Per alcuni secondi non riuscii a parlare. Guardai Matteo dall'altra parte della cucina. Aveva capito dalla mia espressione che qualcosa non andava e si era già alzato dalla sedia.
«Chi è?» domandai.
Dall'altra parte ci fu un breve silenzio.
«Mi chiamo Lorenzo Ferretti. Ho lavorato con suo padre.»
Il cognome non mi diceva nulla.
«Dov'è mia madre?»
«Sta bene. È qui con me.»
«Me la passi.»
Sentii un fruscio, poi la voce di mia madre.
«Chiara.»
«Mamma, dove sei?»
«A casa.»
«E chi diavolo è Lorenzo Ferretti?»
La pausa fu sufficiente.
«Vieni qui», disse. «È ora che tu sappia tutto quello che posso raccontarti.»
Trenta minuti dopo io e Matteo eravamo davanti alla casa in cui ero cresciuta. Nel soggiorno trovammo mia madre seduta accanto a un uomo sulla settantina, magro, capelli bianchi e una vecchia valigetta di cuoio appoggiata ai piedi.
Quando entrai, l'uomo si alzò.
«Lei assomiglia moltissimo a Vittorio.»
Non ricambiai il sorriso.
«Riccardo sostiene che mio padre non sia morto per cause naturali.»
Mia madre chiuse gli occhi.
Fu Lorenzo a rispondere.
«Non possiamo dimostrare che sia stato ucciso.»
Quelle parole mi gelarono.
«Non è quello che ho chiesto.»
«Perché la verità è più complicata.»
Lorenzo aprì la valigetta. Tirò fuori alcune fotografie, vecchi rapporti e un piccolo quaderno dalla copertina nera.
Mi spiegò che lui e mio padre avevano lavorato insieme agli inizi della Balestri Tecnologie Industriali. Aurora non era un singolo prodotto. Era un sistema sviluppato per ottimizzare i consumi energetici negli impianti industriali. Mio padre aveva intuito che avrebbe potuto cambiare radicalmente il valore dell'azienda.
«Perché fu cancellato?»
«Ufficialmente perché troppo costoso.»
«E in realtà?»
Lorenzo mi guardò.
«Vittorio scoprì che alcuni dirigenti stavano utilizzando società esterne per gonfiare le spese di sviluppo e spostare denaro.»
Matteo si avvicinò al tavolo.
«Frode.»
«Probabilmente.»
«Probabilmente?»
«Non riuscimmo mai a completare la verifica.»
Lorenzo aprì il quaderno. C'erano colonne di numeri, nomi di società e date.
Una di quelle società mi fece fermare.
**RM Consulting.**
Le iniziali di Riccardo.
«Era sua?» chiesi.
«No. Non allora.»
«Cosa significa?»
Lorenzo indicò una data.
«RM Consulting venne costituita sei mesi prima della morte di suo padre. Il proprietario risultava un prestanome. Tre anni dopo fu acquistata da Riccardo Moretti.»
Sentii salire la rabbia.
«Quindi Riccardo era coinvolto.»
«Non ho detto questo.»
«Ma mio padre sospettava di lui?»
Mia madre intervenne.
«Sì.»
La guardai.
Quella singola parola mi ferì più di tutte le altre.
«E tu lo sapevi.»
«Tuo padre venne da me due settimane prima di morire. Disse che aveva scoperto qualcosa che coinvolgeva persone vicine alla famiglia.»
«Perché non me l'hai detto?»
«Eri incinta di sette mesi. Avevi già rischiato di perdere Matteo due volte.»
«Non avevi il diritto di decidere cosa potevo sapere.»
«Lo so.»
Per la prima volta vidi mia madre piangere.
«Ma dopo la morte di tuo padre, Riccardo mi disse una cosa.»
«Cosa?»
Lei strinse le mani.
«Mi disse: “Vittorio avrebbe dovuto imparare quando fermarsi”.»
La stanza sembrò restringersi.
Matteo mi prese il braccio.
«Mamma.»
Non mi ero accorta di tremare.
Lorenzo ci mostrò l'ultima pagina del quaderno. Mancava un foglio: era stato strappato con cura.
«Vittorio teneva qui l'elenco completo delle transazioni.»
«Dov'è?»
«Non lo sappiamo.»
Poi Lorenzo guardò Matteo.
«Ma sappiamo cosa fece il giorno prima di morire. Copiò tutti i dati di Aurora su un dispositivo e disse che li avrebbe messi dove nessuno dell'azienda avrebbe pensato di cercare.»
Matteo aggrottò la fronte.
«Dove?»
«Non volle dirmelo.»
Rimanemmo da mia madre fino a sera. Prima di andarcene, Lorenzo mi consegnò il quaderno.
«Vittorio avrebbe voluto che lo avesse lei.»
A casa Matteo passò quasi un'ora a sfogliarlo.
Io, invece, continuavo a pensare a Riccardo.
Alle sue parole davanti alla porta.
*Non cercate Aurora.*
Se fosse stato responsabile della morte di mio padre, perché avvertirci?
