Matteo rimase con il telefono in mano e lo sguardo fisso sullo schermo.
«Quindi Giulia non ha incontrato papà per caso.»
Non risposi subito. Era la stessa conclusione a cui ero arrivata, ma pronunciarla significava trasformare un sospetto in qualcosa di molto più concreto.
«Non lo sappiamo», dissi infine.
Matteo indicò la fotografia.
«Suo padre lavorava con il nonno. Lei ha conosciuto papà proprio quando il nonno è morto. Adesso entrambi lavorano nella società e cercano di annullare il mio testamento. Quante coincidenze servono prima che smettano di essere coincidenze?»
Aveva quindici anni, ma in quel momento ragionava con una lucidità che mi spaventò.
Presi la chiavetta USB.
«Prima scopriamo cosa c'è qui.»
A casa collegammo il dispositivo a un vecchio portatile che Matteo usava per programmare. Comparvero diverse cartelle: fatture, contratti, relazioni tecniche e una directory chiamata AURORA.
Matteo fece clic.
Password richiesta.
Provammo date, nomi, il compleanno di mio padre. Niente.
Poi Matteo prese la lettera di Vittorio.
«Il nonno sapeva che un giorno sarei stato io ad aprirla.»
Rilesse lentamente le righe.
*Le cose più importanti aspettano in silenzio dove iniziano tutti i viaggi.*
«Quella era la chiave dell'armadietto», dissi.
«Forse ha lasciato anche la password.»
Continuò a leggere finché si fermò sulla frase che mi aveva già colpita nello studio del notaio.
*Non fidarti mai di chi scoprirà il tuo valore soltanto quando potrà ricavarne qualcosa.*
Matteo digitò una parola.
**VALORE.**
Accesso consentito.
Ci guardammo.
Dentro Aurora c'erano centinaia di file.
Matteo aprì un foglio di calcolo. Comparvero trasferimenti di denaro verso società che non conoscevo. Alcune coincidevano con i nomi annotati nel quaderno di Lorenzo.
«Mamma, guarda le date.»
Molti pagamenti erano stati effettuati nelle settimane precedenti la morte di mio padre.
Poi trovammo un file audio.
La registrazione era disturbata. Per alcuni secondi sentimmo soltanto fruscii.
Poi arrivò la voce di mio padre.
Mi coprii la bocca.
Non la sentivo da quindici anni.
«Alberto, questi numeri non possono essere spiegati come errori contabili.»
Una seconda voce rispose.
«Vittorio, stai facendo accuse molto serie.»
Alberto Conti.
«Sono spariti quasi due milioni.»
«Abbassa la voce.»
«No. Lunedì consegnerò tutto al consiglio.»
Seguì un rumore.
Poi Alberto disse qualcosa che mi fece gelare.
«Pensa a Chiara. È incinta. Vuoi davvero trascinare tua figlia dentro questo scandalo?»
La registrazione terminava lì.
Matteo era pallido.
«Questo dimostra che Conti sapeva.»
«Dimostra che discutevano.»
«E che il nonno aveva scoperto il denaro.»
Non volevo che mio figlio diventasse un investigatore della morte di suo nonno. Non volevo che la sua adolescenza venisse inghiottita dagli errori degli adulti.
«Basta per oggi.»
«Mamma—»
«Ho detto basta.»
Matteo chiuse il computer.
Quella sera chiamai Lorenzo.
Quando gli parlai della registrazione, rimase in silenzio.
«Non consegni niente all'azienda», disse.
«Pensavo alla polizia.»
«Prima fate delle copie.»
«Perché?»
«Perché quindici anni fa una parte della documentazione di Vittorio sparì entro quarantotto ore dalla sua morte.»
La mattina seguente copiammo tutto.
Poi accadde qualcosa che nessuno aveva previsto.
Matteo ricevette una telefonata dalla commissione nazionale del concorso scientifico.
Il suo progetto era arrivato tra i tre finalisti.
La premiazione si sarebbe svolta a Roma davanti a rappresentanti universitari, giornalisti e sponsor industriali.
Uno degli sponsor principali era Balestri Tecnologie Industriali.
Quando lessi il programma online, sentii un brivido.
Il premio sarebbe stato consegnato personalmente da Alberto Conti.
«Non ci vai», dissi.
Matteo mi guardò incredulo.
«Ho lavorato otto mesi per arrivarci.»
«Conti sarà lì.»
«Meglio.»
«Matteo, questa non è una partita.»
«Lo so.»
Si avvicinò.
«Per tutta la vita tu hai cercato di impedire che quello che ha fatto papà decidesse chi sarei diventato. Se adesso rinuncio alla cosa più importante che abbia mai fatto perché ho paura di loro, allora hanno deciso comunque.»
Non trovai una risposta.
Tre giorni dopo entrammo nell'auditorium.
C'erano quasi cinquecento persone.
Matteo indossava la toga prevista per i giovani finalisti. Quando lo vidi sistemarsi il colletto davanti allo specchio, ricordai improvvisamente il neonato avvolto nella copertina azzurra.
Una donna vecchia.
Un bambino che non avrebbe fatto strada.
Dovetti voltarmi per nascondere le lacrime.
Poi vidi Riccardo.
Era seduto alcune file più avanti.
Accanto a lui c'era Giulia.
Non sembrava più la ragazzina che ricordavo. Aveva trentatré anni, un elegante tailleur scuro e un'espressione tesa.
Riccardo incrociò il mio sguardo.
Non sorrise.
Giulia invece guardò Matteo.
E per la prima volta vidi paura nei suoi occhi.
La cerimonia cominciò.
Il terzo premio fu assegnato.
Poi il secondo.
Quando il presentatore aprì l'ultima busta, il mio cuore cominciò a battere così forte che quasi non sentii il nome.
«Il primo premio nazionale va a Matteo Moretti Balestri.»
L'auditorium esplose in un applauso.
Matteo rimase immobile per un istante.
Poi salì sul palco.
Alberto Conti gli porse la mano.
«Congratulazioni, ragazzo.»
Matteo la strinse.
«Grazie. Conosceva mio nonno Vittorio, vero?»
Il sorriso di Conti si irrigidì.
«Certamente.»
Matteo non aggiunse altro.
Ricevette il premio.
Poi il presentatore gli porse il microfono.
«Matteo, hai due minuti per dirci cosa ti ha ispirato.»
Guardai mio figlio.
Lui guardò me.
Poi guardò Riccardo.
Per un secondo temetti che raccontasse tutto.
Invece parlò del lavoro, di mia madre, dei sacrifici, degli insegnanti che avevano creduto in lui.
Infine disse:
«Questo premio è dedicato a mia madre, Chiara, che mi ha insegnato che il valore di una persona non viene deciso da chi la abbandona.»
Nell'auditorium calò un silenzio improvviso.
Riccardo abbassò gli occhi.
Io piansi.
Pensavo che quello fosse il momento promesso quindici anni prima.
Mi sbagliavo.
Perché la vera cerimonia sarebbe arrivata l'anno successivo.
Quella sera, tornando a casa, Matteo trovò un messaggio sul telefono.
Numero sconosciuto.
**Hai trovato Aurora. Tuo nonno aveva ragione, ma manca il file più importante. Se vuoi sapere cosa è successo davvero la notte in cui è morto, chiedi a tua madre dove si trovava Riccardo alle 22:47.**
Matteo mi mostrò lo schermo.
«Mamma?»
Sentii il sangue abbandonarmi il viso.
Perché quella notte, alle 22:47, Riccardo non era accanto a me.
E dopo quindici anni ricordai finalmente dove mi aveva detto di essere.







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