

Elena intervenne.

«Matteo resta con me.»

Vincenzo la guardò.

«Se Marcello sta andando alla baita, quello sarà il posto più pericoloso.»

«Non mi separo di nuovo da mio figlio.»

«Elena.»

«No.»


La parola uscì netta.

Vincenzo capì che non avrebbe ceduto.

«Allora vieni con noi.»

Carlo si staccò dalla parete.

«Io resto qui.»

Antonio rise senza divertimento.

«Certo.»

Carlo lo ignorò.

«Sono ferito. Vi rallento.»

Vincenzo lo fissò.


«Non ti lascio.»

«Perché?»

«Perché non mi fido abbastanza da perderti di vista.»

Carlo sorrise amaramente.

«Almeno questo non è cambiato.»

Partirono pochi minuti dopo.

Antonio guidava il furgone trovato nel deposito.

Elena sedeva dietro con Matteo.

Carlo accanto a lei.

Vincenzo davanti.


Nessuno parlava.

Il motore ruggiva tra le strade innevate.

Fu Carlo a rompere il silenzio.

«Lorenzo non aveva copiato soltanto dei registri.»

Vincenzo si voltò.

«Cosa intendi?»

«Aveva costruito una chiave.»

Elena lo guardò.

«Una chiave per cosa?»

«Per leggere i registri.»


Antonio sbuffò.

«Parla chiaro.»

Carlo chiuse gli occhi per un istante.

«Marcello usava codici di spedizione per nascondere movimenti di denaro. Lorenzo aveva capito che i numeri sulle casse non indicavano soltanto le merci.»

Vincenzo tirò fuori il foglio.

«Questi.»

«Sì.»

«E cosa indicavano?»

«Conti. Date. Nomi.»

Antonio guardò lo specchietto.


«Nomi di chi?»

Carlo esitò.

«Persone comprate.»

Silenzio.

Vincenzo sentì qualcosa stringergli lo stomaco.

«Dentro la mia organizzazione.»

Carlo annuì.

«Anche fuori.»

«Polizia?»

Carlo non rispose.


Fu sufficiente.

Elena strinse Matteo più forte.

«Lorenzo sapeva tutto questo?»

«Non tutto.»

«Abbastanza da morire.»

Carlo abbassò lo sguardo.

Elena lo fissò.

«Tu eri con lui prima dell'incidente.»

Carlo rimase immobile.

Vincenzo si voltò lentamente.

«Rispondi.»

Carlo inspirò.

«Sì.»

Elena impallidì.

«Quando?»

«Due giorni prima.»

«Perché?»

«Mi aveva chiesto aiuto.»

«E tu cosa hai fatto?»

Carlo la guardò.

«Gli ho detto di smettere di cercare.»

Elena lo colpì.

Lo schiaffo risuonò nel furgone.

Matteo sobbalzò.

Elena abbassò subito la voce.

«Scusami.»

Poi tornò a guardare Carlo.

«Gli hai detto di fermarsi e poi è morto.»

«Lo so.»

«L'hai tradito.»

«Sì.»

Carlo non cercò di difendersi.

«Perché?»

Lui guardò Vincenzo.

«Perché allora avevo paura di Marcello più di quanto mi fidassi di Vincenzo.»

Vincenzo sentì quelle parole entrare lentamente.

«Quindi sapevi che Marcello era ancora operativo.»

«Sapevo che non si era davvero ritirato.»

«Da quanto?»

«Anni.»

Antonio colpì il volante con il palmo.

«E non hai detto niente a nessuno?»

Carlo lo guardò nello specchietto.

«A chi avrei dovuto dirlo? A te?»

Antonio tacque.

«O a Vincenzo, quando metà degli uomini che gli stavano intorno passavano informazioni a Marcello?»

Vincenzo serrò la mascella.

«Nomi.»

Carlo scosse la testa.

«Non li conosco tutti.»

«Quelli che conosci.»

«Due uomini della sicurezza. Un responsabile della logistica. Un avvocato.»

«Nomi.»

Carlo glieli disse.

Vincenzo li memorizzò.

Uno lo ferì più degli altri.

Giorgio Serra.

Il suo capo sicurezza.

L'uomo che aveva organizzato i turni la notte dell'agguato.

Ora capiva perché nessuno era tornato a cercarlo.

Non erano fuggiti.

Avevano ricevuto ordini.

«Giorgio era con Marcello.»

Carlo annuì.

Antonio sussurrò:

«È stato lui a dirmi quando Vincenzo sarebbe stato solo.»