La risposta arrivò il giorno successivo.
Riccardo mi telefonò.
«Devo vederti.»
«Non abbiamo niente da dirci.»
«Giulia non sa che sono venuto da voi.»
Mi fermai.
«E questo dovrebbe interessarmi?»
«Sì, perché credi che io sia la persona da cui devi proteggere Matteo.»
«Mi hai dato ottime ragioni per crederlo.»
«Quindici anni fa ero un uomo disgustoso. Ho tradito mia moglie, abbandonato mio figlio e cercato di ottenere l'affidamento per interesse. Non ti chiederò di perdonarmi.»
Non avevo mai sentito Riccardo ammettere una colpa.
«Ma?» domandai.
«Ma non ho ucciso Vittorio.»
«Non ho detto che l'hai fatto.»
«L'hai pensato.»
Silenzio.
Poi pronunciò una frase che cambiò nuovamente tutto.
«Vittorio mi aveva chiesto di aiutarlo.»
Ci incontrammo in un bar lontano dal centro. Riccardo arrivò senza cravatta, guardandosi alle spalle prima di sedersi.
«Tuo padre aveva scoperto il sistema delle fatture false. Mi chiese di controllare alcuni movimenti perché lavoravo nel settore finanziario.»
«RM Consulting.»
Riccardo annuì.
«Era una delle società che stavamo seguendo. Anni dopo la comprai perché volevo accedere ai suoi archivi.»
«E hai trovato qualcosa?»
«Abbastanza da capire che Vittorio aveva ragione.»
«Chi c'era dietro?»
Riccardo mi fissò.
«Non lo so con certezza.»
«Stai mentendo.»
«No. Ma conosco una persona che sa molto più di quanto abbia mai ammesso.»
Pensai immediatamente a Giulia.
Riccardo scosse la testa prima ancora che pronunciassi il nome.
«Giulia aveva diciotto anni. Non sapeva nulla allora.»
«E adesso?»
«Adesso sa abbastanza da essere pericolosa.»
Mi raccontò che il nostro matrimonio era già in crisi quando aveva conosciuto Giulia. Non cercò di giustificarsi. Disse soltanto che dopo la morte di mio padre aveva avuto paura e aveva scelto la via più vile: scappare da tutto. La richiesta di affidamento, invece, era stata davvero motivata dall'eredità.
«Volevo controllare le quote di Matteo.»
Mi alzai.
«Sei disgustoso.»
«Lo so.»
La semplicità della risposta mi fermò.
Riccardo infilò una mano nella giacca e posò sul tavolo una piccola chiave d'ottone.
«Tuo padre me la diede la sera prima di morire.»
La fissai.
Sul bordo era inciso un numero: 317.
«Non ho mai scoperto cosa aprisse.»
«Perché me la dai adesso?»
«Perché ieri Giulia ha chiesto al consiglio di convocare un'assemblea straordinaria esattamente il giorno dopo il sedicesimo compleanno di Matteo.»
«Per fare cosa?»
Riccardo mi guardò negli occhi.
«Vendere l'azienda.»
Sentii lo stomaco stringersi.
«Matteo può impedirlo?»
«Con i diritti di voto di Vittorio, sì.»
«Ecco perché stanno contestando il testamento.»
«Non soltanto.»
Riccardo si chinò verso di me.
«Se Matteo accetta quelle quote, eredita anche la responsabilità di decidere cosa fare di Aurora. E qualcuno ha passato quindici anni cercando di assicurarsi che quel progetto non riemerga.»
Quando tornai a casa, Matteo prese la chiave e la osservò sotto la lampada.
«Trecentodiciassette», mormorò.
Poi improvvisamente corse in camera.
Tornò con la lettera di mio padre.
«Guarda.»
Nell'ultima pagina, accanto alla firma, c'era una frase che avevamo scambiato per un semplice ricordo affettuoso:
*Le cose più importanti, Matteo, a volte aspettano in silenzio dove iniziano tutti i viaggi.*
Matteo mi guardò.
«Stazione.»
Il mattino seguente andammo a Roma Termini.
Esistevano ancora alcuni vecchi armadietti di deposito trasferiti anni prima in un'area archivio gestita da una società privata. Dopo ore di domande e documenti, trovammo il riferimento.
Armadietto 317.
La chiave entrò nella serratura.
Dentro non c'erano soldi né documenti.
C'era soltanto una piccola scatola metallica.
Matteo la aprì.
Conteneva una vecchia chiavetta USB e una fotografia.
Presi la fotografia per prima.
Mio padre era davanti a un edificio industriale insieme a tre uomini.
Riconobbi Lorenzo.
Riconobbi Riccardo.
Ma fu il terzo uomo a farmi smettere di respirare.
Sul retro della fotografia mio padre aveva scritto un nome.
**Alberto Conti.**
Matteo prese il telefono e cercò quel nome.
Il risultato apparve immediatamente.
Alberto Conti era l'attuale presidente di Balestri Tecnologie Industriali.
E sotto la sua fotografia compariva un'altra informazione.
Era il padre di Giulia.







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