Laura fissò il tablet senza riuscire a pronunciare una parola. La notte intorno alla tomba di suo padre sembrò improvvisamente diventare più fredda. Qualcuno aveva appena utilizzato le credenziali di Matteo Conti per accedere alla stanza segreta sotto la villa, proprio mentre lei aveva ricevuto la telefonata di Sofia.
«Quanto tempo fa?» chiese.
«Meno di un minuto.»
Laura si voltò verso il cancello del cimitero.
«Riportatemi alla villa.»
La berlina partì prima ancora che lei avesse finito di parlare. Durante il viaggio, Laura rimase in silenzio, con il telefono stretto nella mano. Continuava a ripensare alle parole di Sofia.
La prova che Matteo è vivo.
Non poteva essere vero.
Aveva visto il funerale di suo padre. Aveva visto la bara. Aveva visto sua madre spezzarsi davanti a quella tomba. Aveva trascorso sette anni credendo che il dolore che portava dentro fosse il prezzo di una perdita irreversibile.
E adesso qualcuno le stava dicendo che forse tutto era stato una messinscena.
«Direttrice», disse il capo della sicurezza dal sedile anteriore, «abbiamo appena perso il segnale della stanza SCT.»
Laura sollevò lo sguardo.
«Cosa significa?»
«Qualcuno ha disattivato il sistema dall'interno.»
«Quanto manca alla villa?»
«Dodici minuti.»
Laura guardò fuori dal finestrino.
«Troppi.»
Quando finalmente raggiunsero la proprietà, tutti i cancelli erano ancora chiusi. Le guardie erano posizionate lungo il perimetro. Nessun veicolo risultava entrato.
Eppure la stanza segreta era stata aperta.
Laura scese dalla berlina e attraversò rapidamente la villa. Gli uomini della Sentinel la seguirono fino alla cantina. Il pannello dietro la credenza era ancora aperto.
«Nessuno entra senza di me.»
Scesero.
La stanza SCT era completamente buia.
Il tecnico riaccese il sistema.
Uno schermo dopo l'altro tornò alla vita.
La maggior parte dei file era stata cancellata.
«Hanno eliminato tutto», disse il tecnico.
Laura si avvicinò al computer centrale.
«Non tutto.»
Sul monitor c'era un unico file.
SCT-01_FINAL.
La data di modifica era quella stessa sera.
Laura cliccò.
Comparve una registrazione.
All'inizio si vedeva soltanto una stanza scarsamente illuminata. Poi apparve una figura maschile.
Laura portò una mano alla bocca.
L'uomo era di spalle.
Capelli grigi.
Una giacca scura.
Il modo in cui teneva le spalle.
Il modo in cui inclinava leggermente la testa.
Laura conosceva quella postura.
«No...»
Il video continuò.
L'uomo si voltò lentamente verso la telecamera.
Laura smise di respirare.
Era Matteo.
Suo padre.
Più anziano, con il volto segnato e una cicatrice sottile vicino all'occhio, ma era lui.
Il tecnico fece un passo indietro.
«È impossibile.»
Laura non rispose.
Sul video Matteo guardava direttamente nell'obiettivo.
«Se Laura sta vedendo questo messaggio, significa che Elena è morta.»
Laura sentì le gambe cedere.
Si aggrappò al tavolo.
La voce di suo padre continuò.
«Mi dispiace, figlia mia.»
Laura chiuse gli occhi.
Erano sette anni che non sentiva quella voce.
«Tua madre ha cercato di proteggerti. Io ho cercato di tenerti lontana da tutto questo. Ma abbiamo fallito entrambi.»
Laura riaprì gli occhi.
«Ryan non è il responsabile. È una pedina. Non fidarti di lui, ma non credere nemmeno che sia il tuo nemico principale.»
Sul video Matteo fece una pausa.
«La persona che ha controllato SCT negli ultimi anni è qualcuno che conosci molto bene.»
Lo schermo tremò.
Poi Matteo aggiunse:
«E quella persona ha ordinato la mia morte.»
Il video si interruppe.
Laura rimase immobile.
«Chi?» sussurrò.
Il tecnico cercò di recuperare il file originale.
«Aspetta. C'è ancora un frammento.»
Lo schermo si riaccese per pochi secondi.
Matteo apparve nuovamente.
«Laura, se vuoi sapere chi è stato, cerca nel caveau personale di tua madre. Non cercare la combinazione nei suoi documenti. La combinazione è legata a qualcosa che lei ti ha dato quando eri bambina.»
Poi la registrazione terminò.
Laura pensò immediatamente alla sua infanzia.
Una bambola?
Un gioiello?
Una fotografia?
Poi ricordò qualcosa.
Il piccolo medaglione d'argento che sua madre le aveva regalato per il suo decimo compleanno.
Lo aveva sempre tenuto nella scatola dei ricordi.
«Portatemi nello studio.»
Corse al piano superiore.
Aprì il vecchio armadio e tirò fuori una scatola impolverata. Il medaglione era lì.
Laura lo aprì.
All'interno non c'era più la fotografia che ricordava.
C'era una minuscola sequenza di numeri incisa sul metallo.
«Mamma...» sussurrò.
Il capo della sicurezza la guardò.
«È la combinazione?»
Laura annuì.
Ma prima che potesse muoversi, il telefono vibrò.
Un messaggio da Ryan.
Laura, devi ascoltarmi. Ho scoperto chi sta cercando di ucciderti.
Un secondo messaggio arrivò subito dopo.
Ma se apri il caveau di tua madre, quella persona saprà che hai trovato la verità.
Laura fissò lo schermo.
Poi arrivò un'ultima frase.
E sarà la prima volta che verrà personalmente a prenderti.
Laura sollevò lentamente gli occhi verso il corridoio.
Dall'altra parte della porta dello studio, qualcuno aveva appena fermato i propri passi.







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