Vincenzo si voltò.

«Tu parlavi con Giorgio?»

Antonio capì di aver detto troppo.

«Antonio.»

«Sì.»

«Da quanto?»

«Da sei mesi.»

Vincenzo sentì una rabbia fredda.

«Quindi non ti sei svegliato una mattina e hai deciso di uccidermi.»

Antonio guardò la strada.

«No.»

«Ti hanno preparato.»

«Non sono una vittima.»

«Non ho detto questo.»

Antonio strinse il volante.

«Marcello mi ha detto che mi avevi sempre considerato inferiore.»

Vincenzo rimase in silenzio.

«Che avresti venduto tutto e lasciato me senza niente.»

«Hai creduto a lui invece che chiedere a me.»

«Tu non mi parlavi mai.»

La frase colpì più del previsto.

«Tu comandavi.»

Antonio rise amaramente.

«Sempre.»

Vincenzo guardò fuori dal finestrino.

Non c'era tempo per quel confronto.

Ma sapeva che sarebbe tornato.

Arrivarono vicino alla baita quaranta minuti dopo.

Antonio spense il motore a distanza.

Nessuna luce.

Nessun rumore.

Elena sussurrò:

«È troppo tranquillo.»

Vincenzo annuì.

Scesero.

Matteo rimase con Carlo dietro una roccia, mentre Vincenzo, Elena e Antonio avanzavano tra gli alberi.

La neve davanti alla baita era piena di impronte.

Nuove.

Elena impallidì.

«Sono entrati.»

La porta era aperta.

Dentro, tutto era stato distrutto.

Cassetti rovesciati.

Materassi tagliati.

Assi del pavimento sollevate.

Il camino smontato.

Elena si portò una mano alla bocca.

«Hanno distrutto tutto.»

Vincenzo non rispose.

Guardava.

Cercava.

Se Marcello avesse trovato ciò che voleva, non avrebbe avuto bisogno di devastare ogni angolo.

Quindi non l'aveva trovato.

«Non ce l'hanno.»

Elena lo guardò.

«Come fai a saperlo?»

«Perché hanno continuato a cercare.»

Antonio entrò.

«Allora dove sarebbe?»

Vincenzo tirò fuori il foglio di Lorenzo.

Il posto più sicuro del mondo.

Pensò alla frase.

Non poteva essere un nascondiglio ovvio.

Lorenzo sapeva che la casa sarebbe stata perquisita.

Quindi aveva bisogno di un luogo che Elena non avrebbe mai avuto motivo di aprire.

Vincenzo guardò lei.

«Cosa non hai toccato in tre anni?»

Elena aggrottò la fronte.

«Cosa?»

«Qualcosa di Lorenzo. Qualcosa che hai lasciato esattamente com'era.»

Lei guardò lentamente intorno alla stanza.

Poi il suo viso cambiò.

«La stufa.»

Antonio si voltò.

«Quale stufa?»

Elena indicò una vecchia stufa di ghisa nell'angolo della cucina.

«Non la uso mai. Era di Lorenzo.»

Vincenzo si avvicinò.

La stufa sembrava normale.

Vecchia.

Pesante.

La aprì.

Cenere antica.

Niente.

Elena scosse la testa.

«Forse mi sbagliavo.»

Vincenzo passò la mano sotto il bordo.

Sentì una vite.

Una soltanto.

Più nuova delle altre.

La svitò.

Una piccola piastra di metallo si staccò.

Dietro c'era uno spazio vuoto.

Elena trattenne il respiro.

Vincenzo infilò due dita.

Estrasse una chiavetta USB.

Nera.

Senza scritte.

Poi una busta.

Elena la prese.

Sopra c'era scritto il suo nome.

Lei non riuscì ad aprirla.

«Fallo tu.»

Vincenzo la guardò.

«È per te.»

«Non riesco.»

Lui gliela restituì.

«Devi.»

Elena respirò profondamente.

Aprì la busta.

Dentro c'era una lettera.

Poche righe.

La voce di Elena tremò mentre leggeva.

«Se stai leggendo questo, significa che non sono riuscito a tornare da te.»

Matteo comparve sulla porta insieme a Carlo.

Elena continuò.

«Ho fatto una cosa stupida. Ho creduto di poter fermare uomini più potenti di me.»

Le lacrime le riempirono gli occhi.

«Ma non potevo fingere di non aver visto.»

Vincenzo guardò Carlo.

L'uomo abbassò la testa.

