Laura rimase immobile davanti alla finestra mentre la voce del capo della sicurezza continuava a ronzarle nell'orecchio. «Dall'interno?» ripeté, quasi sperando di aver capito male.
«Sì. Abbiamo controllato il dispositivo. Non è collegato alla nostra rete, ma qualcuno ha usato una presa di corrente nascosta dietro il pannello del corridoio nord. È stato installato con una certa attenzione.»
Laura guardò verso la porta.
«Voglio sapere chi è entrato in questa villa negli ultimi sei mesi.»
«Lo avremo tra pochi minuti.»
Riattaccò, ma non ebbe il tempo di respirare. Un rumore provenne dal piano superiore.
Un passo.
Poi un altro.
Laura sollevò lentamente lo sguardo.
La villa avrebbe dovuto essere vuota.
Tutti gli uomini della Sentinel erano al piano terra o all'esterno.
«C'è qualcuno?» chiese.
Nessuna risposta.
Laura uscì dallo studio. Il corridoio era immerso nella penombra. La luce della luna entrava dalle finestre alte e disegnava strisce pallide sul pavimento. Per un momento pensò di chiamare la sicurezza, ma qualcosa la fermò.
Non voleva che qualcun altro entrasse nello studio di sua madre.
Salì le scale.
Ogni gradino scricchiolava sotto i suoi passi.
Quando raggiunse il piano superiore, vide una porta socchiusa.
Era la stanza degli ospiti.
Laura si avvicinò.
«Ryan?»
La porta si mosse leggermente.
Lei la spinse.
La stanza era vuota.
Ma il letto era stato spostato.
Laura aggrottò la fronte.
Sul pavimento, sotto il comodino, c'era una piccola custodia nera.
La raccolse.
Dentro trovò una scheda di memoria.
Il suo cuore accelerò.
Tornò immediatamente nello studio e chiamò il responsabile informatico della Sentinel. Dieci minuti dopo, la scheda era collegata a un computer isolato dalla rete.
Sul monitor apparvero decine di file.
Video.
Registrazioni.
Fotografie.
Laura ne aprì uno.
Era lei.
Seduta a tavola con Ryan.
Un altro mostrava sua madre mentre camminava lentamente nel giardino.
Un altro ancora mostrava Laura mentre firmava documenti tre anni prima.
Laura impallidì.
«Questa registrazione è di casa», disse.
Il tecnico annuì.
«Sì.»
«Ma non ricordo questa telecamera.»
«Perché probabilmente non l'hai mai vista.»
Laura aprì un altro file.
Questa volta comparve Ryan.
Era seduto nello studio di sua madre.
Di fronte a lui c'era un uomo anziano che Laura non riconobbe.
La registrazione non aveva audio, ma i gesti erano abbastanza chiari.
Ryan consegnò una busta.
L'uomo gli diede qualcosa.
Una chiave.
Laura mise in pausa il video.
Ingrandì l'immagine.
La chiave aveva una piccola targhetta metallica.
SCT-01.
«SCT...» mormorò.
Il tecnico la guardò.
«Vuoi che cerchi la sigla nei sistemi della Sentinel?»
«Sì. Ma senza collegarti ai database principali. Voglio sapere se qualcuno sta monitorando questa ricerca.»
Il tecnico annuì.
Laura tornò al video.
Ne aprì un altro.
Quello le fece più male.
Sua madre era seduta nello stesso studio. Aveva già l'aspetto fragile degli ultimi mesi. Ryan entrò nella stanza.
Sua madre lo guardò a lungo.
Poi gli disse qualcosa.
Questa volta l'audio funzionava.
La voce era debole, ma chiarissima.
«Se ami davvero mia figlia, vattene.»
Ryan rimase immobile.
«Non posso.»
«Puoi.»
«Non capisci cosa succederebbe.»
Sua madre abbassò gli occhi.
«Lo capisco fin troppo bene.»
Il video terminava lì.
Laura sentì gli occhi riempirsi di lacrime.
Aveva passato gli ultimi giorni pensando che sua madre fosse morta senza sapere quanto fosse crudele Ryan.
Invece lo sapeva.
Lo conosceva.
E forse lo temeva.
Il tecnico interruppe il silenzio.
«Laura.»
Lei si voltò.
«Abbiamo trovato SCT.»
«Dove?»
«Non è una società.»
Laura aspettò.
«È un codice interno utilizzato da una vecchia divisione della Sentinel.»
Laura rimase senza parole.
«Quale divisione?»
Il tecnico esitò.
«Quella che tuo padre chiuse sette anni fa.»
Il mondo sembrò fermarsi.
La divisione di cui suo padre non aveva mai voluto parlarle.
Quella che, secondo lui, era stata sciolta dopo un grave errore.
Laura si sedette.
«Chi la dirigeva?»
Il tecnico abbassò lo sguardo sul monitor.
«Formalmente, tuo padre.»
Laura sentì un brivido attraversarle la schiena.
«Formalmente?»
«Sì. Ma nei registri interni c'è un secondo nome.»
Il tecnico ingrandì il documento.
Laura si avvicinò.
Il nome comparve lentamente sullo schermo.
Matteo Conti.
Suo padre.
Laura scosse la testa.
«Non può essere.»
«C'è una cosa ancora più strana.»
«Cosa?»
Il tecnico aprì un'altra schermata.
«Questa divisione non fu chiusa sette anni fa.»
Laura guardò lo schermo.
L'ultima attività registrata risaliva a tre giorni prima.
Tre giorni.
Il giorno prima della morte di sua madre.
Laura sentì il respiro spezzarsi.
«Chi ha effettuato l'accesso?»
Il tecnico digitò rapidamente.
Poi smise.
«Laura...»
«Dimmi.»
«L'accesso è stato autorizzato usando una delle credenziali originali di tuo padre.»
Laura rimase immobile.
«Ma mio padre è morto sette anni fa.»
«Lo so.»
In quel momento il suo telefono vibrò.
Numero sconosciuto.
Un solo messaggio.
Adesso sai perché tua madre non voleva che scoprissi la verità.
Laura fissò lo schermo.
Poi arrivò un secondo messaggio.
E adesso sai anche perché Ryan non poteva semplicemente andarsene.
Laura non riuscì nemmeno a rispondere.
Perché proprio mentre leggeva quelle parole, il sistema di sicurezza della villa emise un segnale acustico.
Una porta era stata aperta.
Non al piano superiore.
Non all'ingresso.
Da qualche parte sotto la villa.
Il tecnico guardò Laura.
«Direttrice... sotto questa proprietà c'è un livello che non compare nelle nostre planimetrie.»







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