Elena continuò.

«Nella chiavetta c'è tutto ciò che ho potuto copiare. Non consegnarla a nessuno della società. Non fidarti di Carlo, perché so che ha paura.»

Carlo chiuse gli occhi.

«Ma se Vincenzo Moretti verrà mai da te di persona, dagli una possibilità.»

Vincenzo si immobilizzò.

Elena smise di leggere.

Antonio lo guardò.

«Perché avrebbe scritto il tuo nome?»

Vincenzo non lo sapeva.

Elena riprese.

«Non credo che sappia cosa sta succedendo sotto il suo nome. Se lo scoprirà, dovrà scegliere che uomo vuole essere.»

Il silenzio dentro la baita diventò pesante.

Vincenzo fissò la lettera.

Lorenzo, un uomo che non aveva mai incontrato consapevolmente, aveva capito qualcosa di lui che nessuno nella sua stessa famiglia aveva voluto credere.

Che forse non era troppo tardi per scegliere.

Elena lesse l'ultima riga.

«Proteggi Matteo. Qualunque cosa accada, proteggi nostro figlio.»

Lei abbassò la lettera e iniziò a piangere in silenzio.

Matteo corse da lei.

Elena lo strinse.

Vincenzo si voltò.

Non voleva guardare.

Non perché non provasse nulla.

Perché provava troppo.

Antonio prese la chiavetta.

«Possiamo aprirla?»

Carlo intervenne.

«Non qui.»

Vincenzo lo guardò.

«Perché?»

«Se Lorenzo ha fatto quello che penso, i file sono cifrati.»

«E tu sai come aprirli.»

Carlo annuì.

Elena alzò lo sguardo.

«Allora fallo.»

Carlo esitò.

«Mi serve un computer collegato al sistema vecchio di Moretti Logistica.»

Vincenzo capì immediatamente.

«Milano.»

«Sì.»

Antonio scosse la testa.

«Marcello ci aspetterà.»

«Sicuramente.»

Vincenzo prese la chiavetta.

«Ma ora abbiamo qualcosa che lui non possiede.»

Un rumore arrivò dall'esterno.

Motore.

Tutti si immobilizzarono.

Antonio andò alla finestra.

«Auto.»

Vincenzo spense la lampada.

«Quante?»

Antonio guardò tra le tende strappate.

«Tre.»

Carlo impallidì.

«Marcello.»

Elena strinse Matteo.

Vincenzo guardò la porta posteriore.

«No.»

Antonio si voltò.

«Come fai a saperlo?»

Vincenzo ascoltò.

Nessun uomo che correva.

Nessun ordine.

Le auto si fermarono.

Poi qualcuno gridò dall'esterno.

«Vincenzo Moretti!»

Vincenzo riconobbe la voce.

Giorgio Serra.

Il capo della sua sicurezza.

Il traditore che aveva consegnato ad Antonio l'ora e il luogo dell'agguato.

Antonio sollevò la pistola.

«Lo uccido.»

Vincenzo lo fermò.

«No.»

«Ha cercato di farti ammazzare.»

«Proprio per questo deve parlare.»

Giorgio gridò di nuovo.

«Sappiamo che hai trovato la chiavetta.»

Elena impallidì.

Vincenzo guardò Carlo.

«Come possono saperlo?»

Carlo scosse la testa.

«Non possono.»

Poi Matteo parlò.

Piano.

Quasi vergognandosi.

«Mamma.»

Elena si voltò.

«Che c'è?»

Il bambino tirò fuori qualcosa dalla tasca.

Un piccolo dispositivo nero.

«L'uomo nel posto brutto me l'ha messo nella giacca.»

Vincenzo lo prese.

Un localizzatore.

Elena sbiancò.

Fuori, Giorgio gridò:

«Consegnaci la chiavetta e ce ne andiamo.»

Vincenzo guardò il dispositivo.

Poi sorrise.

Antonio lo fissò.

«Perché sorridi?»

Vincenzo spense il localizzatore.

«Perché Marcello ha appena commesso il primo errore che possiamo usare contro di lui.»

«Quale?»

Vincenzo guardò la chiavetta nella propria mano.

«Crede che sia ancora qui.»

Poi indicò la vecchia canna fumaria della stufa.

«E noi faremo in modo che continui a crederlo.»

Per la prima volta, non stavano più soltanto scappando dal piano di Marcello.

Stavano per costringerlo a seguire il loro.

Continua... Clicca sulla Parte 8 per continuare a leggere.

No comments yet